Un libro per scrivere bene in dialetto: presentato "Il prontuario ortografico piacentino"

A Palazzo Galli è stato presentato "Un libro par léss e scriv bein al piasintein" anche con il computer e lo smartphone

Il prontuario ortografico piacentino

Nella rappresentazione grafica

delle nostre parole dialettali

ha sempre regnato una specie di anarchia,

tanto che sarebbe ormai tempo

che una Crusca piacentina

s'incaricasse di dettar leggi all 'uopo.

                     Leopoldo Cerri, 1910

L'auspicio del Cerri ha trovato compimento nel "Prontuario Ortografico Piacentino par léss e scriv bein al piasintein", guida utile per scrivere coerentemente i dialetti di Piacenza e provincia, redatta da Luigi Paraboschi e Andrea Bergonzi con la collaborazione della Famiglia Piasinteina.  Tra le peculiarità anche la guida all'inserimento dei caratteri speciali nella scrittura su computer e smartphone.

Il prontuario ortografico piacentino-4Il libro e gli autori sono stati protagonisti degli stati generali dei dialetti, svolti nel pomeriggio del 5 e 6 febbraio a Palazzo Galli a iniziativa dell'Istituto bancario, a vent'anni dalla morte di monsignor Guido Tammi (scomparso nel luglio '95).  Nelle prolusioni alle giornate di studio l'avvocato Corrado Sforza Fogliani, presidente d'Onore della Banca di Piacenza, ha tra l'altro ricordato le precedenti fortunate pubblicazioni edite dalla "Banca" che costituiscono una vera e propria enciclopedia di piacentinità: il vocabolario di Lorenzo Foresti nel 1836, una fortunata pubblicazione che ebbe più edizioni (quella del 1883 è stata riprodotta tal quale dalla Banca nel 1981), poi, il grande vocabolario di Guido Tammi, costato più di vent'anni di lavoro, edito nel 1998, ormai introvabile se non nelle case dei piacentini oltre che nelle maggiori istituzioni specializzate, il vocabolario italiano piacentino redatto da Graziella Riccardi Bandera nel 2005 e ora la Banca presieduta da Luciano Gobbi ha edito il fondamentale "Prontuario" di Paraboschi e Bergonzi: 184 pagine di studi che propongono un'ortografia piacentina unificata, altro tassello al mosaico di valori della nostra terra.  

Tra i problemi che maggiormente affliggono lo scrittore di testi in dialetto, scrivono gli autori nelle pagine introduttive, vi è quello dell'ortografia migliore da adoperarsi per evitare ambiguità ed incomprensioni con chi leggerà lo scritto che sta producendo. In tal senso a Piacenza, e in tutta la provincia, ha sempre regnato una certa "anarchia ortografica", dal momento che nella lunga storia dialettale piacentina non vi è mai stata la pubblicazione di un documento chiaro, univoco e preciso in cui venissero date delle linee guida per un'omologata, coerente e soprattutto condivisa scrittura dei dialetti piacentini.

Il prontuario ortografico piacentino-3Da questo "caos primordiale" capita spesso di sfogliare i quotidiani locali e trovarvi pubblicate poesie scritte in dialetto piacentino (tanto della città come della provincia), capita di cimentarsi nella loro lettura, ma a un certo punto vedersi costretti a rinunciare non per la difficoltà nell'interpretazione del contenuto metricamente elaborato, ma perché il pur semplice concetto è mascherato sotto un'ortografia più o meno singolare che l'autore ha adoperato per la stesura del suo componimento. Situazione analoga si riscontra nei dizionari realizzati nella nostra provincia sui dialetti della città e del cosiddetto "contado": tutti utilizzano una grafia propria per la stesura dei lemmi, con notevoli difficoltà legate alla scarsa comparabilità tra i testi, unitamente all'impossibilità di armonizzazione tra le parlate. Ortografie diverse richiedono, infatti, lo studio di sistemi grafici diversi con un notevole dispendio di tempo ed energie da parte del lettore che, su ogni testo, deve compiere uno sforzo non indifferente di memoria e capacità di conversione per ricondurre al medesimo suono differenti realizzazioni grafiche.

Partendo dalla osservazione  che non esiste un'ortografia giusta in senso assoluto, Paraboschi e Bergonzi propongono un'ortografia comune che consenta di comprendere i testi dialettali scritti da Piacenza a Castel San Giovanni, da Caorso ad Ottone e così via. Le regole contenute nel nostro testo, hanno più volte precisato gli autori anche nel corso delle conversazioni a Palazzo Galli - ricche di riferimenti storici (l’origine del nostro dialetto è l’anno 218 a.C.), di richiami a testi e studiosi del passato, di spiegazioni sulle scelte operate, di aneddoti e di comparazioni ortografiche e fonetiche – lasciano ognuno libero di scrivere come meglio crede, ma nel momento in cui abbia l'intenzione di farsi leggere da terzi, è opportuno si attenga ad un codice di scrittura che garantisca la mutua comprensione tra lettori di origini diverse.

Il prontuario ortografico piacentino-3Gli "Stati generali dei dialetti" sono stati conclusi da alcune gustose canzoni dialettali interpretate con consueta bravura e brio da Marilena Massarini risultate particolarmente gradite dal pubblico che ha gremito la platea di Sala Panini.

In controcopertina:

G'arò da less astu librein ...

poch par vota e lessal bein,

an sa sà mai che, pian pianein,

impar a scriv in piasintein!

Il prontuario ortografico piacentino-3

Il prontuario ortografico piacentino-3

Il prontuario ortografico piacentino-3

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