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Un nuovo decreto o un emendamento per la deroga agli spostamenti tra comuni a Natale e Capodanno

Il premier Conte apre alla possibilità di consentire il movimento tra piccoli municipi o su base provinciale. Ma i tempi potrebbero non bastare per l'entrata in vigore prima delle festività

Il divieto di spostamento il 25 e il 26 dicembre e il primo gennaio deciso dal governo con il decreto legge 2 dicembre n. 158 e con il Dpcm 3 dicembre avrà una deroga per i comuni più piccoli in base ai chilometri o ai confini provinciali, oppure sarà limitato ai municipi con un certo numero di abitanti. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte non ha però ancora deciso quale strumento legislativo verrà utilizzato per introdurre la deroga anche se ieri si è sbilanciato sulla possibilità che sia il Parlamento a modificare il decreto legge in via di conversione. Ma i tempi per un'operazione del genere sono molto stretti. Anzi, secondo alcuni non ci sono proprio.

La deroga agli spostamenti tra comuni a Natale e Capodanno

La deroga agli spostamenti tra i comuni potrebbe essere concessa in base ai chilometri da percorrere all'interno di un raggio che comprende il proprio municipio oppure con una limitazione su base provinciale. Il premier si è convinto anche in base al parere del Comitato Tecnico Scientifico, che prima del Dpmc 3 dicembre aveva già sottolineato la possibilità di concedere dereghe in base alle dimensioni dei comuni. Ma c'è un problema tecnico da non sottovalutare: per rendere valide le deroghe è necessario che queste vengano pubblicate nella Gazzetta Ufficiale entro il 24 dicembre, ovvero tra dodici giorni. E le modifiche dovranno essere approvate dai due rami del parlamento. Ecco perché gli strumenti a disposizione sono relativamente pochi: 

  • un emendamento al decreto ristori o a un altro provvedimento già all'esame delle camere; 
  • una modifica al decreto legge 2 dicembre n. 158 che però dovrebbe essere portato alla Camera e approvato entro il 18 dicembre lasciando così al Senato la possibilità di votarlo nella settimana successiva; 
  • un altro decreto legge che modifichi il primo e che il governo dovrebbe emanare con l'accordo dell'opposizione: in questo caso i tempi ci sono ma si tratterebbe dell'esatto contrario rispetto a quello che ha detto Conte ieri. 

Qui però iniziano i problemi. Nella mozione unitaria che ha presentato al Senato e che la presidente di Palazzo Madama Elisabetta Casellati vuole discutere la prossima settimana il centrodestra ha chiesto di eliminare tutti i divieti di spostamento tra i comuni in tutte le date (Natale, Santo Stefano e Capodanno). Approvare una deroga di queste proporzioni farebbe scoppiare un caso all'interno del consiglio dei ministri (dove il ministro della Salute Roberto Speranza è contrario all'introduzione di qualsiasi deroga, così come quello degli Affari Regionali Francesco Boccia e il Partito Democratico) che nella stessa maggioranza (già oggi potrebbe essere convocata una riunione dei capigruppo per discutere della norma).

Il Corriere della Sera scrive che Conte pensa invece di introdurre la deroga solo per i "comuni più piccoli per consentire una circolazione in un raggio chilometrico contenuto", ovvero soltanto per i centri con meno di 5000 abitanti: "Sul tavolo rimane l’ipotesi di consentire solo gli spostamenti tra comuni limitrofi oppure in ambito provinciale. Qualcuno ha addirittura pensato di limitarsi al 25 dicembre, ma sembra una strada non percorribile" perché questo favorirebbe il traffico e, di conseguenza, gli assembramenti. 

Un nuovo decreto o un emendamento per la deroga agli spostamenti tra comuni a Natale e Capodanno?

La parola chiave però è "responsabilità". E ieri Conte l'ha pronunciata a più riprese: "Se, assumendosene tutta la responsabilità, vuole introdurre qualche eccezione ai divieti di spostamento tra i comuni che scatteranno in alcuni giorni ci confronteremo anche con gli altri capi delegazione e ritorneremo su questo punto. Ma ovviamente il Parlamento è sovrano". Il premier vuole mantenere il divieto di spostamento e concedere deroghe, ovvero non vuole accettare quello che ha proposto il centrodestra. Secondo Repubblica Conte vuole evitare di finire in Aula perché si rischierebbe uno show contro il governo (che già vive grossi problemi nel suo rapporto con Italia Viva e presterebbe il fianco a ulteriori critiche) ma allora le strade percorribili sono soltanto tre, anzi due: 

  • intervenire solo per i comuni più piccoli ed entro un raggio d'azione ben delineato;
  • emanare un nuovo decreto legge che abroghi il precedente; 
  • pubblicare una Faq sul sito del governo che estenda le possibilità di movimento (una via che sarebbe comunque discutibile dal punto di vista legale visto che le risorse internet di Palazzo Chigi non sono uno strumento legislativo...).

La quarta ipotesi potrebbe essere quella di modificare il Decreto Legge in una nuova forma con le deroghe ai divieti di spostamento e farlo approvare rapidamente (con gli strumenti a disposizione) dalle due camere. Ma anche qui si rischierebbe tantissimo di prestare il fianco all'opposizione. Lunedì la maggioranza presenterà la propria mozione a palazzo Madama, l'intenzione al Senato di dem e Iv è andare avanti, ma il percorso non è agevole. Non si esclude che l'exit strategy possa essere quella delle indicazioni che il governo fornisce riguardo agli stati di necessità, ovvero alle deroghe possibili durante le feste natalizie. 

L'agenzia di stampa Ansa scrive che è molto probabile che si possa arrivare ad una soluzione entro mercoledì 16. Quel giorno la presidente del Senato ha infatti calendarizzato la mozione delle opposizioni proprio sul decreto, sbloccando così i lavori delle commissioni Bilancio e Finanze del Senato sul pacchetto Ristori che erano stati rinviati per l'ostruzionismo delle opposizioni, che chiedevano come contropartita  di poter accelerare i tempi del confronto sui divieti per Natale.

Ma Il Messaggero invece riporta le parole di un capogruppo della maggioranza (anonimo), il quale sostiene che l'invito del premier sia semplicemente inattuabile: "Il decreto con le misure restrittive per le Feste non è neppure calendarizzato e non c’è tempo per modificarlo: ci sono da approvare, prima di Natale, la legge di Bilancio e il decreto Ristori. In più servirebbe anche il sì del Senato. Impossibile". Ovviamente, come spiega il quotidiano, il presidente del Consiglio "non può intervenire con un Dpcm per correggere il decreto del 2 dicembre e permettere gli spostamenti tra Comuni (vale il principio della gerarchia delle fonti legislative, un Dpcm è di rango inferiore a un decreto)": per questo il governo potrebbe essere costretto a varare un nuovo decreto che corregga quello in vigore. Anche per La Stampa quello del premier per gli uomini di Italia viva è un via libera che sa di beffa. Perché, tra ristori e manovra, non c’è materialmente il tempo di approvare il decreto entro Natale. Il calendario è già pieno e "si arriverebbe a gennaio inoltrato: è una presa in giro", protestano gli uomini di Matteo Renzi.

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