Un’opera segno per ricordare il Giubileo: una casa per i detenuti

La riunione del Consiglio Presbiterale: in Diocesi si discute di una struttura che accolga ed aiuti i detenuti per una pena alternativa e a reinserirsi nella società

Si è tenuta questa mattina nella Sala degli Affreschi di Palazzo Vescovile, l’annunciata riunione  del Consiglio presbiterale Diocesano, presieduta dal vescovo mons. Gianni Ambrosio; i lavori sono stati diretti da don Stefano Segalini; nel ruolo di segretario mons. Celso Dosi. In apertura il Vescovo ha parlato dell’Anno Santo con alcune riflessioni sulla grazia di questo periodo di preghiera, misericordia e riconciliazione. Ha invitato a rendere grazie al Signore ed ha espresso una valutazione positiva per l’impegno rilevato nelle comunità parrocchiali e anche per una maggiore disponibilità dei singoli fedeli a partecipare e ad accostarsi ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. La grazia della misericordia che si è resa visibile in ogni celebrazione, deve continuare anche dopo la chiusura di questo anno.

Il Vescovo ha pure parlato dell’opera segno che deve ricordare alla comunità questo Anno Santo. Un momento forte è stata la processione/fiaccolata  che si è tenuta dalla chiesa di santa Franca al Carcere, impegno da ripetere, ma soprattutto un  invito a realizzare in diocesi, come opera segno, una struttura che accolga ed aiuti i detenuti per una pena alternativa  e  a reinserirsi nella società. E’ una proposta che vale per la comunità cittadina, ma anche i vicariati dovrebbero tra gli obiettivi realizzare un segno per giungere ad una nuova sensibilità nei confronti dei detenuti stessi e di tante persone in difficoltà.  Sul tema della misericordia è stato richiamata anche la necessità di una vicinanza ai sacerdoti anziani e malati: è un settore molto delicato,  già analizzato dal Consiglio, ma  che merita  tuttavia – è stato detto da alcuni – una nuova e continua attenzione.

Il consiglio si è poi interessato della famiglia, settore che nella nostra società sta subendo forti cambiamenti. Nel dibattito sono intervenuti don Franco Capelli, assistente ecclesiastico  dell’Istituto La Casa, ed i coniugi Letizia e Flavio Caldini, dell’Ufficio diocesano della famiglia. Al centro dell’attenzione le famiglie irregolari che sono sempre più presenti anche nelle nostre comunità.  Dai vari interventi è emersa la volontà di tendere la mano a queste persone rispettando le indicazioni del Magistero della Chiesa, nonché comprendere le singole situazioni, specialmente quando sono coinvolti i figli, nella logica che nessuno si senta escluso.

La signora Caldini ha richiamato anche il problema della formazione al matrimonio: ieri erano solo i fidanzati, oggi sono spesso anche conviventi che, dopo anni di vita insieme, scelgono di sposarsi in chiesa. Tutto questo comporta nuove impostazioni, senza dimenticare la funzione centrale del parroco  al quale, in situazioni particolari, possono affiancarsi degli specialisti. Vi è pure la necessità di trovare famiglie disposte a collaborare in questo impegno formativo. Tutto ciò richiede – ha sottolineato don Capelli – un cambiamento operativo e  culturale. Necessaria, anche da parte dei vari operatori, una linea comune.

Il Consiglio ha preso poi in esame il problema delle esequie e, spesso, la conseguente scelta della cremazione.  La discussione si è articolata attorno a due testi: “Ad resurgendum cum Christo”, istruzione della congregazione per la Dottrina della Fede circa la sepoltura dei defunti e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione, e  il documento diocesano firmato dal Vescovo: “La Pastorale della Speranza”. Nell’analisi di questi documenti ha fatto da guida mons. Aldo Maggi.

Si sta sempre più diffondendo la prassi della cremazione che la Chiesa ammette, purché non sia scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana. Collegata alla cremazione vi è il problema della conservazione delle ceneri:  in linea di massima – secondo il documento della Congregazione - è stato espresso un “no”  alla  conservazione in casa e alla dispersione nell’ambiente come fanno alcuni. Si è parlato, sempre per la conservazione, di orientarsi verso i  cimiteri che sono già attrezzati per accogliere le  urne. A questo proposito è stato precisato che alcuni nostri cimiteri meriterebbero una maggiore cura.  Collegato al problema delle esequie è stato analizzato anche quello dei rapporti con le imprese funebri (la parrocchia deve avere la priorità nelle comunicazioni).  Di fronte al tema della morte, il Consiglio ha ampliato il proprio sguardo  ad argomenti più profondi  quali quello dei rapporti con le persone colpite dal lutto,  manifestando loro la vicinanza della comunità cristiana.

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Al termine il vicario generale mons. Chiesa ha comunicato  alcune iniziative: domenica prossima, 13 novembre, in cattedrale, si terrà la chiusura dell’Anno Santo;  giovedì 17 novembre incontro nella Sala delle Colonne di Palazzo Vescovile  con alcuni studenti  siriani che studiano presso l’Università cattolica di Piacenza, accompagnati da un loro sacerdote; l’8 dicembre al pomeriggio in cattedrale si terrà l’ordinazione  diaconale di due seminaristi diocesani, studenti presso il  Collegio Alberoni; il 16 dicembre si terrà la veglia diocesana di Avvento a Castelsangiovanni.

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