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Un momento della presentazione

Un momento della presentazione

Una storia di fantasia che racconta la realtà: presentato a Palazzo Galli "Questioni di sangue"

L'ex questore rosato: «A Napoli non seve aumentare il numero di poliziotti ma servono maestri, scuole, centri di formazioni ed educatori»

La città di Napoli e il quartiere Sanità, fanno da sfondo al libro "Questioni di sangue" di Annavera Viva (i cui genitori hanno vissuto nella nostra città dal 1950 al 1965), edito da Homo Scrivens, Napoli, pag. 220, prezzo di copertina, euro 14.

Il testo è stato presentato a cura del Comitato piacentino della Dante Alighieri a Palazzo Galli-Banca di Piacenza, dal giornalista Robert Gionelli in dialogo con l’autrice, con Michele Rosato ex questore di Piacenza e Verona e con il Roberto Laurenzano, presidente della Dante Piacentina che ha evidenziato come la trama del libro sia di fantasia, ma nello stesso tempo reale. Infatti il racconto è immerso in una cornice ambientale vera e realmente sussistente: anche nella caratterizzazione di tutti i personaggi c’è la consistenza di Napoli con le sue problematiche, spesso legate ad atti criminosi, ma anche la spiritualità di una città ricca, stupenda e fantasiosa. Il "sangue" del titolo è quello che scorre nelle vene, un elemento che identifica e diversifica ogni persona e che in maniera indissolubile la lega alle proprie radici. Il romanzo è ben strutturato, ritmato e scorrevole, uno di quei libri per cui quasi dispiace giungere alla pagina finale.

questioni di sangue libro-3«Vivo a Napoli da più di 30 anni – ha esordito l’autrice - ed ho avuto modo di apprezzare ogni aspetto di questa città, ma approcciarmi alla realtà della Sanità, ha suscitato in me emozioni importanti: ritengo che purtroppo questo quartiere sia stato volutamente messo da parte, isolato dal resto della città. La Sanità di Napoli è un rione deturpato da signorotti e piccoli delinquenti, ma anche da scelte politiche e urbanistiche che hanno fatto una periferia urbana quando costruendo la soprelevata, si è baipassato il rione escludendolo di fatto dagli itinerari turistici. Non c'è possibilità di passaggio per la Sanità: o ci abiti o ci devi andare appositamente. Ed è questo uno dei motivi per cui il degrado sociale è andato crescendo. Il rione Sanità è un ghetto, è una realtà drammatica che però non ha niente a vedere con la camorra di Saviano. Gli abitanti si sentono rifiutati dal mondo che li circonda, hanno tra loro affiatamento e solidarietà e fuori del loro quartiere non dicono "sono di Napoli", ma "sono della Sanità"».

«Anch’io – ha detto l’ex questore Rosato - ho studiato a Napoli e andavo a cercare questi vicoli, che Annavera fotografa molto nitidamente rivelandone le stridenti contraddizioni, il suo connubio tra sacro e profano e rioni degradati. Napoli è divisa in due, la città dei quartieri alti con Posillipo, Vomero, Camaldoli e la Sanità, Forcella ecc: due Napoli che non si vogliono integrare, questo incide negativamente sulla qualità di vita civica e sociale».

«Il nostro – ha proseguito il dottor Rosato – è uno Stato evoluto che si è dato una serie di leggi garantiste, valide quando c'erano molti galantuomini e pochi delinquenti, ma che nella situazione di oggi a volte legano le mani dei magistrati i quali applicano quello che talora è scritto in modo nebuloso. Periodicamente sono annunciati provvedimenti mirati a semplificare ad accorpare le leggi in Testi Unici, ma di risultati concreti non se ne vedono. Compito delle Forze dell'Ordine è di cercare di liberare la città dai delinquenti. Purtroppo non raramente accade che gli arrestati vengano presto a trovarsi di nuovo liberi, per la doverosa applicazione da parte della Magistratura di normative a volte troppo garantiste. Ciò non crea di certo una demotivazione professionale, giacché la passione e l’intento della forza investigativa permane sempre forte, ma indubbiamente qualche problema sorge. La Polizia spesso vince la battaglia contro la camorra, ma si è di fronte sovente a baby-gang che hanno soppiantato i camorristi "storici", e non se ne viene fuori. Vi sono ragazzini che aspirano a diventare boss, benché sappiano che la loro vita quasi certamente finirà presto e male, in un modo o in un altro..».

Un recente sondaggio condotto tra gli studenti delle scuole medie ha rivelato che il 40% di loro conosce direttamente qualche boss, il 64% non si fida delle forze dell’ordine e il 57 % non denuncerebbe i reati subiti.

questioni di sangue libro-3I protagonisti dell'Incontro sono stati concordi che a Napoli, in funzione di tale situazione, non è indispensabile aumentare il numero di poliziotti, ma occorrono invece maestri, scuole, centri di educazione e di formazione con validi educatori e con interventi continuativi idonei a demolire  una "costumanza culturale" negativa radicatasi soprattutto in determinati rioni.

Questioni di sangue - la trama 

Napoli, 1972. Una volante della polizia, che accompagna un assistente sociale, entra nel rione Sanità per prelevare Raffaele Annunziata, un bambino che dopo la morte della madre e la carcerazione del padre, vive in un basso con il fratello maggiore Peppino, già colpevole di piccoli e medi crimini. Passano quarant'anni e Raffaele, che era stato adottato da una famiglia romana e diventato sacerdote, prende possesso a Napoli, proprio alla parrocchia di Santa Maria alla Sanità dove la fame, quella vera, è stata sostituita dalla mancanza di prospettive. Se il sacerdote è tornato al suo quartiere d'origine un motivo c'è, ma anche Assuntina, la sua inseparabile perpetua che sembra avere occhi e orecchie per tutto, non capisce fino in fondo quel che si cela nel cuore di questo nuovo ministro di Dio così illuminato e così apparentemente imperturbabile. Ed è lì che il poliziotto Renato Capece viene trovato morto proprio alla vigilia del suo matrimonio con una ricca ereditiera. Ci fermiamo qui, perché il resto non ve lo possiamo di certo svelare.

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