Cronaca Belvedere / Via Vittorio Veneto

Uno incastrato all'ingresso, l'altro smascherato: chiesti sei anni per due rapinatori maldestri 

Colpo alla Carisbo nel 2015. Uno rimase incastrato all’ingresso, l’altro puntò una pistola giocattolo, ma non venne creduto e un’impiegata gli disse «ma va là, vattene!». La coppia sta scontando 20 anni di carcere per precedenti rapine nel Nord Italia

Un rapinator cortese, educato, ben vestito e distinto. Un po’ sprovveduto, forse, perché quando ha puntato quella pistola, palesemente giocattolo, uno dei bancari gli ha detto «ma va là, esci di qui!» costringendolo a una ignominiosa ritirata, mentre il suo complice era rimasto incastrato all’ingresso della banca. Una disavventura semiseria che, però, non ha evitato che il pubblico ministero Matteo Centini chiedesse per lui, e per il suo complice, una pena di 6 anni. Per i difensori dei due, invece, non ci sarebbe stato alcuni reato perché si sarebbe trattato di una “vicenda rocambolesca”. Si è concluso il 2 ottobre, davanti al giudice per le indagini preliminari, Fiammetta Modica, il processo a due presunti rapinatori accusato di tentata rapina alla filiale Carisbo di via Veneto, nel 2015.

Il primo, un milanese di 47 anni, difeso dall’avvocato Andrea Bazzani, si trova tuttora detenuto nel carcere milanese di Opera dove sta scontando una ventina di anni per alcune rapine messe a segno negli anni scorsi, tra cui una a Piacenza e altre a Savona, Genova, Brescia. Anche il secondo, un 40enne, difeso dall’avvocato Mirella Renoldi (Foro di Milano), è in carcere e sta scontando 18 anni, sempre per diverse rapine. Persona tranquilla, secondo il suo legale, attualmente sta svolgendo un corso e lavora come cuoco all’interno del penitenziario.

A indagare su quella rapina fu la Squadra mobile che attraverso le telecamere arrivò ai due che si presentavano a volto scoperto. Il 47enne, in giacca e cravatta, aveva soltanto un cappellino con una visiera che gli nascondeva parzialmente il volto. In seguito, venne svolta anche una perizia fisionomico che confermò le identità della coppia. Secondo i difensori, che hanno chiesto entrambi l’assoluzione, il reato non ci sarebbe: non c’è stata violenza e l’atteggiamento del personale della banca e anche degli altri clienti - nessuno ha creduto che i due volessero davvero rapinare la banca - ha reso poco credibile il colpo. La sentenza è attesa a fine mese.

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