Usb: «Le intimidazioni non ci fermano» e il Si Cobas contrattacca scrivendo al ministro del Lavoro

Continua la guerra tra i sindacati Usb e Si Cobas. Il primo dichiara: « Le intimidazioni, purtroppo anche fisiche, non ci fermeranno e non arresteranno la volontà dei nostri delegati, degli iscritti e non di Leroy Merlin e Gls di veder riconosciute le loro richieste e rispettati diritti e dignità», il secondo risponde contrattacando e scrivendo direttamente al prefetto Maurizio Falco e al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.

"Nel corso di questa settimana, i facchini di Usb sono scesi in lotta in due occasioni: al magazzino Leroy Merlin di Castelsangiovanni hanno scioperato per rivendicare un regolare contratto dopo un licenziamento non comunicato e una riassunzione un po' opaca e un po' farlocca, per richiedere la stabilizzazione di tutte le figure precarie come previsto in un accordo stipulato alcuni mesi fa, ma non ancora rispettato, per ottenere il pagamento di malattia e infortunio al 100%, per il buono pasto, per equi carichi di lavoro. All'hub Gls di Montale i lavoratori che avevano denunciato la pratica illegale del lavoro nero sono saliti sul tetto in occasione della chiamata di nuovo personale sentendosi discriminati e chiedendo che si assumessero stabilmente tanto i nuovi entrati che loro poiché il lavoro c'è, evidentemente, per tutti", si legge in una nota dei sindacalisti Riadh Zaghdane e Roberto Montanari. 

"In entrambi i casi - proseguono - i rappresentanti locali di Si Cobas non hanno trovato di meglio che attaccare in modo violento (non solamente verbale) gli scioperanti diffamandoli con l'accusa di voler far assumere parenti e amici quando in realtà si tratta di persone che già lavorano o hanno lavorato con contratti precari. Le intimidazioni, purtroppo anche fisiche, non ci fermeranno e non arresteranno la volontà dei nostri delegati, degli iscritti e non di Leroy Merlin e Gls di veder riconosciute le loro richieste e rispettati diritti e dignità. Usb denuncia il carattere infamante e dissimulatorio delle affermazioni dei rappresentanti locali di Si Cobas e rende pubbliche alcune registrazioni loro imputabili nelle quali in maniera esplicita rivendicano di aver fatto assumere all'interno di un magazzino centinaia di persone, di aver i capi squadra e impianto iscritti al loro sindacato, di poter usare addirittura altre sigle sindacali per i loro scopi, insomma di poter decidere della durezza o meno delle condizioni lavorative dei dipendenti. Nella storia del movimento operaio i sindacati di classe non hanno mai rivendicato queste pratiche, ma le hanno combattute con fermezza perché hanno un solo spregevole nome: caporalato".

Il Si Cobas risponde contrattacando e scrivendo direttamente al prefetto Maurizio Falco e al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. La lettera che - secondo quanto dichiarato dal sindacato è stata spedita nella giornata del 10 marzo - ha in allegato circa 500 firme di lavoratori raccolte al magazzino di Castelsangiovanni di Leroy Merlin e all'hub di Gls a Montale. «Scriviamo auspicando un intervendo rapido a tutela dei nostri posti di lavoro. La nostra preoccupazione sorge dall'aver visto imbastire di fronte ai nostri cancelli un'iniziativa immotivata e strumentale il 5 marzo guidata da alcuni aderenti a Usb. Abbiamo saputo che uno di questi personaggi ha a proprio carico una denuncia per tentato omicidio da parte dei sui ex colleghi del magazzino Gls. In seguito alla denuncia ha aderito all'Unione Sindacale di Base facendo sì che nel Piacentino questo sindacato assumesse i contorni di un gruppo di pressione a carattere famigliare piuttosto che di carattere sindacale». Si legge nella lettera.

«Con queste caratteristiche Usb e la ristretta cerchia ha esercitato su numerose azienda, ultima delle quali il nostro magazzino (Leroy Merlin di Castelsangiovanni ndr), pressioni indebite finalizzate all'assunzione di parenti e amici precedentemente allontanati da altri posti di lavoro. Ciò secondo una logica che non ha nulla di sindacale ma mostra al contrario elementi di carattere caporalesco. La rivendicazione dietro cui si nasconde questo gruppo di pressione sono un paravento che nasconde l'esclusiva volontà di ricatto verso le aziende e mettendo discordia tra lavoratori. Proprio perché le richieste fatte di fronte al magazzino in cui lavoriamo sono pretestuose e frutto di future provocazioni, condanniamo in anticipo le azioni che si potranno determinare».

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