Vedette sui treni e alle fermate del bus per proteggere i carichi di droga, ko tre gruppi criminali

Migliaia di cessioni, centinaia di clienti, chili di droga, ore di appostamenti e intercettazioni, quasi 50 persone indagate, 600 i segnalati come assuntori: i dettagli della maxi operazione antidroga dei carabinieri di Rivergaro

A sinistra il capitano Gianluca Muscatello, accanto il luogotenente Roberto Guasco

Migliaia di cessioni, centinaia di clienti, chili di droga, ore di appostamenti e intercettazioni, quasi 50 persone indagate, 600 i segnalati come assuntori. Sono i numeri della maxi indagine condotta dai carabinieri di Rivergaro che ha portato nei giorni scorsi, dopo otto mesi di indagini complesse e articolate, all'Operazione Giardini e che ha messo ko tre gruppi criminali dediti allo spaccio di droga in città e in provincia con 24 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Luca Milani. «Lo spaccio è un fenomeno molto presente e radicato che avvelena la nostra gioventù», ha detto il comandante della compagnia carabinieri di Bobbio, il capitano Gianluca Muscatello. I militari guidati dal luogotenente Roberto Guasco sono stati coordinati dal sostituto procuratore Emilio Pisante. Tutto è iniziato dalla segnalazione di un cittadino «che - spiega il capitano Muscatello - ha raccontato ai carabinieri della presenza costante di un'auto nei pressi dei giardinetti pubblici dietro la piazza di Gossolengo. Si è fidato dei militari di Rivergaro perché questi hanno un pieno controllo del territorio e, con il lavoro quotidiano e la presenza tra la gente, si sono guadagnati stima e fiducia». E chi ha segnalato ai militari ci aveva visto giusto: in quell'auto erano stati trovati 18enni in possesso di alcuni etti di droga, troppi per essere per uso personale e abbastanza per giustificare un intensa e quotidiana attività illecita. 

carabinieri ok 2019-2Di lì con pazienza e dedizione i carabinieri di Rivergaro hanno alzato il velo su articolato e fruttuosissimo giro di spaccio composto da tre gruppi: uno di egiziani e marocchini, uno di italiani e un terzo di gambiani profughi i quali materialmente erano i capi e tiravano le fila del sodalizio criminale movimentando chili e chili di stupefacente quasi sempre hascisc (ma anche marijuana, cocaina ed eroina) che poi vendevano sia all'ingrosso (ma anche al dettaglio) agli due gruppi (gli italiani avevano clienti adulti e vendevano più spesso cocaina). La droga arrivava da Milano e per portarla materialmente nel Piacentino venivano usati anche minorenni. Essendo rischioso il viaggio in treno il sodalizio aveva creato un sistema di vedette poste sui binari, nelle sale d'attesa delle stazioni, o anche a fermate dei bus: chi vedeva qualcosa di strano avvertiva il corriere che così poteva evitare i controlli scendendo a un fermata differente, o chiamando un taxi o anche persone di fiducia che lo prelevavano e lo portavano in un luogo sicuro, salvando il carico. Un meccanismo rodato e strutturato che però i carabinieri hanno scardinato mese dopo mese, sgretolando e tagliando le linee di rifornimento. 

I gambiani non si muovevano mai per meno di un chilo di hascisc, successivamente lo vendevano a panetti (un etto l'uno) o droga hascisc 2019 rivergaro-2a stecche di 12 grammi precisi e proprio questa particolarità ha aiutato i militari a chiudere il cerchio attorno ai profughi: due sono stati trovati in un blitz nel caseggiato abbandonato davanti a Piacenza Expo, solo per fare un esempio, poi ci sono tutti gli arresti avvenuti sui treni o nelle stazioni: ogni volta i pusher venivano trovani in possesso di etti di stupefacente. In tutto sono 46 le persone arrestate (24 nel blitz di qualche giorno fa, gli altri nel corso dei mesi) e 27 i denunciati. Sono stati sequestrati più di 3 chili di droga in soli otto mesi destinati a centinaia di clienti più o meno giovani, almeno 600 le persone segnalate alla prefettura come assuntori, migliaia le cessioni. Ventuno indagati sono stati catturati (sono in carcere, domiciliari o sottoposti all'obbligo di firma o di dimora notturno), tutti sono accusati a vario titolo di detenzione e spaccio di droga aggravato e continuato, uno risulta all'estero e solo uno è latitante. I gambiani sono tutti richiedenti asilo fuori dal pacchetto accoglienza pertanto senza fissa dimora e sfuggiti quindi dalle maglie, troppo larghe, del meccanismo, nove i piacentini, un albanese, i rimanenti sono egiziani e marocchini. Lo spaccio al dettaglio avveniva per tutta la giornata lungo l'asse via Colombo, piazzale Roma, autostazione di via Dei Pisoni, via La Primogenita, stazione, viale Sant'Ambrogio e piazzale Milano. Lì i pusher avevano a disposizione centinaia di clienti giovanissimi che venivano intercettati sui treni, bus, ma anche e specialmente ai Giardini Margherita e Merluzzo, in un flusso continuo e quotidiano che fruttava ai malviventi centinaia di migliaia di euro che venivano presto reinvestiti in nuove partite di droga definite dai militari di buona qualità, anzi, nelle intercettazioni, i compratori chiedevano ai grossisti di prendere panetti spessi e non sottili perché «a Piacenza piace così». 

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