Venditore di rose pestato a sangue, rimangono in carcere gli aggressori

Rimangono in carcere i due romeni di 38 e 27 anni accusati dai aver rapinato e pestato a sangue un 30enne pachistano nella notte dell'11 luglio in un parco via Portapuglia. Hanno risposto al gip fornendo la loro versione dei fatti

Rimangono in carcere i due romeni di 38 e 27 anni accusati di aver rapinato e pestato a sangue un 30enne pachistano nella notte dell'11 luglio in un parco via Portapuglia. I due stranieri, difesi dagli avvocati Simona Carparini e Sara Stragliati del foro di Piacenza, sono stati sottoposti all'interrogatorio di garanzia dal gip Adele Savastano nella mattinata del 13 luglio. Dalla notte dell'arresto di trovavano alle Novate. I due stranieri, incensurati, hanno risposto alle domande e hanno dato la loro versione dei fatti. Avrebbero ammesso il pestaggio ma all'origine dell'aggressione ci sarebbero state motivazioni legate a del denaro, ma non come avrebbe sostenuto il pachistano, una versione quindi in netto contrasto con quella della vittima che invece sostiene di essere stata picchiata per rapina. Gli avvocati hanno chiesto la remissione in libertà ma il gip l'ha negata: sono quindi rimasti in carcere in attesa del processo. L'arresto è stato convalidato. 

L'AGGRESSIONE - I romeni quella notte sarebbero stati ubriachi e dopo aver passato la serata al locale Disco Oriente in via Portapuglia, avrebbero seguito il pachistano venditore di rose fuori dalla discoteca. Lo avrebbero preso e trascinato in un'area verde. Lì lo hanno pestato a sangue con calci e pugni, e lo avrebbero derubato di 230 euro e del telefono cellulare. I poliziotti delle volanti e i carabinieri del Radiomobile li avevano arrestati pochi minuti dopo grazie all'allarme lanciato dal fratello del 30enne. Addosso avevano i soldi, il telefonino e i loro abiti erano sporchi di sangue. Il pachistano è stato ricoverato in pronto soccorso per le lesioni subite, le più gravi al volto, ma è stato dimesso il giorno dopo. 

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