"Violato il diritto della difesa", perizia da rifare

Omicidio Pierini, al processo i difensori di Maria Grazia Guidoni contestano di non essere stati avvisati degli accertamenti sul Dna per identificare l'anziana uccisa. Il giudice accoglie l'eccezione. Il racconto delle indagini dei carabinieri

Maria Grazia Guidoni in tribunale. Le altre foto Gis Image: il pm Roberto Fontana, e l'avvocato dell'imputata Gianpaolo Ronsisvalle

Quella perizia è da rifare, perché la procura quando affidò l’incarico ai propri periti non avvisò la difesa e gli altri indagati. Un punto a favore della difesa. Intanto, nell’udienza sono stati sentiti i carabinieri che svolsero le prime indagini ed è stato ricostruito il contesto familiare dell’imputata e la sua situazione economica.

Colpo di scena, il 23 gennaio, al processo a Maria Grazia Guidoni, la donna accusata - insieme con il figlio Gino Laurini - di aver ucciso la madre, Giuseppina Pierini, a Pontenure e di averne occultato il corpo a Massa Marittima (Grosseto). Il presidente della Corte di assise, Italo Ghitti, ha accolto una eccezione sulla violazione del diritto della difesa presentata dal difensore dell’imputata, l’avvocato Gianpaolo Ronsisvalle (affiancato da Roberta Sofia), del Foro di Modena. Il legale ha sollevato l’eccezione quando il pm Roberto Fontana ha chiamato a deporre la biologa, e genetista forense, Pierangela Grignani. La biologa aveva identificato il corpo di Giuseppina Pierini comparando il Dna dei congiunti con le ossa ritrovate nel podere della casa a Massa. Ma la specialista non ha potuto raccontare nulla, perché l’avvocato si è opposto. Al termine, Ghitti (a latere Luca Milani) ha disposto di affidare un nuovo incarico lunedì prossimo ad altri periti, compresi quelli della difesa. Per il pm Fontana - che aveva iniziato l’indagine con la collega Michela Versini - non si trattava di un atto irripetibile per cui la teste si poteva ascoltare. In ogni caso, ha ricordato il pm, per la seconda analisi tecnica chiesta dalla procura erano state avvisate tutte le parti.

roberto fontana-2-2-2LA GENESI DELL’INCHIESTA A ricordare l’inizio dell’indagine sono stati il tenente Marco da San Martino, comandante del Nucleo operativo di Follonica e il luogotenente Antonio Baldassarri. Verso le 15 del 12 novembre 2015, Gino Laurini (figlio della Guidoni) si presenta ai carabinieri deciso a raccontare che cosa sarebbe avvenuto a Pontenure il 3 luglio del 2012. Il ragazzo indicò il podere a Massa Marittima dove i militari avrebbero potuto ritrovare il corpo della nonna, di cui era stata denunciata la scomparsa il 4 luglio dalla figlia Maria Grazia. Gli investigatori avviarono subito le indagini e in tarda serata partono le ricerche al podere Striscione (fino alla vendita nel 2002, era di proprietà dei Guidoni. Poi il ricavato venne diviso tra Maria Grazia, la sorella Graziella, il fratello Giorgio e la madre Giuseppina Pierini). Il luogo era disabitato da anni e c’erano arbusti e rovi alti fino a due metri. Venne chiamato un carro attrezzi che con i fari illuminò l’area delle ricerche, uno spiazzo davanti all’ingresso della casa a due piani, mentre alcuni operai tagliavano la folta vegetazione. Alla fine spuntarono alcune ossa e si potevano distinguere tra le altre un teschio, un femore e il bacino. Le ossa erano a una distanza di circa un paio di metri dal balcone che si trovava sopra l’ingresso.

I carabinieri avviarono le inchieste coordinate dalla procura di Grosseto prima e da quella di Piacenza poi. Furono messi sotto controllo numerosi telefoni cellulari, sentite alcune persone (Giuseppe Bacci, l’ultimo convivente di Guidoni e la sorella Graziella) e sistemate alcune microspie sulle vetture di Guidoni e di Bacci. Inoltre, vennero acquisiti numerosi documenti sanitari sulla famiglia e la documentazione scolastica di Gino Laurini. Una prima visuale del contesto familiare è emersa dalle indagini che hanno portato alla luce alcune sedute di psicoterapia seguita da Guidoni tra il 2007 e il 2008 a Follonica. La donna, separata dal marito Nicola Laurini, aveva avuto due figli: Gino e Iuri. Dal successivo convivente, Giuseppe Bacci, altri due: Benito e Matteo. Anche Gino, da ragazzino, seguì un programma psicoterapeutico per alcuni disturbi della sfera sessuale. 

MADRE E FIGLIA INDAGATE Ronsisvalle poi ha ricordato come, nel 2008, Maria Grazia e la madre Giuseppina erano state Gianpaolo Ronsisvalle-2indagate, a Grosseto, in un procedimento per presunti maltrattamenti verso la Silveria Banchi, la mamma di Giuseppina.

LE OSSA L’analisi sulle ossa è stata svolta dal medico legale Giuseppe Paliti dell’usl di Grosseto. Quelle ossa, ha detto il medico, erano umane, appartenenti a una donna di un’altezza tra 165 e 170 centimetri. In parte le ossa erano rotte o usurate (interrate o mangiate dagli animali) e incomplete. Dal teschio mancavano una mandibola e una parte frontale «ma non ho riscontrato eventi traumatici sulle ossa». Un punto importante, perché secondo le accuse la donna, con il figlio, avrebbe cercato di smembrare il cadavere, e gettato acido muriatico sul volto, prima di lasciarlo nudo tra i rovi. 

I VIAGGI Il luogotenente Camillo Calì, del Reparto operativo dei carabinieri di Piacenza, ha esposto le indagini partite con l’ascolto dei testimoni, dell’acquisizioni di documenti, a partire dalla denuncia di scomparsa presentata dalla Guidoni fino all’amministratore di sostegno che doveva gestire il patrimonio e i conti di Pierini (uno dei moventi ipotizzati dalla procura è che Pierini sarebbe stata uccisa perché la pensione non veniva più gestita da Maria Grazia ma dal Tribunale). Lungo il lavoro sullo spostamento della Punto di Guidoni nei giorni 2 e 3 luglio 2012. Sono stati analizzati i transiti sull’autostrada, il rifornimento in un’area di servizio a Pontenure, gli spostamenti in Toscana. Dai dati, però, non è stato possibile dire se Guidoni avesse usato l’autostrada - dove tra l’altro non era mai stata controllata dalle Forze dell’ordine - perché non risultavano pagamenti con carta di credito, bancomat o Telepass. Così come, su espressa domanda del giudice Ghitti (e in precedenza della difesa) non è stato possibile accertare chi abbia acquistato, all’Obi il 3 luglio 2012 il giorno del presunto omicidio di Pierini, di una pala, un piccone, un telo, un falcetto, un telo; e dell’acido muriatico in precedenza. Secondo i carabinieri, però, Guidoni sarebbe stata riconosciuta come colei che avrebbe comprato del cemento in una ditta cittadina.

IL CONTO IN BANCA Due i conti in banca sotto il microscopio dei carabinieri. Uno era intestato a Pierini e all’anziana madre Silveria Banchi, a cui aveva accesso anche Maria Grazia. L’altro, invece,m era solo della Guidoni. Ogni mese, dal primo conto transitavano automaticamente sul secondo 1800 euro (le pensioni delle due anziane), di cui 600 euro venivano girati per il pagamento dell’affitto della casa di Pontenure. Altro giallo, sollevato dalla difesa, si è materializzato sulle firme di alcuni prelievi effettuati in banca da Guidoni. Sulle distinte, le firme di Guidoni erano diverse da altre apposte dalla donna.

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