Cronaca

Violentata in tenda sul Trebbia da due amici: due condanne a 4 anni

Quattro anni di reclusione e 30mila euro di risarcimento. Sono stati condannati questa mattina in tribunale s Piacenza i due 30enni cremonesi che erano imputati per violenza sessuale di gruppo: erano accusati di aver violentato una coetanea mentre si trovavano in camping sulle rive del Trebbia nell’estate del 2010

(repertorio)

Quattro anni di reclusione e 30mila euro di risarcimento. Sono stati condannati questa mattina in tribunale s Piacenza i due 30enni cremonesi che erano imputati per violenza sessuale di gruppo: erano accusati di aver violentato una coetanea mentre si trovavano in camping sulle rive del Trebbia nell’estate del 2010. La sentenza è stata pronunciata dal presidente del Collegio Italo Ghitti dopo che il pubblico ministero Emilio Pisante aveva chiesto, nella scorsa udienza, sei anni di reclusione, mentre gli avvocati difensori ne avevano chiesto l’assoluzione.

I tre erano in vacanza a Cortebrugnatella e avevano piantato una tenda sulla riva del Trebbia. Da un giorno il terzetto era arrivato in Alta Valtrebbia. Il giorno dopo avviene la violenza, mentre, secondo le accuse, la ragazza sarebbe stata addormentata e dopo una serata trascorsa tra barbecue e birre. La ragazza, comunque sconvolta, si era recata all’ospedale di Brescia. I sanitari - secondo i referti medici - riscontrano tracce di un rapporto sessuale, ma non quelli di una violenza.  E questo è stato un punto più volte sottolineato dalla difesa.

Nonostante la vergogna e la rabbia, la giovane, sostenuta da un’amica, aveva presentato una denuncia ai carabinieri di Cremona, ma lo fa solo dopo alcuni mesi, quasi alla scadenza dei termini previsti dal codice (per la violenza sessuale c’è tempo sei mesi e non tre come per altri reati).

Secondo i difensori dei due ragazzi, invece, la violenza non ci sarebbe stata. Francesco D’Andria, avvocato del Foro di Milano, ha negato il fatto e ha più volte evidenziato come la perizia medica non parlasse mai in modo chiaro di violenza.

L’avvocato Giovanni Benedini, del Foro di Cremona, ha affermato che non ci sono prove dell’abuso. In ogni caso, secondo il legale, i ragazzi avrebbero interpretato in un certo modo alcuni segnali della ragazza, frutto di più fattori che avevano caratterizzato la serata in riva al fiume.

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