La scomparsa di Giorgio Albertazzi nel ricordo di una sua interpretazione a Palazzo Farnese

E' morto Giorgio Albertazzi, l'attore e regista si trovava in Toscana. Avrebbe compiuto 93 anni il prossimo 23 agosto. Alcune sue presenze piacentine nel ricordo di Umberto Fava

Si è spento l’attore e mattatore del palcoscenico Giorgio Albertazzi. L'attore e regista si trovava in Toscana nella casa di Pia De' Tolomei. Fu uno dei primi divi televisivi, ma soprattutto uno straordinario attore teatrale. Aveva debuttato nel 1949 con Luchino Visconti, l’ultima apparizione in teatro ne Il mercante di Venezia. Mattarella: "Maestro per generazioni di attori e registi"; Renzi: "Un grande italiano, artista classico e controcorrente".

Il collega Umberto Fava, che per anni ha curato la critica teatrale per conto di Libertà, ci fa partecipi di qualche ricordo piacentino: “Io mi considero in origine un filodrammatico. Quando ero un ragazzo del contado di Firenze, prendevo spesso da Fiesole la corriera per il capoluogo, e un giorno, durante uno di questi viaggi, una bella, anzi bellissima ragazza mi chiese se volevo fare l'attore...”. Così parlò un giorno, 34 anni fa, a Piacenza il grande attore.

Non parlo del ricordo, se pure indimenticabile, di quando, da ragazzo – prosegue Fava - l'ho seguito in televisione nell'Idiota di Dostoevskij, un grande Albertazzi accanto ad una grande Anna Proclemer. Parlo di quando, anni dopo, l'ho visto in carne e ossa sui palcoscenici piacentini”; fra cui al teatro Verdi di Castelsangiovanni, quando, avvolto nella bianca toga romana, ha dato vita e voce all'imperatore Adriano, dal romanzo della Yourcenar, Le memorie di Adriano. Spettacolo stupendo, e stupenda interpretazione.

Un'altra serata molto piacentina, quella di un fine luglio del 1982, prima nel cortile di Palazzo Farnese per l'allora Estate culturale: Giorgio Albertazzi con Elisabetta Pozzi “In concerto” (questo il titolo dello spettacolo) con la tromba di un altro grande Giorgio, Gaslini; poi nella sede della Società Filodrammatica Piacentina in via San Siro per un dopo-spettacolo in onore di attori e musicisti. Dopo lo spettacolo musicale e teatrale insieme, in cui il “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare veniva tradotto nei ritmi jazz di Duke Ellington, ecco il banchetto di mezzanotte allestito dall'allora presidente della Filo e raffinato chef Emilietto Rossi.

Dopo essere stato sul palcoscenico Antonio che tiene la celebre orazione funebre per Cesare,  Antonio in riva al Nilo con Cleopatra, Otello il moro, Riccardo III lo zoppo e Amleto il matto, Albertazzi – ricorda Fava – è stato semplicemente, alla Filo, un cordiale conversatore e commensale che ha apprezzato le vivande e mangiato con gusto.

E la bella ragazza della corriera che gli aveva chiesto se voleva fare l'attore?

“Risposi di sì – raccontò Albertazzi – Ma avrei risposto di sì a qualunque altra cosa mi avesse chiesto, anche di fare l'alpinista o il sub”. Andò a finire che Albertazzi entrò in una filodrammatica di Settignano. Suo primo maestro un certo Ori, il re delle filodrammatiche fiorentine, ed autore di una commedia intitolata L'allegro principe, di cui il giovanissimo debuttante fu il protagonista, disse, “poco allegro e molto principe”. In quella parte, in un concorso a Roma di compagnie amatoriali vinse il premio come miglior attor giovane “L'Albertazzi è nato così”, concluse l’attore.

A questo punto, ricorda Fava, qualcuno fece osservare che un'attrice della Filodrammatica Piacentina, Alice Bazzani (scomparsa qualche anno fa) di premi in concorsi filodrammatici nazionali ne aveva vinti tre. “Due più di me”, fece Albertazzi.        Il quale poi domandò a Milly Morsia, giovane e promettente attrice della Filo, quale parte le sarebbe piaciuto fare. E lei invece di rispondere per esempio Ofelia o Giulietta, rispose che doveva fare commedie dialettali come Naranci Dulci del nostro Faustini per via del suo erre francese.         Albertazzi le chiese poi come si chiamava. “Ermelinda”.“Un bel nome, mia nonna si chiamava Leonilde”.

Al mattatore delle scene anche una sorpresa: la consegna, al termine o quasi della principesca cena, della tessera ad honorem della Società Filodrammatica Piacentina, la più longeva d'Italia.  Fava ricorda inoltre che fra le “confessioni” conviviali di Albertazzi in quella notte di mezza estate ci fu pure questa, che i suoi rapporti con Piacenza erano quelli di “un giocatore teatrale” che passa per questa nostra città, fa i suoi spettacoli e riparte...

E questo conversare mentre sulla tavola passavano le delizie di Emilietto Rossi,  mousse di prosciutto cotto, salame di tonno in salsa andalusa, bocconcini di magro Vittoria, costata di manzo al pepe verde, sformato di verdure, e gelato di lampone e mousse di albicocche. Una gustosa commedia in sei atti, commenta Fava, con tante comparse, come i vini Muller Thurgau Molinelli dell'80, Gutturnio Mossi del '78, Albarola Barattieri del '75 e Chateau Filhot Sauternes del '71.

Ma come fai Umberto a  ricordarti  tutto ciò dopo 34 anni? “Perché sono un goloso, e perché i nomi dei menù sono come titoli di commedie a lieto fine...”.

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