A Monticello il ricordo del Valoroso e dei suoi uomini che combatterono l'ultima battaglia di Liberazione

Davanti al monumento che ricorda il Valoroso (Lino Vescovi), caduto con alcuni suoi uomini quel tragico giorno a una sola settimana dalla fine della guerra, si sono ritrovati ancora una volta in tanti

Rinnovato l'impegno a difendere i valori basilari della resistenza a Monticello di Gazzola, dove, 73 anni fa il 16 aprile, i partigiani combatterono l'ultima battaglia della lotta di liberazione nel piacentino. Davanti al monumento, che ricorda il Valoroso (Lino Vescovi), caduto con alcuni suoi uomini quel tragico giorno a una sola settimana dalla fine della guerra, si sono ritrovati ancora una volta in tanti, animati di antifascismo, per celebrare quell'evento e omaggiare quei giovani che sacrificarono le loro vite consegnandoci la democrazia. Presenti alla cerimonia di omaggio ai protagonisti di quel movimento sindaci, assessori e consiglieri dell'asta del Trebbia: Gossolengo, Rivergaro, Travo, Bobbio; Gazzola, Agazzano e Piozzano della Valluretta e naturalmente di Monticelli di dove era originario il Valoroso."Non possiamo permettere che passino le estreme propaggini della destra nel nostro Paese" ha ammonito Stefano Pronti presidente provinciale Anpi. "Celebrare la memoria dei partigiani e il loro sacrificio significa difendere la resistenza che è un patrimonio della Nazione"; gli ha fatta eco Simone Maserati sindaco di Gazzola.  “La morte di ragazzi come Lino Vescovi, Gino Cerri, Carlo Ciceri, Aldo  Passerini - ha ricordato l'oratore ufficiale Mario Magnelli, (nonché preside del liceo Gioia), deve ricevere il tributo di riconoscenza che meritano le azioni grandi e generose. Nello stesso tempo deve servire da monito perché la libertà e la democrazia, una volta conquistate vanno coltivate e difese.  Occorre affrontare e debellare, ha aggiunto, “movimenti politici" come quello da poco insediato anche nella nostra città, che si ispira alle idee che hanno insanguinato il mondo intero nella prima metà del secolo scorso e contrapporsi alle  Forze politiche che si affannano a giustificare l'agibilità politica di questi gruppi neofascisti, senza rendersi conto del pericolo connesso a questa sciagurata sospensione della memoria".   Lo strumento - ha concluso  il professor Magnelli - con il quale abbiamo fatto i conti con la memoria dei torti e delle ragioni, lo abbiamo scritto settant'anni fa, ed è la Carta Costituzionale. La cerimonia si è conclusa con una merenda sotto i portici del castello di Monticello, ancora una volta concesso all'uso dalla proprietà, e con i canti partigiani.

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