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Cultura

A Napoleone non piacquero le sculture commissionate al Canova

I rapporti tra il condottiero e l’artista illustrati dalla dottoressa Antonella Gigli a Palazzo Farnese

Dopo i primi due riusciti eventi culturali legati al ciclo “Napoleone Wargame il prezzo del trionfo”: Convegno sull’Insorgenza e Conferenza sui Carracci e Landi, – progettati e organizzati a cura dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Piacenza, insieme con esperti e operatori di diversi campi della cultura, locale e non – il programma di “Napoleone Wargame” è proseguito nella Sala degli affreschi di Palazzo Farnese con la conferenza: Napoleone e Canova due personalità a confronto, tenuta da Antonella Gigli, direttrice dei Musei Civici di Palazzo Farnese.

La dott. Gigli ha toccato in maniera completa i tanti aspetti dei rapporti intercorsi tra Napoleone e Canova. Lo scultore viene presentato come uno dei primi sovrintendenti delle belle arti dello Stato Pontificio, dopo Raffaello: un vero e proprio padre della patria, in quanto, alla fine del dominio napoleonico si occuperà del rientro di parte delle opere italiane sottratte. Andrà due volte a Parigi a cospetto dell'imperatore, poiché richiesto come ritrattista ufficiale e spinto dallo stesso Stato Pontificio: è infatti individuato dal Papa come il possibile ricucitore dei rapporti con la Francia, all'epoca piuttosto conflittuali.

Napoleone però più di una volta rifiuterà i ritratti pensati e creati dallo scultore: uno su tutti il Napoleone come Marte pacificatore, che verrà addirittura chiuso nei depositi e mai esposto a Parigi, se non solo dopo la morte dello stratega. Qui Napoleone è rappresentato nudo, con un fisico atletico, non paludato e privo degli ornamenti da lui tanto amati. L’iconografia ha poi mostrato una carrellata di ritratti ufficiali quali quelli di: Ingres, Gerard, David ed Appiani, soffermandosi sul maestoso ritratto di David di Napoleone che attraversa le Alpi: qui accostato con emblematiche scritture alla base del dipinto ad Annibale e a Carlo Magno: l'imperatore francese domina il furente cavallo bianco rampante, con uno sguardo fisso ed una gestualità ferma e decisa, quasi a simboleggiare la decisione e fermezza politica dello stratega.

La Gigli ha quindi letto alcuni passi del Panegirico di Pietro Giordani a Canova da cui esce tutto l'amore dell'artista per la città eterna, unico luogo in cui può davvero implementare le sue capacità, dialogando a tu per tu con l'antico, suo primo riferimento. La fisionomia di Canova è stata poi delineata con la proiezione di un bel ritratto di John Jackson che mette in luce un artista semplice senza orpelli o attributi particolari, nonostante Canova sia a quell’epoca il primo artista davvero famoso in tutta Europa e con successive slides di autoritratti nel quale l’artista si rappresenta con sguardo vivido intento a dar vita alle sue creazioni: “come pittore” e “come scultore”; uno addirittura in cui è più anziano, con gli occhi emaciati e magro, intento a ricavare un bel mezzo busto femminile dal marmo, con martello e scalpello.

Interessante è stata la presentazione del processo creativo del Canova che lo vede plasmare un modellino in creta; segue la creazione di un gesso di grandezza naturale a cui viene successivamente affiancato il blocco di marmo, da scolpire sulla base del gesso che funge da modello vero e proprio. I collaboratori procedono nello sbozzare grossolanamente i blocchi che l’artista scolpisce e rifinisce nei minimi dettagli, soprattutto occupandosi delle vaste superfici. Ultima il tutto lisciando innumerevoli volte il marmo, con l’uso anche di polvere di marmo rosa, in modo da dare, soprattutto alla “pelle” delle figure in marmo, un aspetto molto liscio, caldo e quasi naturale, come nel caso della bellissima Paolina Bonaparte, conservata nella galleria Borghese.

Canova ebbe detrattori che l’accusavano di copiare pedissequamente l'antico. In realtà - ha evidenziato la Gigli - egli partendo spesso da opere classiche le reinterpreta rielaborandole completamente, e introducendo importanti novità riguardanti i panneggi e la resa di “pelli” levigatissime per dare davvero l'idea della dolcezza e della morbidezza dell'incarnato, reso in marmo bianco. Le accuse si concentrarono su opere come il Ritratto di Letizia Ramolino, la madre di Napoleone, che viene si ripresa per composizione dalla statua antica della cosiddetta Agrippina Minore dei Musei Capitolini, ma se si osserva ogni piega del panneggio viene ricreata e rielaborata ex novo.

Uno dei primi successi di Canova – ha ricordato ancora la Gigli - fu la statua Teseo sul Minotauro: qui coglie un momento particolare dell'eroe, quando, sconfitto l'animale, si siede a pensare sul suo corpo riverso ormai senza vita. Si passa poi al capolavoro di Amore Psiche del Louvre dove qui la novità è anche compositiva. L'abbraccio d'amore dei due protagonisti forma due ovali centrali che si intersecano al centro di una composizione piramidale e bilanciata il cui vertice sono le ali ritte di Amore: dopo aver aperto il vaso donatogli da Proserpina nell'Ade, Psiche cade in un sonno mortale; Amore accorre istantaneamente in quanto solo il suo bacio può salvarla da morte sicura. Opera questa richiestissima che fu duplicata come tante altre: una copia è esposta anche all'Ermitage di San Pietroburgo. Altra opera molto innovativa è quella delle Tre Grazie con l'abbraccio sinergico di tutte e tre le figure che quasi come tre pilastri si accostano e poi si intersecano affettuosamente.

Le commissioni funerarie, poi, mostrano una capacità compositiva e di sintesi straordinaria: il tutto viene creato sempre con una disposizione molto bilanciata dei personaggi e delle architetture rappresentate: Canova tende sempre a creare una sorta di composizione piramidale in cui il Papa rappresentato è il vertice della stessa. Lo si riscontra bene nella grandiosa tomba in marmo di Clemente XIV conservata nella chiesa dei SS. Apostoli, dove il Papa è raffigurato paludato e con la tiara e tutte insegne di potere, che contrasta però con quella di Clemente XIII dove la differenza sta nel pontefice: qui è rappresentato umile ed in preghiera, rispecchiando le

caratteristiche caritatevoli assunte da quest’ultimo durante il suo pontificato. La vera svolta – ha concluso la Gigli - si nota però per la composizione del sepolcro di Cristina d’Austria dove alla base di una grandiosa piramide, ripresa dall’antico, crea una vera e propria porta dell’aldilà dove il corteo funebre accompagna mesto la defunta al trapasso, salendo i gradini su un morbidissimo tappeto reso in marmo bianco. Un consiglio: la lettura di "L'ultima notte di Canova" di Gabriele Dadati, una storia romanzata - appena pubblicata - degli ultimi momenti di vita del grande artista, assistito dal fratellastro, Gian Battista Sartori.

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