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Sabrina Ferilli posa a Grazzano Visconti per il calendario di Max

Sabrina Ferilli posa a Grazzano Visconti per il calendario di Max

Andar per calendari - Il Novecento: dai “calendarietti” profumati a Max e Pirelli

Nei primi decenni del Novecento si riduce il numero degli almanacchi e delle strenne, e prendono piede i calendari murali. I temi trattati ne facevano un prodotto destinato prevalentemente ai clienti maschi

Seconda puntata di avvicinamento  ai calendari piacentini del 2016 che enti ed associazioni ci faranno pervenire in formato digitale o cartaceo.

Nei primi decenni del Novecento si riduce il numero degli almanacchi e delle strenne, e prendono piede i calendari murali. Hanno diffusione capillare quelli destinati alla  popolazione rurale alla quale ricordano i momenti propizi per la semina, le stagioni dei raccolti, i consigli per la vendemmia e l'allevamento degli animali. 
Un successo crescente e prolungato per decenni ebbero i calendarietti regalati dai barbieri alla affezionata clientela all’approssimarsi di ogni nuovo anno. Si trattava di libricini a colori impregnati di intrigante profumo di borotalco, nobilitati da un fiocchetto di seta e contenuti in una bustina tipo quella in uso per le sigarette sciolte. 

I temi trattati ne facevano un prodotto destinato prevalentemente ai clienti maschi. Lo stile adottato dagli illustratori andava infatti da immagini retoriche e pompose a figurazioni di donnine moderne e leggiadre, appassionate, romantiche odalische, zingarelle birichine, Salomè con o senza veli. Altre volte erano il tema era costituito da scene o mini monografie di celebri opere liriche. Ai tempi dell'impero di Mussolini arrivarono faccette nere e belle abissine, avvenimenti bellici e imprese coloniali. Per i patiti del settore c’erano quelli dedicati al calcio e al cinema con divi, attrici e stelline. 

765_001-2Dopo gli anni Cinquanta le dive erano ritratte anche in quella che al tempo era una versione osé: generalmente in una castigata tenuta balneare. Per situazioni più spinte, come ragazze con addosso la sola biancheria intima bisognerà aspettare ancora diversi anni.

Mezzo secolo fa o giù di li, il “Salone del barbiere” non era soltanto una questione di barba, baffetti, capelli, brillantina Linetti o Venus; oltre ad essere luogo privilegiato per la lettura gratuita dei giornali, assolveva anche una funzione culturale, sociale e di gossip: un precursore degli attuali “blog” multimediali. Il barbiere era una vecchia volpe. Con la scusa del taglio a sfumatura alta “alla Re Umberto II”, bassa “alla Mascagni” o lo “scalpo alla Kociss” e una scorta inesauribile di barzellette, s’intrufolava nelle questioni e sui pettegolezzi del momento acquisendo e aggiornando la sua personale agenzia di notizie e le storie ad ogni cambio di cliente.

c_quale la piu bella 1954-2La consuetudine dei calendarietti profumati andò via via a diminuire negli ultimi decenni del millennio scorso. Quando già folgoranti immagini di attrici e modelle erano abituali arredi delle cabine dei camionisti, arrivò Playboy, con la “playnette” del mese; arrivò il calendario di "Max" che, con le immagini dell'attrice Sabrina Ferilli (alcune pose erano state scattate nel parco di Grazzano Visconti), ebbe la diffusione di un milione di copie. Sulla scia dei successi editoriali si sono lanciati altri editori, avvenenti fanciulle e anche giovanotti senza abiti.

Nel 1963 la Pirelli stampò il primo calendario, destinato (salvo una sospensione fra il 1974 e il 1984) a costituire l'esempio singolare di un prodotto insieme nato per una clientela di officine e rivenditori di pneumatici, ma sempre più pensato per sofisticati e contingentati estimatori. Così, in tiratura limitata, anno dopo anno, le modelle al top e i fotografi più stimati allora (e anche oggi), componevano una sorta di percorso lungo i sentieri di un raffinato, esclusivo immaginario erotico. 
La voga di questi nuovi calendari straripò diventando quasi un trionfo fra sesso e pubblicità, la sigla indiscutibile, sorretta da tirature record, di fogli che presentano sempre il computo dei giorni, dei mesi, dell'alternarsi delle stagioni e dei cicli, ma dove santi e patroni non possono ormai più nulla.

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