Bobbio, addio all'insegnante Antonietta Macchini

Sono state celebrate nei giorni scorso nella Cattedrale di Bobbio, i funerali della professoressa Antonietta Macchini, vedova di Enrico Mandelli e storica insegnante di centinaia di bambini

Sono state celebrate nei giorni scorso nella Cattedrale di Bobbio, i funerali della professoressa Antonietta Macchini, vedova di Enrico Mandelli.  Il ricordo di uno studente: la "Macchini", la chiamavamo così, ha insegnato a centinaia di studenti a "far di conto", la Tavola Pitagorica e la matematica. E' stata mia insegnante quando nel 1954 entrai nella Scuola Media Vittorino da Feltre ospitata nei locali dell'Abbazia di San Colombano. Con lei mi accolsero e mi presero letteralmente per mano il preside Guido Armani, il professore di Italiano, storia e geografia Michele Paramidani e di Educazione fisica Roberto Ballerini. Uscivo da una gravissima esperienza di salute, mi hanno aiutato a inserirmi nell'ambiente della scuola a pieno titolo con uguali diritti e doveri di ogni bambino. La Macchini non era molto generosa: niente sorrisi né smancerie. Dalla cattedra dominava l'intera classe, non volava neanche una mosca, bisognava solo stare attenti a quello che diceva. Quando andavo alla lavagna la mia situazione nel deambulare non mi ha mai garantito alcun atteggiamento protettivo o sconto:  la professoressa capiva che dovevo vincere un complesso d’inferiorità di fronte ad una classe di maschie di femmine. Il tempo mi ha fatto capire quanto mi volesse bene e quanto mi è stata utile quella che mi sembrava la sua “insensibilità”. La mia gratitudine per la professoressa Macchini è stata e sarà per sempre. Gratitudine le devono le migliaia di studenti non solo di Bobbio ma di altre scuole dove ha insegnato, in paesi e a Piacenza. Raggiunta l'età della pensione da anni viveva nella sua bella villa dei Brugnoni dove con l'inseparabile marito che chiamava "il mio Enrico”, ha trascorso una serena vecchiaia. Diverse volte sono andato a trovarla. La seria e quasi imbronciata professoressa Macchini si era trasformata in una arzilla signora ciarliera ed ospitale, comunque sempre con un timbro di voce perentorio e conversazione per niente noiosa. Come sempre succede nelle retrovie dei cortei funebri si intessono i ricordi del funto. Per la professoressa Antonietta il pensiero ricorrente è stato "di gente così non c’è ne è quasi più".

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