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Sabato, 28 Maggio 2022
Cultura Bobbio

Bobbio e la Valtrebbia, territorio benedetto da Dio ma in declino economico

Mantenere percorribile la strada provinciale che oggi è come un fosso pericoloso, avrebbe dovuto essere una priorità. Non meno dannosa per il turismo della Valtrebbia è stata la crisi economica in generale, la desertificazione del territorio determinata dall’emigrazione giovanile per mancanza di posti di lavoro e la distruzione dell'agricoltura

Una parte importante degli impianti del Penice quest'anno non riaprirà.  Sarà in attività solo il campo scuola. La Società Girasole di Pier Luigi Sala proprietaria degli impianti di risalita al Passo del Penice, per cause di forza maggiore e con rammarico, ha fatto come le canne che durante la tempesta si piegano per non rompersi. La pista da sci partiva dalle immediatezze del Santuario per arrivare nel fondo del canalone. Pierluigi Sala e Aldo Mozzi, gestore del ristorante Lo scarpone, tengono eroicamente duro per l'affetto e l'amore per il "sito". Siamo al crepuscolo della storia del comparto turistico di Monte Penice? Dio non voglia.

Frequento il Penice, come non molti bobbiesi; purtroppo per arrivarci da Bobbio occorre percorrere dodici chilometri di strada provinciale che fa  pena. Una vergogna per gli amministratori della Provincia di Piacenza, che possono stringersi calorosamente  la mano con quelli di Pavia per come hanno lasciato ridurre i 27 chilometri di arteria che separano Bobbio da Varzi. Se la sono trovata fatta, non riescono a mantenerla. Il piazzale del Passo è la cartolina dell'abbandono, dell'incuria della trascuratezza.

La Famiglia Taverna, pioniera del Penice, la Famiglia Malacalza che tiene d'occhio le 150 Unità familiari del villaggio "La Residenza" e dintorni con l'inossidabile Aldo Mozzi, gestore del già citato ristorante, costituiscono la comunità che al Passo Penice ci vive 365 giorni l’anno tenendo acceso il moccolo di luce.

La storia recente del Monte Penice non può prescindere da loro, ultimi " Mohicani" del luogo più bello delle due provincie confinanti. Partendo dalla vetta dove il millenario Santuario dedicato alla Madonna - già richiamo di un turismo religioso importante grazie ai Rettori che l'hanno promosso: Don Pasquale  Stafforini, Don Giacomo Maina, Don Angiolino Bulla - un tempo competeva con gli altri dell’Italia settentrionale; da tempo però l’affluenza si è molto ridotta. Scendendo verso il Passo ci si trova, in piena efficienza, il Centro Rai che irradia i segnali televisivi nella Pianura padana; accanto alla struttura vi è la ex Caserma dell’Esercito Italiano reparto trasmissioni e nelle adiacenze il Ristorante Genzianella; entrambi sono chiusi e in condizioni precarie.

Sempre in zona ci sono le villette prefabbricate del signor Dino Cella che ne era stato inventore e costruttore, nello stabilimento di Bobbio in via Roma. Il fiore all'occhiello del passo era l" Albergo Buscaglia” frequentato dai clienti della Piacenza e Pavia "bene", vi possedevano le ville dove passavano l'estate. Una sorta di Cortina, tanto era esclusiva. Il re del Passo Penice è stato Felice Buscaglia "Felicin": vi abitava con la famiglia nella "vecchia cantoniera" che quando fu dismessa trasformò nell'Albergo Buscaglia, gestito con grande professionalità dalla moglie Delina e dalle figlie, Franca e Lina, fino a qualche decennio fa.

Il salto di qualità al comparto Penice lo fecero fare il geom. Carlo Taverna professionista di Guidizzolo e il geom. Giovanni Bertetti, impresario edile di Voghera, che inventarono e costruirono il villaggio chiamato "La Residenza" che si concretizzò nelle 150 unità familiari ancora oggi esistenti ma pochissimo frequentate.  Fondamentali allo sviluppo turistico del Penice con certezza sono stati gli impianti sciistici di risalita.

Le istituzioni non si sono mai preoccupate di valorizzare come avrebbero dovuto e meritato le bellezze naturali del luogo: il fiume Trebbia e l'intero comprensorio del Penice, attrattive impareggiabili delle due province di Piacenza e di Pavia. 

Mantenere percorribile la strada provinciale che oggi è come un fosso pericoloso, avrebbe dovuto essere una priorità. Non meno dannosa per il turismo della Valtrebbia è stata la crisi economica in generale, la desertificazione del territorio determinata dall’emigrazione giovanile per mancanza di posti di lavoro e la distruzione dell'agricoltura causa la massiccia e insostenibile presenza di fauna selvatica che ha portato alla resa anche i più ostinati e duri agricoltori.

Pur essendo un ottimista "oltre la ragione" non vedo roseo il futuro della mia Città e del suo territorio causa i troppi treni persi. Nessuna programmazione per uno sviluppo economico, tanti spot pubblicitari con il sostegno di un’informazione disinformante, megafono dei "padroni del vapore ", di coloro che se la cantano e se la suonano e di una popolazione disinteressata e rassegnata perché anziana.

Tristo quell'uccello che nasce in cattiva valle ma non è il caso della Val Trebbia, di Bobbio in particolare. Un territorio benedetto da Dio che l’ha attrezzato di tante bellezze naturali; ma non ha funzionato il detto "aiutati che Dio di aiuterà", ma piuttosto: "Lascia perdere".

La chiusura delle Terme di San Martino è stata una mazzata per il turismo, per l'economia nel suo complesso. “le Terme sono fallite tutte”, cosi mi sono sentito più volte rispondere da molti; una auto assoluzione infantile.

Nelle immagini:

- Pinotto Pasquali, esperto sciatore quando gli sci erano fatti in casa.

- don Pasquale Stafforini rettore del Santuario negli anni del dopoguerra.

- Il Ristorante Genzianella fa sommerso dalla neve in una immagine datata e  in una foto di qualche decennio fa

- Il  ristorante “A 3 passi” da tempo inattivo. 

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