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Giovedì, 19 Maggio 2022
Società Dante Alighieri

Carlo I d’Asburgo, una vita breve da uomo di pace

Excursus storico-biografico del professor Maurizio Dossena per ricordare il centenario della morte del Beato

Carlo I d'Asburgo, beatificato nel 2004 da Papa Giovanni Paolo II, è stato l'ultimo imperatore d'Austria, re d'Ungheria e Boemia e monarca della Casa d'Asburgo-Lorena e Austria-Este. Alla sua vita di politico illuminato e di credente nei valori della religione cristiana si ispira l’azione della “Gebetsliga” l’Associazione Pubblica di Fedeli, riconosciuta dalla Chiesa con sede a Vienna e con una delegazione nella nostra città che, presso la Chiesa piacentina di San Corrado Confalonieri e Preziosissimo Sangue, è punto di riferimento di preghiera attraverso un’adorazione Eucaristica ogni terzo giovedì del mese.

Il centenario della sua morte, avvenuta a soli 34 anni (il 1 aprile 1922) è stato ricordato dal prof. Maurizio Dossena, su iniziativa della Società “Dante Alighieri”, in collaborazione con la “Famiglia Piasinteina”.

Carlo era asceso al trono imperiale a seguito dell’attentato di Sarajevo, in cui fu assassinato l’arciduca Francesco Ferdinando, legittimo erede, e stante l’avvenuta premorienza di tutti gli altri eredi nella progressione dinastica. Per Carlo I è stato assai difficile divenire imperatore se non fossero accadute vicende che gli presentarono un compito politico assai duro da digerire, ma alla quale, per ragion di Stato, fu costretto ad accettare ma che caratterizzò con le sue doti morali, cristiane, cattoliche e di combattente per la pace. 

Nel 1911 aveva sposato Zita duchessa di Borbone-Parma e, pur giovane, fu padre di ben otto figli, di cui l’ultimogenita una femmina che non fu da lui purtroppo mai conosciuta, essendo, al momento della propria morte nel 1922, ancora in corso di gestazione da parte della amatissima moglie.

«I denigratori dell’ultimo imperatore asburgico – ha evidenziato il professor Dossena nel corso del suo interessante excursus biografico sull’Imperatore Carlo I - lo calunniarono di aver lasciato usare a Caporetto (tragica per l’Italia) i gas asfissianti, laddove egli, invece, si era adoperato proprio per evitarli. E del resto i vincitori nella battaglia, di fatto, furono i tedeschi, e non gli austriaci. La successiva sconfitta dell’Austria nel ‘18 costò a Carlo l’esilio, dopo un paio di tentativi falliti per recuperare la corona di re d’Ungheria, la vita fu particolarmente dura e amara per lui. Dapprima girovago con la famiglia per varie località europee, fu infine relegato nell’isola portoghese di Madeira e privato di ogni risorsa finanziaria di necessità di vita quotidiana. E visse con Zita e i figli in vere gravi difficoltà economiche. Morì per una causa banale: contrasse una bronchite che trasformatasi rapidamente in polmonite lo portò alla morte a soli 34 anni, a Madeira, dopo 11 anni di matrimonio (1922). In concreto la sua breve vita non gli regalò molta buona sorte al di là degli affetti familiari profondamente vissuti. Si trovò a dover fronteggiare una guerra di “inutili stragi” nella quale, tra l’altro, si oppose fermamente (evitando un ennesimo disastro) ad un programmato bombardamento di Venezia».

Carlo I d'Austria è stato elevato agli onori degli Altari da Papa Woytjla, quale Beato, proprio per la sua dedizione alla Fede cattolica, alla pratica dell’insegnamento di Cristo, alla rettitudine quale modello di vita familiare e coniugale, al suo promulgare assistenza sociale, alla sua santità anche nell’azione politica. Oltre che alla sua “aperta” visione mentale per un’Europa che, se fosse vissuto, probabilmente (sia pur compatibilmente coi tempi) sarebbe forse stata antesignana di 

quanto poi realizzatosi nei nostri recenti decenni. Quando nel 1919 ormai aveva perduto tutto, alla domanda sul perché ringraziava il Signore, rispose: “L’importante è che i popoli abbiano ritrovato la pace, e per questo bisognava ringraziare il Signore”. I suoi princìpi morali erano saldi e chiari e non intendeva mai calpestarli. E pur andando in esilio, non aveva mai inteso abdicare, perché “un padre non abbandona mai i suoi figli”. Nella sua breve vita si è sempre battuto per una pace vera, seria, illuminato da principi cristiani, così come la moglie Zita, morta a 96 anni nel 1989, dopo aver vestito per tutta la vita sempre il lutto per la morte dell’amato marito. 

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