Chi sono i padroni del mondo

Naom Chomsky

Può dirsi senza ombra di essere smentiti, che quasi tutto il 1200 (dal 1215 al 1297) sia stata caratterizzato dalla storia di un documento che, partendo dall’Inghilterra,  avrebbe avuto  rilevanza per tutte le società a venire. L’esplicito riferimento va alla Magna Carta Libertatum, che regolamentava un’ antecedente legge consuetudinaria, la cosiddetta Legge della foresta. Perché a distanza di molti secoli, è stata ed è importante la Magna Carta? A ricordarcelo, ce ne fosse di bisogno (e ce n’è), è l’ultimo lavoro di Naom Chomsky, “Chi sono i padroni del mondo”. Non è una domanda la sua, ma una elencazione storica di fatti, di cui siamo stati diretti testimoni, quelli della mia generazione, almeno di molti di essi.  La Magna Carta conteneva alcuni principi che oggi vengono continuamente disattesi in molti Stati. Tra questi principi ricordiamo: la garanzia di un regolare processo prima di potere essere imprigionati, la proporzionalità della pena commensurata al reato, l’istituzione di una Commissione che facesse da contraltare al potere del re, la libertà della Chiesa.

Principi elementari che formalmente dovrebbero essere accettati, condivisi e da tutti applicati. Ebbene Chomsky ci dice e ci dimostra che così non è. Il suo escursus storico su tanti fatti accaduti dimostrano invero  il contrario. Esempio emblematico è stato Guantanamo, un’isola trasformata in una camera di tortura. Dai crimini contro la persona, si passa ad esaminare i crimini contro interi popoli e Stati. Dal Vietnam alla Cambogia, dal Cile a tutta l’America latina. Se la tortura contro il singolo è certamente abietta, l’invasione e la sottomissione di interi popoli è un crimine molto peggiore e l’Autore ci ricorda il caso emblematico dell’invasione dell’Iraq, così come poi quello della Libia. “L’amnesia storica è un fenomeno pericoloso non solo perché svigorisce l’integrità morale e intellettuale ma anche perché diventa terreno fertile per nuovi crimini ancora di là da venire”. Dietro il paravento della difesa della democrazia vige lo sprezzo delle èlite proprio per la stessa democrazia. John Dewey, filosofo pragmatista americano, inizio secolo scorso, definì la politica “l’ombra proiettata sulla società dai grandi interessi economici”. E torto non aveva. Dagli anni settanta, il capitale finanziario ha fatto di più, ha allontanato la gente dai partiti tradizionali, mentre i partiti, pur alternandosi ai vari governi, hanno continuato la stessa politica. In una realtà come quella italiana, i partiti sono stati sostituiti da organizzazioni autoreferziali. Organizzazioni identiche l’una all’altra, nei programmi e nei fini. Tutti questi Partiti nulla ci dicono ad esempio su un argomento che sta a cuore a tutti come la disoccupazione, mentre prioritario per loro è diventato il deficit, l’unico argomento di discussione parlamentare. L’economista premio Nobel Robert Solow ci dice che le soluzioni politiche che danno gli economisti non modificano l’economia reale, mentre i loro fallimenti trasferiscono ricchezza dai contribuenti al mondo della finanza. La rivista Foreign  Affairs scrive, riferendosi agli USA, che “le politiche statali sono straordinariamente regressive, e che dunque consolidano ed estendono la diseguaglianza sociale” ma sono formulate in modo che inducano “i cittadini a pensare che il governo aiuti solo i poveri immeritevoli”; lo stesso può dirsi dell’Italia, dove il disoccupato può essere libero di pensare che il governo aiuti solo gli immigrati che sarebbero i poveri immeritevoli. Tralascio del libro tutte le parti che riguardano l’inquinamento, la guerra fredda, la crisi cubana, la politica israeliana, i piani della CIA, l’abbattimento di aerei civili … A proposito di aerei civili abbattuti da missili militari anche noi qualcuno l’abbiamo avuto, come possiamo dimenticare le  81 vittime di Ustica, in una calda serata estiva dell’80?.

Torniamo all’economia. Secondo Ware la rivoluzione capitalista ha determinato lo spostamento dal prezzo al salario: l’operaio non vende più il suo prodotto, ma il suo lavoro. Secondo John Stuart Mill la liberazione dei lavoratori sarebbe dovuto realizzarsi con il possesso collettivo del capitale col quale poter  finanziare le proprie attività. Queste teorie pur liberiste, minacciavano e minacciano l’impresa dell’odierno neo-liberalismo che impone il principio dell’accumulo della ricchezza individuale senza limite e con qualsiasi mezzo.  Di conseguenza, con ogni mezzo, usando la forza, il sistema educativo, l’industria pubblicitaria, sono stati messi a tacere tutti quei movimenti democratici che propugnavano ideali di solidarietà e di democrazia. Quando ci poniamo la domanda: Chi governa il mondo? Spontaneamente rispondiamo: Gli Stati, le grandi potenze. Ciò non è sbagliato, ma è abbastanza limitato ed incompleto. Oggi la risposta dovrebbe essere:  le conglomerate multinazionali, gli imperi commerciali, le enormi istituzioni finanziarie. La loro massima ce la ricorda Smith: “tutto per noi e niente per gli altri”. Gli accordi economici come il TPP (Paternariato trans-pacifico) sono accordi che riconoscono tutele e diritti agli investitori privati camuffandoli come accordi di libero scambio.

Un riferimento anche all’Europa. L’Unione Europea comincia a vacillare per gli effetti dei provvedimenti di rigore dettati dal F.M.I., la democrazia svigorita ha consegnato qualsiasi potere decisionale ai burocrati di Bruxelles, i leader politici nazionali devono sottostare alle istituzioni europee, alle banche ed alle multinazionali. L’esame finale del libro riguarda le sfide di oggi: l’Asia orientale, l’Europa orientale, il mondo islamico. Gli interventi occidentali, USA-UK-Francia, hanno destabilizzato Medio Oriente e Africa, l’Europa sta crollando sotto il peso dei rifugiati.

Ma il mondo che ci mostra Chomsky ha anche bagliori di luce, esempio quando riporta la prima pagina del New York Times a firma del giornalista Patrick Tyler :  “Ci sono due superpotenze sul pianeta: gli Stati Uniti e l’opinione pubblica mondiale”.  Ciò è vero se ricordiamo le grandi manifestazioni pacifiste che contribuirono dall’interno a sconfiggere l’imperialismo americano in Vietnam.  Alla domanda “Chi governa il mondo?” dovremmo porcene un’altra: “Quali principi e valori governano il mondo?”. La conclusione: “Questa dovrebbe essere la prima domanda per i cittadini degli stati ricchi e potenti, che godono di uno straordinario tesoro di libertà, privilegio e opportunità grazie alle lotte di chi è venuto prima di loro e per i quali è giunto il momento di scegliere come affrontare problemi di immenso rilievo umano”.

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