Cinquant’anni fa moriva Luigi Tenco, la vita di un mito raccontata alla Famiglia Piasinteina

Pomeriggio tra racconto, musica e un po’ di nostalgia alla Famiglia Piasinteina dove la Dante Alighieri piacentina, in collaborazione con la benemerita associazione del razdur Danilo Anelli, ha rievocato la figura e le canzoni di Luigi Tenco

Luigi Tenco

Pomeriggio tra racconto, musica e un po’ di nostalgia alla Famiglia Piasinteina dove la Dante Alighieri piacentina, in collaborazione con la benemerita associazione del razdur Danilo Anelli, ha rievocato la figura e le canzoni di Luigi Tenco (1937-1967). Il cantautore, attore, poeta, compositore e polistrumentista italiano, all’epoca era tra gli esponenti della scuola genovese, il gruppo che stava rinnovando la musica leggera italiana: ne facevano parte tra gli altri Fabrizio De André, Gino Paoli, Bruno Lauzi e Umberto Bindi. 

Protagonisti del revival musicale piacentino il giornalista e scrittore Mauro Molinaroli e Adriano Vignola medico neuropsichiatra di professione, artista poliedrico nel campo della pittura, della grafica, acuto vignettista e apprezzato esecutore musicale. I loro interventi, ha detto in chiusura il presidente della Dante Roberto Laurenzano interpretando l’evidente gradimento della platea, hanno fuso narrazione e canto accompagnato dalle note delle corde della chitarra: una mescolanza di brani poetici e di emozioni che hanno fatto rivivere l’atmosfera musicale degli anni Sessanta del secolo scorso  intrisa di ricordi, situazione, sentimenti rivissuti con piacevole velata nostalgia.

Nella sera del 26 gennaio 1967, Tenco salì sul palco del Festival di Sanremo per cantare la sua canzone “Ciao amore, ciao” eseguita, in versione separata, anche dalla francese Dalida. La cantò male, andando fuori tempo, dopo aver assunto un farmaco e dell’alcol e facendo spazientire Dalida, che commentò poi dietro le quinte che gliel’aveva rovinata. Tenco seppe che era stato eliminato dal Festival mentre dormiva su un tavolo da biliardo; rientrò nella sua camera d’albergo. Fu ritrovato la mattina dopo, ucciso da un colpo di pistola alla tempia. Tenco si sarebbe suicidato per la delusione di aver visto la sua canzone rifiutata e per protesta verso l’industria musicale italiana e il pubblico in generale. Da subito iniziarono comunque a circolare dubbi e versioni diverse da quella ufficiale, alimentati da un’indagine a volte poco precisa e da alcuni dettagli poco chiari. Subito e ancora oggi su Internet circolano congetture e ricostruzioni più o meno fantasiose.

Nel 2005 la Procura di Sanremo ordinò di riesumare la salma per effettuare nuovi esami, tra cui l’autopsia: il caso venne chiuso un anno dopo e venne confermata l’ipotesi del suicidio. Un supplemento di indagine della polizia del 2015 è stato riaperto e poi archiviato. La rivoluzione artistica di Tenco – ha evidenziato Molinaroli - è riscontrabile nella volontà di una profonda  rottura con la musica tradizionale italiana e la necessità di trattare tematiche all'epoca all'avanguardia quali il sentimento umano nella sua crudezza; l'amore sotto le sue molteplici prospettive, le esperienze esistenziali, fino alla critica sociale come la politica; l'ideologia, i diritti della donna, la guerra e i temi dell'emarginazione, con forti accenni individualisti,  ricollegandosi spesso ai toni dell'esistenzialismo francese, anticipando anche i temi del “Sessantotto”. A detta di Morgan la filosofia dietro alle canzoni di Tenco si potrebbe accostare al pensiero di pensatori esistenzialisti quali Jean-Paul Sartre e non esistenzialisti come Jacques Derrida, Louis Althusser, Carlo Michelstaedter. Anche Fabrizio De André ha più volte espresso pubblicamente profonda stima e amicizia nei confronti di Tenco arrivando a dichiarare che "senza Tenco io non ci sarei stato".  Molinaroli ha presentato i brani eseguiti con chitarra e voce da Vignola, evidenziando la poetica che spesso accompagna i testi che parlano di idee, sogni e sentimenti, strofe musicali solo apparentemente semplici e facili; nascondono infatti significati intimi e profondi, che non furono riconosciuti dall'allora grande pubblico, ma che hanno fatto di Tenco un personaggio di culto.

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