“Criminali onesti”, l’ossimoro del giovane scrittore italo-sovietico Lilian Nicolai

«Vivo con la nostalgia del paese. Ma so che se tornassi perderei anche la nostalgia»

Carmelo Sciascia con Lilin nelle foto di Giorgio Picchioni

A proposito della nota “Una solitudine troppo rumorosa”di Bohumil Hrabal, scrissi che di ossimori è piena la letteratura, riportando anche l’esempio di Milan Kundera con il titolo del suo romanzo “L’insostenibile leggerezza dell’essere”. Saltando da una considerazione ad un’altra, non ho potuto fare a meno di pensare ad un ossimoro del giovane scrittore italo-sovietico Lilian Nicolai: la definizione di “criminali onesti” che ricorre in tutte le sue opere.

Abbiamo avuto il piacere di incontrarlo a Piacenza, in Fondazione, quest’inverno, in occasione della presentazione del suo ultimo lavoro “Un tappeto di boschi selvaggi”. Pubblicato come gli altri precedenti da Einaudi editore – Torino.  Mi è parso un esteta, una diabolica faccia d’angelo, cui potere affibbiare la convinzione di tanti emigrati: “La cosa che più desidero è tornare in paese (in Transnitria, nel suo caso). Ma non torno più. Ho tanta nostalgia. Vivo con la nostalgia del paese. Ma so che se tornassi perderei anche la nostalgia (quindi resto in Italia)”.

Criminale è un delinquente, chi compie delitti e mette in essere un comportamento comunque, anche se talvolta solo psicologico, antisociale. Onesto è chi si conforma alla legge della società in cui vive, alle leggi morali, conduce un comportamento improntato alla rettitudine in generale. Termini quindi contraddittori. Termini che nonostante tutto per Nicolai Lilin sono capisaldi del vivere con rettitudine nella società siberiana trapiantata in Transnistria (Moldavia).  All’ossimoro di “criminali onesti” fa eco il seguente paradosso: la Transnistria si era autoproclamato Stato indipendente, senza riconoscimento da parte di nessuno!

Lasciamo da parte le discutibili vicissitudini biografiche dello scrittore e formuliamo qualche osservazione di carattere letterario, sociale e politico delle sue opere.  Ad una prima lettura le storie di Nicolai Lilin ci lasciano sbigottiti, ci parlano di un mondo apparentemente lontano dal nostro. Ma solo apparentemente, perché la sua educazione siberiana ed i riti ad essa collegati come i tatuaggi, ci riportano immediatamente a storie di casa nostra. Accomunare l’iconografia cristiana con la simbologia della violenza sembra copiato da un protocollo di affiliazione mafiosa. I cuori sanguinanti, i pugnali, le croci ed i crocifissi, le madonne, fanno parte della storia dei tatuaggi di tutta la malavita nostrana. Basti pensare che l’affiliazione ad una famiglia della mafia siciliana avveniva davanti ad una immaginetta di un santino che poi si bruciava, dove si facevano colare delle gocce di sangue del picciotto di turno. Era la famosa “punciuta”. Aveva una forte valenza simbolica: si sarebbe finiti bruciati in caso di tradimento. Nulla ci dice di nuovo il Nostro nemmeno in merito all’odio verso le leggi ufficiali e di chi li rappresenta. I poliziotti ed i carabinieri erano nelle nostre comunità contadine e proletarie soprannominati “sbirri”, in senso dispregiativo, perché rappresentanti di un potere repressivo e di classe. Ed allora  in Italia,  continuo a scrivere ed a fare tatuaggi.  La sua scrittura è scorrevole, i termini semplici ed appropriati rendono bene le situazioni descritte. È da sottolineare un altro aspetto dello scrittore che ha a che fare più con le sue concezioni geopolitiche che letterarie. Cioè, pieno sostegno alla politica russa e critica più che condivisibile per le scelte scellerate dell’occidente (dalla guerra irachena a quella libica). Quell’occidente che ha esportato guerre in nome della pace e della democrazia. Anche su questo ossimoro “storico” ci sarebbe tanto da scrivere e riflettere. A prevalere infine, vista l’inconciliabilità dei termini (guerra e pace, occupazione ed esportazione della democrazia), è stato un sistema di guerra permanente e sempre più allargata con ricorso, più o meno celato al terrorismo. Viviamo un’epoca in cui si esalta la pace mentre si fa di tutto per non averla! Sull’uso e la diffusione delle armi, che lo scrittore Nicolai Lilin tiene in grande considerazione, accusa apertamente il sistema americano, dove le armi si possono tenere anche incustodite in giardino, come avviene, per sua testimonianza diretta, nello stato del Texas.  In America, circolano molte armi ma non c’è rispetto per esse.  Le armi, che per loro natura sono neutrali, possono essere alleate degli uomini se tenute ben custodite e rispettate. Il nostro scrittore critica la società americana, un paese dove la cultura è assente. Un paese che ha solo duecento anni di storia. Gli USA sono un paese governato da finanzieri senza scrupoli ed unico paese al mondo che ha usato ad oggi le armi atomiche. I finanzieri hanno dominato e determinato ogni scelta di politica estera americana e dell’Europa occidentale. - Basta riflettere su quello che è successo in Italia nel 2011, per rendersi conto del potere delle banche e della finanza, di come questa possa influire, dall’oggi al domani, sulla vita di ogni singolo cittadino e sospendere la stessa democrazia di interi paesi, come è appunto avvenuto anche da noi - .

Sì, oggi parlare di politica è parlare di un sistema geopolitico internazionale, sempre  più spesso controllato dal capitale e dalla finanza che ha bisogno di alimentarsi di guerre e di dominio, distruggendo qualsiasi sistema politico, anche se legittimo ed economicamente sostenibile di altri paesi. Chiaro sostegno viene dato da Nicolai Lilin, alla politica di Putin che ha ridato fiducia ai cittadini russi, ha eliminato un sistema mafioso diffuso nella società ed ha evitato una guerra contro la Nato in Ucraina.

I Russi amano l’Italia come culla della cultura. Ed anche in nome della cultura che va combattuto lo stato islamico. Uno stato sostenuto apertamente dalla stessa Turchia (Stato membro della Nato). Interessante il parallelo tra il terrorismo in Italia ed il terrorismo internazionale dell’Isis. L’Isis come mezzo per dominare intere regioni del medio oriente, come  il terrorismo degli anni ‘70 in Italia, per controllarne la politica. La cultura occidentale va difesa e protetta contro la violenza islamica. Un altro siberiano che ha dimostrato un forte attaccamento alla cultura europea è stato Aleksandr Sokurov con il film Francofonia. Questo film ha dimostrato, ce ne fosse stato di bisogno, il forte legame che i Russi hanno con la cultura europea, cultura simbolicamente rappresentata nel film, con i capolavori del Louvre da salvare.  

Nicolai Lilin frequenta le chiese, la ortodossa come la cattolica e forte rimane il suo attaccamento alla religione come valore spirituale, ad una religione cristiana che unifica dall’est all’ovest l’Europa intera, sicuro baluardo contro ogni forma di prevaricazione ideologica dell’Islam.

Sostiene Nicolai Lilin che la gentilezza è la forma migliore di espressione e di comunicazione. Speriamo che la sua fiducia, verso la cultura, verso i giovani e la loro intraprendenza renda migliore il domani in Italia e nel mondo.

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