“Democrazia oggi, realtà o apparenza?”

Intervento di Carmelo Sciascia al “Contesto” di Racalmuto (Agrigento)

“Il Contesto” è un concorso che nasce a Racalmuto (Agrigento), una realtà geograficamente piccola ma con un contesto socio-economico e politico che riflette comunque la confusione e le contraddizioni di tutta la realtà nazionale. Comprese le trame di potere e la corruzione. La premiazione dell’edizione 2017 è stata aperta con una discussione attorno al tema “Democrazia oggi, realtà o apparenza?”, dibattito al quale è intervenuto, fra gli altri, Carmelo Sciascia, piacentino di adozione con un approfondito  intervento che abbiamo ripreso nella sua interezza.

Il Contesto è l’opera di Leonardo Sciascia, pubblicata nel 1971 dall’editore Einaudi,  dove la confusione tra sinistra e destra, tra governo ed opposizione, è totale. Si descrive il potere. Un potere che organicamente usa qualsiasi opposizione, e spesso la crea in modo fittizio e strumentale,  per restare arroccato alle proprie rendite di posizioni ( Brigate Rosse docet). Ed allora si rende evidente il bisogno di parlare di democrazia.

Dicevo che l’opera è stata pubblicata nel 1971 ma l’anno in cui si diffuse e tanto se ne parlò fu il 1972. Allora facciamo un piccolo riassunto di cosa successe quell’anno.  Nel 1972, la V Legislatura veniva varata e retta  solamente dalla DC con a capo del governo Giulio Andreotti. Il Divo, com’è stato definito dal magnifico film di Sorrentino, regnava indisturbato, nonostante il 68, nonostante il 69, nonostante tutto e malgrado tutto. Il divino Giulio sosteneva che “bisogna amare così tanto Dio per capire come sia necessario il male” e di male ce n’era e ce n’è tanto! Il 1972 prosegue con la VI legislatura, con un governo guidato da Andreotti e sostenuto da una coalizione DC-PLI-PSDI.

Sembrano tempi lontani, preistoria politica, ma  oggi,  se diamo un veloce sguardo ai componenti del governo ci si accorge che molti hanno chiara matrice democristiana, ciellina, liberale e …  (mi sembra rivoluzionario dire anche socialdemocratica), allora abbiamo la quadratura del cerchio, secondo la visione propria de Il Contesto.

Capisco che attraverso una qualsiasi filosofia della storia riusciamo a trovare giustificazioni teoriche alla cronaca odierna, dalla teoria delle catastrofe di Arnold Joseph Toymbee, alla teoria dei corsi e ricorsi storici di Gian Battista Vico, oppure facendo riferimento all’eterno ritorno dell’eguale di Nietzsche:  mi viene comunque difficile capire come siano stati buttati via più di 40 anni di storia per ritornare, come in un maldestro giuoco del caso, al tempo del “Contesto”; anzi, di esserci sempre stati.

La DC muore nel 1994 per implosione, con la fine della prima Repubblica. Magnifica la descrizione della DC in “Todo Modo” (altra opera di Sciascia più tarda di un paio d’anni dal Contesto, precisamente del 1974).  Lo stesso Partito democristiano finito nel ’94, attraverso un mirabile giuoco di specchi e di rimandi, di fusioni e di separazioni, di apparenti divisioni,  destroidi e sinistre (termine che rende bene il concetto). Rinasce.

La DC rinasce, sotto mentite spoglie, perché l’Italia è prevalentemente clericale e conservatrice, incapace di qualsiasi cambiamento radicale.  L’Italia della prima o della seconda Repubblica rimane la Repubblica de Il Contesto.

Leonardo Sciascia l’aveva tenuto fermo due anni quel libro,  aveva persino paura a pubblicarlo. E le reazioni virulente degli articoli scagliati al suo indirizzo l’hanno confermato. Sono stati più di venti gli articoli solo de L’unità e Rinascita (il nostro ex Presidente Napolitano sicuramente ricorderà anche chi li aveva firmati, quegli articoli). Descrivere l’Italia come luogo di omicidi eccellenti in nome di una ragione di Stato dove ci sono tutti, ma proprio tutti, opposizione compresa, è il tema preponderante del libro.

“Ho paura di dire cose che possono avvenire” (L. S.). Anch’io ho paura, paura di constatare cose che sono già avvenute e continuano ad accadere. Constato che morta la DC, rinasce identica nella concezione di una gestione poco chiara del potere in tanti altri partiti a noi contemporanei.

Sciascia non capì la nuova mafia, Cosa Nostra. Aveva capito e descritto molto bene quella che in qualche modo era ancora legata alla terra, alla speculazione edilizia, alla politica. Non aveva capito le aristocrazie finanziarie, quelle che muovono un fatturato economico annuo di più di settanta miliardi di euro. Ma è giustificabile, è morto nel 1989, non c’era ancora l’Euro, non c’era come oggi la BCE, il Fondo Monetario Internazionale ed altre istituzioni economico-finanziarie di rilevanza internazionale (quando si parlava di signoraggio allora, si pensava ad una pratica medioevale!).

Nel Contesto, l’ispettore Rogas dice testualmente: “ Il potere in Sicilia, in Italia, nel mondo, sempre più degrada nella impenetrabile forma di una concatenazione che approssimativamente possiamo dire mafiosa”. Eravamo nel ‘71 in altre vicende affaccendati, ma non sembra che questo passo ci parli delle inchieste sulla trattativa mafia stato? E viene, anzi ritorna spontanea la domanda: ma che governi sono stati tutti quelli che da allora si sono succeduti?

Vorrei accennare, per simpatie professionali ad un filosofo siciliano come Sgalambro che molto bene ha tratteggiato lo stato d’animo isolano. Rinunciatario ed individualista.

 Il filosofo siciliano Sgalambro scrisse: "Ciò che vedo intorno stimola in me pensieri d'odio … per questo rivendico la mia ascesi mentale".  La sua ascesi lo porta a formulare la metafora della nave. L'isola, la Sicilia è precaria, instabile  come una nave. Ampliando prospettiva metaforicamente e per analogia, possiamo dire che oggi la nave da Isola è diventata Penisola, il “taedium” da isolano è diventato nazionale.

L'esproprio della speranza politica è stata lenta e continua. La politica è diventata l'arte di vedere il vetro e non di vedere attraverso il vetro. Il cinismo teologico di Sgalambro che può sembrare astratta filosofia può essere paragonato al cinismo monetario e finanziario che si vuol fare passare come unica verità filosofica del mondo contemporaneo.  Mi ricordo, quando ragazzo lessi la teoria della palma. Il clima si fa sempre più caldo. Da sud verso nord, il clima si fa sempre più favorevole alla coltura della palma, circa cinquecento metri ogni anno. Alla linea della palma si aggiunse la teoria del caffè ristretto. Come scrisse Sciascia, la linea del caffè concentrato, forte degli scandali, sale su su per l'Italia, ed è già oltre Roma … (eravamo più di mezzo secolo fa). Oggi quella colonnina di mercurio è andata ben oltre Roma, ben oltre le Alpi. Così come il modo isolano di pensare, ce lo descrive  cabalisticamente Sgalambro, così quello di governare ce lo ha scritto esplicitamente e bene Leonardo Sciascia.

Forse tutta l'Italia sta diventando Sicilia, si disse allora. Oggi quel forse, ahinoi, con i dovuti distinguo, probabilmente non c'è più, la previsione è diventata l'unica e onnicomprensiva realtà. Così nella politica prima, come adesso nella passiva e pessimistica forma del pensiero. Non più un pensiero teso ad una qualsiasi forma di cambiamento, ad una prospettiva che parta dai bisogni reali dell'uomo e ci ponga l'alterità di un qualche modello, ma una accettazione supina di scelte che vengono fatte da "altri" e fatte "oltre" i confini nazionali. Il potere non sta in Parlamento diceva Sciascia ma chi decide sta fuori, si colloca oltre, al di là ed al di fuori del Parlamento stesso. Cioè le decisioni, le scelte vengono fatte al di fuori dei partiti,  e non sono scelte apolitiche ma politiche elevate all'ennesima potenza, fatte da uomini fuori dai partiti (tecnici) che stanno oltre qualsiasi schieramento, e forse proprio per questo dentro  tutte le forze politiche, ne costituiscono l'humus.

Come lievito, come farina, come sale, comunque come forze inalienabili e vitali alla vita dello Stato, di questo Stato, che tutto comprende (nelle tasse e nei tagli) e tutto esclude (nelle scelte e nelle decisioni). La politica monetaria, la finanza, da strumento dei governi, sono diventati … governo. Ed ancora una volta e sempre, strumenti di qualcosa di "altro" e di decisioni prese "oltre" qualsiasi forma di rappresentanza democratica. La negatività di scelte politiche si è evidentemente fusa con una negatività del pensiero. Ne è venuto fuori un mixer di indistinto miscuglio bene-male, dove non esistono confini netti e ben delineati, dove scelte politiche si sono trasformate in astratte categorie dello spirito.

Se Sgalambro dice che pensare non gli ha dato gioia, pensate un po' cosa ha procurato a noi, che filosofi non siamo ma semplici cittadini comuni!

Succede a volte di leggere dei libri e di vedere comparire davanti con gli occhi della memoria, insieme al testo che si sta leggendo, un altro libro. È quello che mi è successo leggendo “Siamo il 99%” di Noam Chomsky. 

Il libro richiamato alla memoria è “Indignatevi” di Stephane  Hessel.

Indignatevi è stata di una moderna guida per i giovani, cui l’autore si rivolgeva affinché si indignassero contro l’attuale dittatura finanziaria, perché “l’indifferenza è il peggiore di tutti gli atteggiamenti .…  Creare è resistere. Resistere è creare”. Adesso ho scoperto con il libro di Chomsky un altro manuale di resistenza, rivolto stavolta non solo ai giovani ma a tutta la comunità. In questo piccolo libro, Siamo il 99%, quasi un opuscolo di propaganda, si prende in considerazione la soluzione reale che è possibile dare ai problemi politici, economici e sociali odierni, non solo in America ma nel mondo. Sono interviste e conferenze che hanno la capacità di mettere in luce alcune caratteristiche peculiari di una crisi mondiale.

Oggi la mancanza di qualsiasi prospettiva porta  alla disperazione: chi lavora sa che il posto di lavoro è diventato precario, una volta perso,  non ritornerà. Fenomeno determinato dallo spostamento dalle attività produttive alla manipolazione finanziaria. I mutamenti dagli anni ’70 in poi, hanno portato a deindustrializzare, delocalizzare ed a fare aumentare il potere delle istituzioni finanziarie. La concentrazione della ricchezza ha quasi eliminato la classe media ed il potere politico si è concentrato nelle mani di pochi: i partiti in vario modo si sono sciolti e dissolti.

Ed allora che fare?

Bisogna educare, organizzare, mobilitare. Significa “imparare le cose autonomamente”. Comprendere il mondo per cambiarlo. Ecco che ritorna preponderante il senso ed il significato di questo Concorso letterario.  Si impara partecipando, confrontandosi con gli altri: si impara dalle persone con cui ci si relaziona. Questa  l’essenza di una concezione politica anarchica. Spesso ci si interroga su come possa essere una società anarchica. Una definizione semplice è la seguente: una società anarchica è una società fondata sulla partecipazione libera e volontaria all’interno di un sistema altamente strutturato ed organizzato. Il contrario quindi di caos, termine  spesso usato come sinonimo di anarchia.

Avevo letto in una versione dei pocket tascabili della Longanesi, negli anni del liceo, una definizione di Bertrand Russel : “il puro Anarchismo dovrebbe essere l’ideale supremo cui la società dovrebbe avvicinarsi di continuo, ma che per  il presente esso è impossibile …”.  Questo per il filosofo inglese, per noi va eliminata l’idea della sua impossibilità a realizzarsi. Anzi bisogna cercare di realizzarla attraverso la creazione di comunità solidali, di mutuo appoggio, di vera democrazia di base,  è una risposta indispensabile per contrastare  l’idea egemone della società odierna che ha fatto proprio il concetto espresso,  un secolo fa da Mark Hanna, quando alla domanda di cosa fosse importante in politica, rispose: “La prima cosa è il denaro, la seconda è il denaro e la terza l’ho dimenticata”. Così come la DC secondo Sciascia, aveva occupato lo Stato ed ad esso si era sostituito, oggi, il mondo è occupato e governato dalle multinazionali, dagli imperi commerciali, dalle enormi  istituzioni finanziarie, che decidono al posto dei partiti e dei governi.

La loro massima: “tutto per noi e niente per gli altri”. Gli accordi economici come il TPP (Paternariato trans-pacifico) sono accordi che riconoscono tutele e diritti agli investitori privati camuffandoli come accordi di libero scambio. L’Unione Europea comincia a vacillare per gli effetti dei provvedimenti di rigore dettati dal F.M.I., la democrazia svigorita ha consegnato qualsiasi potere decisionale ai burocrati di Bruxelles, i leader politici nazionali devono sottostare alle istituzioni europee, alle banche ed alle multinazionali.

Ma il mondo ha anche bagliori di luce, bagliori dati dalla presa di coscienza dell’opinione pubblica.  Ciò è vero se ricordiamo le grandi manifestazioni pacifiste che contribuirono dall’interno a sconfiggere l’imperialismo americano in Vietnam.   O il movimento femminista, che da elite è diventato un movimento che ha cambiato non solo la visione dei rapporti fra i sessi ma la visione del mondo intero. Se lo hanno fatto le donne,solo le donne delle società progredite,  perché un nuovo cambiamento non potrebbe farlo proprio l’opinione pubblica mondiale?

Carmelo Sciascia

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