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FOTO CARLO MISTRALETTI

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Elisabetta Farnese, un’italiana sul trono di Spagna

Chi è Elisabetta Farnese (1692-1766)? Ne hanno fornito un convincente profilo storico e umano Massimo Solari e Antonella Gigli, che a Palazzo Galli-Banca di Piacenza, hanno presentato il libro "Elisabetta, l'ultima Farnese, Regina di Spagna

Chi è Elisabetta Farnese (1692-1766)? Ne hanno fornito un convincente profilo storico e umano Massimo Solari e Antonella Gigli, che a Palazzo Galli-Banca di Piacenza, hanno presentato il libro “Elisabetta, l’ultima Farnese, Regina di Spagna”, Lir edizioni. Ne è autore lo stesso Solari che racconta con leggerezza fatti importanti che lambiscono Piacenza e il ducato, vedono protagonista per diversi decenni  il cardinale Alberoni, nell’ambito di una documentata e convincente biografia di Elisabetta Farnese: “una donna che non ha avuto bisogno delle quote rosa  per conquistare e amministrare il potere”; una donna che si identifica nelle parole di Federico di Prussia “Il cuore energico di un romano, la fierezza di uno spartano, la pertinacia di un inglese, l'astuzia di un italiano, la vivacità di un francese. Non vi è cosa che sappia sorprenderla, nessuna che sappia arrestarla”.

Il libro prende il via nel gennaio 1690 con il duca Ranuccio II Farnese (1630-1694) assillato dal pensiero di trovar moglie al figlio primogenito Odoardo II (1666-1693). Grazie alla mediazione del giureconsulto Perletti spunterà Dorotea Sofia di Neuburg. Dalle nozze nasceranno Elisabetta, Francesco I e Antonio. Già il capitolo iniziale del libro di Solari, qui condensato in alcune righe è articolato in pagine ricche di divertenti particolari quali i 17 figli del duca di  Neuburg,  la felicità di Ranuccio II che compensa il Perletti  donandogli  Calendasco con ville e “luoghi contigui”, l’ingresso a Piacenza di Dorotea Sofia ... fatti storici ben documentati , raccontati con vivace leggerezza così come i successivi 13 capitoli estesi  per più di 200 pagine.

Elisabetta era nata a Parma ma aveva vissuto a Piacenza gran parte della sua giovinezza.  Se le fonti sulla sua formazione culturale sono discordanti, riferisce Solari, le stesse concordano sul fatto che Elisabetta fu colpita dal vaiolo, cui sopravvisse  segnata  pesantemente viso e braccia. Sul trono di Spagna regnava Filippo V che vedovo dal febbraio 1714 di Maria Luisa Gabriella di Savoia, ha urgente necessità di risposarsi perché di temperamento focoso, non è per niente portato alla castità e non è incline a percorrere situazioni tipo la frequentazione di amanti. La situazione è a un punto morto quando l’abate Alberoni, rappresentante a Madrid del duca di Parma, divenuto principale esponente della politica estera spagnola, evoca en passant  il nome di Elisabetta  nipote del suo sovrano della quale snocciola le doti alla influente e astuta “camarera major” principessa Orsini : “è una giovane timorata da Dio, mai uscita dalla corte di Parma, abbastanza ignorante, impastata di cacio e butirro”. Insomma, una ragazza che più docile non si può immaginare che avrebbe permesso alla Orsini di continuare ad esercitare il suo potere sul Re”. Alla fine la Orsini ne divenne lo sponsor;  ci fu uno scambio di ritratti: quello di Elisabetta fu abilmente ritoccato alleggerendo i segni del vaiolo e seguirono le nozze per procura. Le trattative diplomatiche grazie alle quali il matrimonio avvenne, furono opera del Cardinale Giulio Alberoni, Con lo sfarzo che l'evento imponeva, il 16 settembre 1714. 

Come spesso accade, giunta a corte Elisabetta Farnese si rivelò  molto rapidamente essere il contrario di come l’aveva dipinta l’Alberoni. La timida fanciulla cresciuta all’ombra della propria casa e così priva di carattere da farne ciò che si volesse in breve tempo,  liquida l’ingombrante principessa Orsini, si allontana  dall’orbita francese, e prende il sopravvento sul regale sposo al quale  per essere passabilmente felice bastano un inginocchiatoio ed una moglie accondiscendente.  La regina d’altro canto dimostra presto di avere del talento, è superba e irrequieta ed anche ingrata come tarderà  a scoprire l’Alberoni costretto a fare le valige e a lasciare la Spagna. 

La mia, avverte l’autore, dev’essere una storia, un racconto, anche se è rigorosamente documentato e con una biografia in cui elenco le fonti.  Ogni tanto, nel testo cambio carattere, per dare una pausa al lettore: dalla storia passo al dialogo, gli dico come la penso io, a volte con osservazioni  che a me sembrano scherzose, magari in un punto noioso della vicenda.

L’AUTORE - Massimo Solari (61 anni) vive e lavora a Piacenza. Con LIR ha già pubblicato: Mariella (2008), Le regine di Piacenza (2010), Papa Marco (2010), I segreti dei re di Francia (2010), Betulle nella bufera (2010), La mia vita con Mariella (2011), Augusta Placentia (2012), Giulio Alberoni (2013), Gregorio X, un piacentino sul trono di Pietro (2014) e, assieme al prof. Giuseppe Marchetti, all'avv. Marco Corradi e all'attrice Claudia Penoni, "Annibale alla Trebbia" (2015), Alessandro Farnese (2016).

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