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Famiglia Piasinteina e società Dante Alighieri unite nel comune amore per la poetica e l’attualità di Leopardi

Erudita conferenza del professor Stelio Fongaro sugli aspetti positivi del pensiero del poeta di Recanati

Venerdì scorso,  4 dicembre, il tradizionale incontro nella sede della Famiglia Piasinteina ha segnato l’inizio di una collaborazione culturale con il Comitato Piacentino della Società Dante Alighieri che avrà  sviluppi ulteriori,  con l’apertura del Razdur Danilo Anelli alle associazioni del volontariato piacentino, per analoghe iniziative .

Protagonista della serata dedicata alla poetica e all’attualità di Giacomo Leopardi, spiegata con efficacia da un relatore di elevata cultura umanistica qual è padre Stelio Fongaro, tra i massimi cultori della storia della letteratura italiana, con l’ausilio della capacità espressiva del presidente della Dante, Roberto Laurenzano, la cui voce modulata ha saputo rendere al meglio le sfumature e il mondo interiore di Leopardi delle cantiche L’infinito, a Silvia,  definito “bassorilievo della giovinezza sognante” e Il pensiero dominante, canto spesso trascurato nelle antologie scolastiche, ma ben presente e studiato nei “Quaderni  della San Vincenzo, una scuola che oltre a diffondere cultura la produceva”.

Padre Fongaro, Laurenzano e anche Anelli si sono detti affascinati dalla poesia di Leopardi che ritengono il maggior poeta  italiano dell’Ottocento e con il sommo Dante di tutti i secoli passati, consapevoli peraltro che al loro entusiasmo si contrappone il giudizio limitativo di Benedetto Croce condotto sul filo della distinzione tra poesia e non poesia. Secondo il Croce, è poesia soltanto quella degli idilli, di alcuni canti del ciclo di Aspasia e di qualche pagina delle Operette morali; non è poesia è tutto il resto, appesantito da alcuni elementi filosofici, allegorici, eruditi, satirici e polemici.

IMG_2262-2Del resto Croce, fondamentalmente ottimista e fiducioso nel divenire progressivo della storia, era lontano dalla concezione della vita leopardiana ed era il critico meno adatto a comprendere la personalità e la poesia del poeta della “Natura matrigna”, locuzione che richiama fortemente un aspetto essenziale del “pensiero” del poeta Leopardi e che conserva una stringente attualità:  l’uomo per affermare il suo egoismo, la sua volontà di controllo sulla natura stessa, altera irreparabilmente l’equilibrio della natura. Tuttavia, la riflessione filosofica leopardiana approfondisce e discute continuamente tutti quei temi che sono il cuore della sua poesia, vedasi infinito / amore / morte,  tra i fondamentali della poesia leopardiana,  confrontandosi con l’esperienza personale, storica e a lui contemporanea. Egli arriva alla considerazione filosofica più propriamente materialistica, per cui la natura è indifferente, rispetto alle gesta dell’uomo. E’, appunto, come una matrigna che, avendo dato i natali ai suoi figli, se ne disinteressa. Non è che sia cattiva: semplicemente obbedisce alle sue leggi. E’ un “problema” dell’uomo, comprenderle e accettarle. " Leopardi non e poeta che ami la morte. E, come giustamente Stelio Fongaro ha sottolineato, nello stesso "Il pensiero dominante" (canto che è una sorta di inno all'amore) , il poeta canta che "al cor non vile / la vita,  della morte è più gentile". Leopardi ha sempre presente la morte, ma in un certo senso la esorcizza cantandola e facendone oggetto di poesia. E' qui il "positivo" di Leopardi, che mai è stato richiamato in sede scolastica.

A chiusura della erudita conversazione una annotazione del critico e storico Francesco De Sanctis “ Leopardi non crede al progresso e te lo fa desiderare; non crede alla libertà e te la fa amare. Chiama illusioni l’amore, la gloria, la virtù e te ne accende in petto un desiderio inesausto... E’ scettico e ti fa credente; e mentre non crede possibile un avvenire men triste per la patria comune, ti desta in seno un vivo amore per quella e t’infiamma a nobili fatti”.

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