Festa in “famiglia” per l’Angil d’or a Umberto Fava

“Se con l’Angil dal Dom il sogno è quello di volare più alto, allora voliamo”

Il razdur della Famiglia Piasinteina, Danilo Anelli, gli ha consegnato un grande  Angil d’or, e Pino Spiaggi con i suoi attori della Compagnia della Famiglia gli ha offerto un intenso recital con la teatralizzazione di due racconti e di altri brani tratti dai suoi libri di narrativa. E il giornalista e scrittore Umberto Fava – festeggiato nell’affollato salone del sodalizio di via San Giovanni - ha ringraziato per l’Angil e si è complimentato per lo spettacolo. Non uno spettacolino, ma un lavoro studiato per comunicare e lasciare qualcosa – un sentimento, un’emozione, un’indignazione – negli spettatori.

A Fava sarà capitato decine di volte, negli anni in cui s’è occupato di critica teatrale, d’assistere a spettacoli molto pragmaticamente impostati su un solo attore, un leggio, una sedia solitaria al centro della scena e un lungo monologo. Lo spettacolo presentato da Spiaggi e dai suoi e accompagnato da un sottofondo musicale curato da Luciano del Giudice, metteva in scena qualcosa di più: tre leggii e tre voci, quelle di Spiaggi, di Cesare Ometti e Gigi Pastorelli, più una quarta, quella di Ettore Cravedi che faceva da guida lungo quell’itinerario e legava dentro un preciso disegno i vari interventi interpretativi e illuminava il senso di quelle narrazioni: in sostanza il senso di quattro attori in cerca di un autore, del perché di quel suo raccontare. E lo facevano senza la fastidiosa attitudine all’enfasi e a caricare gli effetti anziché dosarli, che hanno a volte i dilettanti ansiosi d’imitare i professionisti. Senso della misura, sicurezza, recitare senza recitare che ha invece dimostrato il quartetto della Famiglia ripetutamente applaudito.

E Fava li ha ripetutamente ringraziati per aver dato così bene suono e vita alle sue parole, alle sue storie, ai suoi personaggi, i due tenenti della Grande Guerra, il reduce della campagna di Grecia, l’asino di Santa Lucia ecc. E alla fine una poesia amatissima da Fava – un forte song antimilitarista di Brecht – che Spiaggi ha dedicato a suo suocero reduce dalla Russia, come Fava l’aveva dedicato al suo prigioniero in uno stalag in Germania. Come ha ringraziato il razdur Danilo Anelli e i componenti del consiglio direttivo per avergli assegnato il riconoscimento dell’Angil. Anelli ha letto la motivazione (“… per la sua intensa attività di giornalista, scrittore e critico teatrale con equilibrio e autorevolezza...”) scritta su una pergamena che gli ha consegnato.

“Se con l’Angil dal Dom il sogno è quello di volare più alto, allora voliamo”, ha commentato Fava. Del resto, come ha raccontato in alcune sue pagine, lui ha già volato. Dove, come? Con le perdute ali di Icaro, da lui trovate nel Mar Icario.

Fra il pubblico, anche Francesco Bussi, Fausto Frontini e Maurizio Rossi coi quali Fava in un passato più o meno recente ha partecipato a serate in Famiglia per la presentazione di loro opere.

        

LA LETTERA DI RINGRAZIAMENTO DI FAVA

ALLA FAMIGLIA PISINTEINA

“Un angelo accolto con gioia”

16 febbraio 2017

“Grazie di cuore del pensiero. Uno di quei pensieri che suscitano – dove arrivano – altri pensieri e forti emozioni.        Potrei dire che “l’inverno del mio scontento s’è trasformato in gloriosa estate” all’arrivo della vostra notizia, che come tutte le belle notizie arrivano lente, tanto che mentre Verne fa fare ai personaggi del suo romanzo il giro del mondo in 80 giorni, le Poste Italiane impiegano 30 giorni per una lettera da Piacenza a Quarto. Però m’è giunta come una brezza nel deserto, col sollievo di sentire che non s’è lavorato invano e qualcuno se n’è accorto. In fondo è per trovare l’attenzione di lettori come voi che si scrive e si raccontano sogni.

Io sono ancora il ragazzo innamorato di sua moglie che si commuove alle canzoni di Mina e alle poesie di Prévert, “quest’amore – così violento – così fragile – così tenero – così disperato...”. Per cui posso alzare le spalle alle ciniche parole di Brahms quando dice che dei riconoscimenti se ne infischia, ma li vuole. Io né li cerco né me ne infischio. Quanto mi viene dal cielo, la pioggia o l’Angelo, io l’accolgo con gioia, basta che non sia una saetta. Anche se la notizia che mi giunge dal 9 gennaio dalla Famiglia Piasinteina mi viene incredibilmente proprio come un’improvvisa saetta. Ma che sia la saetta o la pioggia o l’Angelo, tutto sia il benvenuto, dato che ci cadono, con “celeste corrispondenza d’amorosi sensi”, sotto lo stesso cielo piacentino.

Sono ancora il ragazzo che aspetta che il postino suoni alla porta con una  bella notizia. E il ragazzo che si perdeva davanti alle vetrine dei librai mangiando con gli occhi copertine, titoli ed autori, e sognando il giorno che in vetrina ci fosse posto anche per un suo libro. Sono il ragazzo che è cresciuto e che ora non dimentica le emozioni di quando varcava le prime volte il portone di Libertà con in mano carta scritta; al batticuore quando correva in edicola a comprare il giornale e vedeva il suo racconto pubblicato in terza pagina. Se ripenso ad allora, alle incertezze, agli smarrimenti, alle timidezze, alle paure, e a chi mi ha aiutato a superare quelle paure. Ripenso a Giulio Lommi che negli Anni ‘60 e ‘70 ha ospitato in Famiglia i miei primi libri, come Danilo Anelli fa ora in questi più recenti anni con le mie ultime opere.

Ripenso agli altri che mi sono stati d’aiuto e da maestri, che hanno creduto in me e che ricordo sempre con animo grato. Ernesto e Marcello Prati che mi hanno aperto le porte di Libertà quando ero un cane perduto senza collare, prima coi racconti, poi con sempre più frequenti articoli. Giulio Cattivelli e Vito Neri, Scaramuzza, Leone, Scognamiglio che mi sono stati vicini nei primi passi. Corrado Sforza Fogliani direttore de “La Vus del Campanon”, il bel bimensile della Famiglia, florilegio di eletta piacentinità che ha fatto epoca a Piacenza, fra le cui pagine ho avuto la fortuna di veder accolte tante mie cose. Don Franco Molinari che m’insegnava con un sorriso non solo il mestiere di scrivere, ma anche il mestiere di vivere. Il prof. Ranieri Schippisi che ha accompagnato rigoroso ed esigente fin dai primissimi Anni Sessanta le mie primissime prove di narratore.

Li ricordo sempre perché è dalle loro lezioni e dal loro esempio di stile e di vita che io mi sono nutrito e fatto: mi sono seduto alla tavola dei loro libri e della loro cultura e ho mangiato le loro parole, i loro consigli ed ammaestramenti. Maestri d’una volta che severi e preziosi non elargivano lodi e complimenti. A volte mi sono sentito battuto come un ferro sull’incudine di un fabbro. Credo che nessuno come Ernesto e Marcello Prati sapesse capire e giudicare a fondo una persona. Erano grandi conoscitori della gente, molto piacentini anche in questo. Ti guardavano in faccia per vedere se li guardavi in faccia anche tu. Avevano probabilmente capito che sotto a quelle mie timidezze, quelle ingenuità, quelle esitazioni c’erano gli stupori, le attese, le tensioni dei racconti di oggi, le scoperte sotto le apparenze, la ricerca di quello che è sotto quello che sembra, l’idea magica del mondo, il senso di una misteriosa sotterranea realtà, la fantasia che sa dare senso alle cose insensate come dice Vico e come fanno i bambini.

Quei miei maestri di ieri sono anche – in un certo senso – i miei angeli protettori che ora mi ritornano, grazie alla Famiglia, sotto forma di Angil d’or. Io sono di quelli nati sotto l’ala dell’Angil dal Dom, a non più di 300 metri di distanza in linea d’aria, e sappiamo che gli Angeli volano solamente in linea d’aria e vanno dove soffia il Cielo.

Per la data: magnifica scelta. Il poeta Eliot nella sua “Terra Desolata” definisce aprile “il mese più crudele”. Per me è il mese più dolce, perché giusto in aprile è nata mia moglie. Precisamente il 7. Cosa vogliamo di più. Mancherà la mia unica nipotona impegnata in Francia in un viaggio-studio, ma non si può pretendere tutto.

Felice della data, del volo dell’Angelo ed anche del previsto recital in allestimento ad opera di Pino Spiaggi con gli attori della compagnia della Famiglia. A tutti quelli che in questo momento pensano a me con affetto un saluto, un abbraccio e un altro grazie. Cordialissimamente”.                                                     

Umberto

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