Francesco Ghittoni, il percorso artistico illustrato da Valeria Poli

Ghittoni, la formazione, le mostre regionali e i concorsi nazionali. Illustrato da Valeria Poli il percorso artistico del pittore la cui mostra a Palazzo Galli è prorogata sino al 23 gennaio

(Foto Carlo Mistraletti)

Nuova opportunità di conoscenza del percorso artistico e del profilo caratteriale di Francesco Ghittoni - la cui mostra “Francesco Ghittoni tra Fattori e Morandi”, voluta dalla Banca di Piacenza a Palazzo Galli stata prorogata sino domenica 22 gennaio, per far fronte alla continua l’affluenza di pubblico - è stata offerta ieri da Valeria Poli, che in sala Panini ha ricostruito la vicenda biografica e professionale del pittore aggiornata dai giudizi critici alla luce di una distanza necessaria dai fenomeni artistici che hanno caratterizzato la sua lunga attività artistica.

In apertura di conferenza il Presidente Sforza Fogliani, aveva manifestato il ringraziamento alla prof. Poli, da 23 anni protagonista dei principali eventi culturali della Banca, per poi lasciare la sala per raggiungere gli studi milanesi del Quotidiano di News Mediaset TGCOM, dove alle 19,30 sarebbe stato intervistato in diretta nell’ambito nella rubrica Zero virgola, condotta da Alan Patarga, sul tema “Banche”. 

La formazione di Ghittoni, ha esordito la Poli, avviene presso l’istituto Gazzola, dal 1867 al 1880, dove ha come insegnanti Gaetano Guglielmetti, per l'ornato e l'architettura, e Lorenzo Toncini (dal 1867 al 1873), per la figura, al quale subentra Bernardino Pollinari (dal 1873 al 1879) che già dal 1874 propone, come temi per le esposizioni annuali, non più l’atleta vincitore, invece dei temi morali (giovane studioso, il giovane operaio che dorme, il capraio, il giovane in carcere, lo spadaccino, il mendicante). Di fondamentale importanza erano, in tutte le accademie e in istituzioni come l’Istituto d’arte Gazzola, i saggi di fine anno accompagnati dai giudizi degli insegnanti che indirizzavano il mercato dei collezionisti locali.  

Bernardino Pollinari ricorda a Ghittoni che la fortuna di un artista non è più strettamente vincolata alla protezione di un mecenate, ma di fondamentale importanza sono diventate le numerose Mostre Regionali, le Esposizioni Nazionali, le Permanenti e i grandi Concorsi banditi annualmente dal Governo. L’attività artistica è quindi, a tutti gli effetti, ancora una professione nella quale diviene di grande importanza la figura del critico d’arte per indirizzare le scelte del mercato. Si tratta di letterati, ma anche degli artisti stessi impegnati nella promozione della propria opera come dimostra Francesco Ghittoni.

Si delinea una figura professionale di un artista – ha evidenziato la Poli - che, oltre a partecipare alle occasioni di confronto a livello nazionale, dal 1881 al 1919, con opere prevalentemente di genere, si confronta con la committenza di soggetti religiosi e ritratti.  Sulle pagine della guida curata da Giuseppe Ziliani (Piacenza, 1832-1920), conosciuta con il titolo di indicatore commerciale Ziliani, vengono registrati con nome cognome e indirizzo i pittori figuristi, i professori di disegno e ornato e i pittori decorativi insieme a ingegneri e architetti, ma anche fabbriche e negozianti di ogni categoria merceologica. 

Nel 1887, tra i pittori figuristi, sono indicati Bernardino Pollinari, con studio in via Posta dei Cavalli 4, e Francesco Ghittoni in via Castello 42 nella casa Rovera ossia nel palazzo Scotti di Sarmato divenuto poi sede del distretto militare. Dal 1903, quando diviene prima conservatore del museo civico e poi docente di figura all’istituto Gazzola, sarà quella la sede del suo studio professionale. 

La direzione del Museo, i ritratti da fotografia, le repliche di soggetti religiosi, i restauri, la didattica all’Istituto Gazzola (dal 1908) e le lezioni private lo distolgono dall’impegno creativo di opere di ampio respiro. Il genere meno apprezzato ai tempi, ma oggi in corso di rivalutazione, è quello di paesaggio non vincolato alle richieste della committenza e non supportato dalla produzione critica dell’autore entrato nel mercato artistico in un secondo momento.

Una delle prime occasioni di confronto con il pubblico locale è la 2° mostra degli Amici dell’Arte, allestita nei locali del rione Mazzini nel 1921, nella quale sono esposte 61 opere tra le quali 24 paesaggi. La mostra riceverà critiche per la presenza di ritratti da fotografia, sicuramente tra i meno riusciti, e il carattere passatista a fronte del nascente fenomeno d’avanguardia del Futurismo. Non è un caso, sicuramente, l’allestimento della mostra postuma nel 1939, promossa dal sindacato Belle Arti e dall’Unione Professionisti Artisti, proprio nell’anno della mostra dell'Istruzione Artistica voluta dal ministro dell’Educazione Nazionale Giuseppe Bottai impegnato nella riforma della scuola, ma anche della legislazione di tutela dei beni culturali (LL. 1089, 1497) e in generale nel superamento dei fenomeni di avanguardia.

Bisognerà aspettare le mostre allestite da Ferdinando Arisi, nel 1983 e 1988, per una nuova attenzione alla sua opera e valorizzazione della pittura di paesaggio che fatica ad uscire però dai confini locali. La conferenza è stata l’occasione per approfondire alcuni temi che la mostra, per la sua stessa natura, non riesce ad affrontare nella loro completezza come il paesaggio e il tema religioso. Si è preferito, infatti, organizzare visite guidate in esterno alle chiese che conservano le opere di Ghittoni (S. Eufemia, S. Opilio, S. Sepolcro) e alle due collezioni (Ricci Oddi, Istituto Gazzola) mete alle quali è da aggiungere la visita alla villa Vegezzi di Turro e alla sua casa natale a Rizzolo. 

(Foto Carlo Mistraletti)

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