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FOTO CARLO MISTRALETTI

FOTO CARLO MISTRALETTI

Giovanni Raineri, un uomo che ha dato tanto all’Italia e alla sua Piacenza

Presentata a Palazzo Galli l'antologia delle sue memorie

La Banca di Piacenza coerente con i principi fondativi, all’attività istituzionaleaffianca la valorizzazione di tutto ciò che della nostra terra merita di essere valorizzato, nel campo culturale oltre che in quello economico-sociale. In questo contestoha ricordato a Palazzo Galli l’alto profilo del senatore Giovanni Raineri (1858 - 1944), piacentino di adozione, che ha servito con grande lealtà, rara competenza professionale ed entusiasmo la Patria e che senza ombra di dubbio è stato il politicopiù importante del nostro territorio.

La Banca, già nel 2014, a settant'anni dalla morte di Giovanni Raineri, in collaborazione con l’Istituto per la storia del Risorgimento e il Consorzio agrario Terrepadane, aveva organizzato un Convegno di studi in onore e a ricordo di questo illuminato uomo di stato, fervido cooperatore e parlamentare. Venerdì scorso ha presentato il volume “Memorie di guerra e di governo” a cura del prof. Aldo G. Ricci, Sovrintendente emerito all'Archivio Centrale dello Stato, che aveva firmato il precedente volume, edito sempre dalla Banca, “La figura Giovanni Raineri a settant’anni dalla morte”.

E’ stato lo stesso presidente del Comitato esecutivo della Banca avv. Corrado Sforza Fogliani a colloquiare con il prof. Ricci, ricordandone la decisivacollaborazione avuta in occasione del Convegno (2007), che ha raccolto gli atti di un’inchiesta di quasi cinque secoli fa, sulla morte di Pier  Luigi Farnese, primo duca di Piacenza e Parma. L’avv. Sforza Fogliani ha anchemenzionato la ricollocazione a Palazzo Galli della targa scoperta il 10 aprile 1942 - Raineri ancora vivente - a ricordo dell’attività svolta nello stesso Palazzo, dall'illustre concittadino nel campo della cooperazione agricola. Ulteriori elementi che si sono aggiunti a quelli già evidenziati nel convegno del 2014, accrescono ancor più la generale considerazione per lo statista: dalla conoscenza della stima che a lui riservò anche Luigi Einaudi alla conferma del metodo ineccepibile usato da Raineri per la ricostruzione del Veneto dopo la prima Guerra mondiale, alla quale egli seppe provvedere in modiceleri ed efficaci con affidamenti a consorzi di privati proprietariindenni da forme di corruzione.

Il libro, impaginato con nitore dalla grafica Eleonora e stampato da Tip.Le.Co., si avvaledella prolusione del prof. Ricci che ripercorrendone i contenuti, ha illustratoall’affollata e interessata platea della sala Panini– tra i presenti Giuseppe Nenna, presidente del Cda della Banca di Piacenza, la signora Carla Romana Raineri pronipote del protagonista del libro, l’editore Bragalini –

le212 pagine del volume che costituiscel'antologia di memorie di Giovanni Raineri conservate nel suo archivio personale, ora custodito all’Archivio Centrale dello Stato. Le memorie sono presentate per la prima volta nel loro testo integrale e costituiscono una fonte importante e significativa, sia per restituire alla memoria collettiva attraverso i suoi ricordi il profilo del personaggio, sia per approfondire aspetti dell'economia italiana, in particolare negli anni della Grande guerra e subito dopo, che hanno visto tra i protagonisti proprio Raineri.

Giovanni Raineri, ha detto il professor Ricci, era anzitutto uno studioso dei problemi dell'agricoltura e un appassionato docente della propria materia, che amava divulgare anche attraverso l'attività di giornalista; ma era anche un esperto della cosa pubblica, quindi Consigliere di Stato, deputato in più legislature, senatore, ministro dell’Agricoltura e poi per la Ricostruzione delle terre liberate, Cavaliere del lavoro ... ma prima di tutto Raineri fu uomo delle istituzioni, uomo di Stato, un tecnico prestato alla politica, nato idealmente e politicamente nell'ambito della democrazia liberale che tanti valenti uomini ha dato alla gestione della cosa pubblica.

Raineri continuò a svolgere il suo lavoro anche durante il ventennio fascista durante il quale non disdegnava di servirsi di tecnici disposti a mettere la loro professionalità al servizio del nuovo regime. Per questo, come altri, pur non avendo mai svolto attività politiche etichettabili come fasciste (come dichiarava lo stesso Raineri nella sua memoria di difesa), venne deferito all'Alta corte per le sanzioni contro il fascismo e dichiarato decaduto dal seggio di senatore nell'ottobre del 1944, esattamente un mese prima di morire. La sentenza fu presto annullata e seguita dalla completa riabilitazione, purtroppo postuma.

Nel 1904 eletto deputato nel collegio di Piacenza porta alla Camera il suo instancabile entusiasmo per il progresso dell'agricoltura italiana. Costituisce il Gruppo agrario, riunendo i deputati interessati allo sviluppo del settore. Interviene spesso nei lavori dell’Aula, facendo anche parte di commissioni parlamentari ed essendo incaricato come relatore di numerosi disegni di legge. In quegli stessi anni contribuisce alla fondazione dell'Istituto internazionale di agricoltura, presiedendone in più occasioni le assemblee generali.  Nel 1910, titolare del Ministero di agricoltura, industria e commercio nel governo Luzzatti, promuove numerosi provvedimenti legislativi e concepisce l'idea di costituire, dove sia possibile, in tutta Italia, società anonime cooperative tra gli agricoltori. Sono i Consorzi agrari, riuniti in una Federazione destinata a un grande futuro. La Federazione ha sede in Piacenza con Raineri prima direttore generale e poi presidente egli stesso. I consorzi agrari sono inizialmente 16, per arrivare a 85 tre anni dopo e 192 nel 1900. Assume ladirezione dell'"Italia agricola” facendo trasferire la sede del giornale a Piacenza.

La sua più grande azione fu la ricostruzione del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, regioni drammaticamente devastate dalla prima guerra mondiale. Nelle sue memorie lo stesso Raineri spiega con chiarezza con quali strumenti intendesse procedere alla ricostruzione. Niente finanziamenti a pioggia da parte dello Stato alle amministrazioni locali, che li avrebbero dirottati attraverso grandi appalti difficili da controllare a imprese interessate a speculazioni e ai propri interessi, piuttosto che a quelli della rapidità dell'esecuzione e del risparmio del denaro pubblico. Problemi diversi ma altrettanto gravi avrebbe presentato il ricorso ai controlli del Genio Civile, che sarebbero stati caratterizzati da severità, ma anche da indugi e ritardi incompatibili con le esigenze della popolazione.  Il suo progetto si muove in tutt'altra direzione: ruota intorno alla costituzione di speciali consorzi dei danneggiati e la creazione di cooperative che diano lavoro, per quanto possibile, ai danneggiati stessi, i più interessati alla rapidità dell'esecuzione. Fu un totale successo.

La lettura del volume consente di conoscere i grandi meriti di Raineri, confermato deputato per cinque legislature e senatore nel 1924, ma soprattutto,sono parole del prof.  Ricci, di capire la grandezza di un uomo che ha dato tanto all’Italia e alla sua Piacenza.

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