I resti del Castello Farnesiano visti dalla breccia nella cinta muraria di via XXIV Maggio

La finestra sulle meraviglie. In via XXIV Maggio una breccia nella cinta muraria militare mostra i resti del Castello Farnesiano inglobato nel Polo di Mantenimento Pesante Nord. La storia della dinastia Farnese è stata al centro del convegno di livello internazionale che ha portato a Palazzo Farnese nella Sala dedicata al duca Pier Luigi, relatori di rilevante profilo

La finestra sulle meraviglie. In via XXIV Maggio una breccia nella cinta muraria militare mostra i resti del Castello Farnesiano inglobato nel Polo di Mantenimento Pesante Nord. La storia della dinastia Farnese è stata al centro del convegno di livello internazionale che ha portato a Palazzo Farnese nella Sala dedicata al duca Pier Luigi, relatori di rilevante profilo che hanno rinverdito il forte legame della città di Piacenza con il palazzo simbolo della dinastia farnesiana, divenuto oggi centro propulsore della vita culturale piacentina. Come ricordato nei precedenti tre articoli, le relazioni della giornata di studi progettata e condotta dalla dottoressa Antonella Gigli, Direttore Musei Civici di Palazzo Farnese, per conto del Comune di Piacenza e dal prof. Marco Horak per conto dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano, saranno raccolte negli Atti a stampa. La cortesia degli organizzatori e dei relatori ci ha già consentito di far seguire alla nostra cronaca dell’evento, l’estratto della relazione del dottor Giorgio Eremo, “Vicende e curiosità legate al Palazzo Farnese di Piacenza e ai suoi artefici”; seguita dalla prima parte dell’intervento del gen. Eugenio Gentile, "Il castello” da simbolo della tirannia a bene culturale. 

IL CASTELLO - II PARTE 

Da meno una decina di anni la disponibilità dell’ente militare del Polo di Mantenimento Pesante e il sostegno del Club Rotary Piacenza, ha permesso la creazione di un vano visuale con vetro antiproiettile nel muro di cinta militare all’altezza del civico 13 in via XXIV Maggio che rende visibile dall'esterno una parte rilevante delle mura farnesiane e una parte limitata dei resti del Castello Farnesiano che aveva dato nome alla strada cittadina che da Piazza Borgo conduce in viale Malta. 

La costruzione pentagonale correva a sud-ovest della città all’interno del tratto di mura parallelo all’attuale via XXIV Maggio. Il bastione san Giovanni era posizionato oltre l’area adiacente l’Ospedale militare di via Palmerio (costruito però a partire dal 1865). La struttura fu iniziata nel maggio 1547 inglobando il bastione di San Benedetto; interrotta nel settembre dello stesso anno in seguito alla morte del duca Pier Luigi vittima della nota congiura piacentina, i lavori furono subito ripresi e terminati da Ferrante Gonzaga, governatore di Milano che, il giorno successivo alla morte del Duca, d’accordo con i congiurati, occupò la città come dipendenza del Ducato di Milano e dell’imperatore Carlo V. Il perimetro del Castello era di circa 1500 metri.  La distanza fra i bastioni San Giovanni e San Benedetto (immagine rappresentativa allegata) è di 135 metri, mentre quella fra i bastioni scomparsi - cioè rivolti verso la città - è di 244 metri, con al centro il cavaliere di S. Antonino con la porta del Castello. Le facce dei quattro bastioni uguali fra loro sono di circa 59 m., mentre i fianchi sono di 21 m. Il bastione S. Benedetto o Trinità ha le facce di 54 metri dalle quali nascono gli orecchioni con 5,50 metri di raggio, che nascondono i fianchi "ritirati" di 9,20 m.

IL CASTELLO” DA SIMBOLO DELLA TIRANNIA A BENE CULTURALE”

Di Eugenio Gentile 

Pier Luigi Farnese, più che un tiranno, era uno che aveva in mente lo "stato nuovo" ed aveva iniziato a realizzarlo mediante molte iniziative che soprattutto sconvolsero la nobiltà locale ancorata ad un sistema ancora feudale, in pratica di libero arbitrio nei propri territori e senza l'effettivo controllo papale anche se Piacenza apparteneva dal 1521 alla Chiesa e il nuovo ducato, di Piacenza e di Parma, era la sua emanazione. Come detto nel precedente articolo, il popolo non aveva molto da lamentarsi del duca, che cercava di vivacizzare la città, organizzando tornei e feste, anche se con scarsa partecipazione dei nobili, impegnati ad ordire la congiura per sopprimere il duca, le cui manovre, subirono una brusca accelerazione con l'inizio della costruzione del Castello.  Quasi terminate dopo circa un ventennio le mura e, “La tagliata” (come descritto nel precedente articolo), il duca di Piacenza e Parma Pier Luigi Farnese, nel 1547 intraprese la costruzione di una nuova fortezza dove risiedere, dal momento che si era reso conto che la cittadella viscontea trecentesca era militarmente superata. Nei secoli successivi per mano dell'uomo non solo il Castello di Pier Luigi Farnese, ma anche la cinta muraria, sono stati sacrificati al progresso, senza alcuno scrupolo e senza avere studiato sufficientemente alternative che ne consentissero la salvaguardia, la conservazione, la tutela e la valorizzazione. 

Inoltre, nell'aprile del 1848 si è data mano alla distruzione del castello e solo dal 1860, con la  realizzazione della Direzione di Artiglieria, si è cominciato a costruire dei fabbricati, che sono osservabili in una mappa del 1895 della stessa Direzione di Artiglieria.  Per il castello si unì, nel 1848, la falsa identificazione in esso della tirannia non tanto farnesiana, quanto soprattutto austriaca ed a farne le spese fu anche parte delle mura. Ben diversa la situazione per un tratto di mura, quello denominato Vauxall, meglio detto Pubblico Passeggio, che fu risparmiato dalla smania distruttiva per farne nel 1794 un elegante viale alberato, per le passeggiate. Nel 1848, quando gli austriaci abbandonarono la fortezza il 26 marzo, a seguito delle prime vittorie sardo-piemontesi e della sollevazione popolare seguì, per ordine dell’Anzianato piacentino del 1°aprile, la demolizione del castello. Ai successivi primi di maggio l'ordine fu revocato per carenza di fondi e per privilegiare la realizzazione del viale del Risorgimento, quello attuale, ma molto meno ampio. 

C'è da dire che il castello aveva già un passato travagliato. Al suo interno aveva l’antica chiesa di San Marco che fu poi sconsacrata; adibita dalle truppe francesi a deposito delle munizioni, la sera del 18  luglio 1805 fu distrutta da una tremenda esplosione prodotta colpevolmente da un sergente napoleonico nel deposito delle polveri. Ma altri danni, non trascurabili, sono stati prodotti in tempi più recenti a causa dell'impiego come fortezza militare del Regno d'Italia dopo quello austriaco anche se, riflettendo meglio, forse per merito dei militari la demolizione è proseguita in misura molto limitata.  Cittadini e turisti non hanno però conoscenza diffusa di tali importanti reperti, anche se l’autorità militare è normalmente disponibile a consentire l’accesso al patrimonio 'conservato' all'interno dell'area dell’"EX ARSENALE" (tant’è che sono accolte con piacere le frequenti visite di scolaresche e associazioni ai reperti e alle Sale Museali che raccontano il patrimonio tecnico-culturale dell'arte militare sviluppatasi nel territorio piacentino ndr). 

I bastioni del Castello e i tratti di mura racchiusi nell’area militare sono un insigne monumento di notevole valenza culturale e le visite guidate organizzate in taluni giorni dell’anno richiamano notevole affluenza di pubblico, così come quando, per due volte è stato possibile assistere a due concerti nel fossato recuperato con tanta fatica sotto il bastione san Benedetto.

Le foto e le immagini rappresentative a colori sono di Oreste Grana: la panoramica è stata costruita con immagini tratte da Google Earth, 2018.  Le mappe sono state tratte da “Il Castello ritrovato di Pier Luigi Farnese” di Eugenio Gentile, anno 1990. 

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