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Il “cappello” del canto XXV del Paradiso della Divina Commedia interpretato da mons. Ponzini

Mons. Domenico Ponzini l'ha interpretato attraverso l’antichissimo “Codice 4” conservato nella nostra Cattedrale

Il periodico incontro culturale promosso dal Comitato piacentino della Dante Alighieri, ha avuto quale tema la lettura del Canto XXV del Paradiso, ascoltato e gustato dai numerosi presenti; letto dal Presidente dell’Associazione  dottor Roberto Laurenzano, la cui voce ben impostata ha permesso di coglierne ogni significato, nella maniera più chiara ed essenziale possibile. La parola è poi passata a Mons. Domenico Ponzini, che dopo l’interpretazione complessiva del Canto dedicato principalmente all'esame sulla speranza cui Dante è sottoposto da san Giacomo, ha fornito incrociando altre fonti, un’interpretazione dei versi “.. con altra voce omai, con altro vello ritornerò poeta, e in sul fonte  del mio battesimo prenderò ‘i cappello” un’interpretazione alla luce del “Codice 4” dell’Archivio Capitolare della nostra Cattedrale.

È opinione comune – ha premesso Mons. Ponzini - che le vie per giungere al cuore del mondo dantesco siano molte e che conducano ad esso tutte insieme, perchè prese singolarmente sarebbero limitate. Lo studio della Commedia deve perciò muovere dalla conoscenza di tutte quelle discipline che la cultura medioevale poteva fornire al genio enciclopedico di Dante. La celebrazione del Battesimo si concludeva al tempo del sommo poeta, come si conclude tutt'oggi, con la consegna della veste candida, segno della nuova dignità di cristiano. Nel Medio Evo alla fine del Battesimo, oltre alla veste candida, o al suo posto, il battezzato riceveva anche un copricapo, che, a poco a poco, diventò un ‘cappello', una ‘mitra'. Le testimonianze sono molte ed esplicite e una fonte attendibile è conservata nell'Archivio Capitolare della Cattedrale di Piacenza che possiede un codice del secolo XV in cui si accenna a una “vestemcandidam". Potrebbe trattarsi soltanto di una semplice veste -ma alla traduzione di una rubrica del Codice 4, del secolo XII (vedi foto), dell'Archivio Capitolare della Cattedrale di Piacenza, corrisponde “la veste bianca, posta sulla testa del neofita, considerata in un primo tempo 'velo', divenne poi 'cappello', 'mitra' o 'corona', mentre il gusto allegorizzante del Medio Evo non faticava a trovare nelle Scritture il simbolismo recondito di tali ornamenti”. Arnalario, arcivescovo di Treviri (m. 814), allude già ad un cappello, ad una 'mitra’.

Sembra dunque persuasiva l'ipotesi che il cappelloa cuiDante allude, sia l'insegna battesimale che lo incoronerà come creatura rinnovata attraverso il ministero della poesia e la solenne professione di fede descritta nel canto precedente' del Paradiso.

Dante dichiara che, se mai un giorno gli sarà possibile rientrare a Firenze grazie alla fama che gli ha assicurato il poema che scrive da molti anni tra innumerevoli fatiche e sacrifici, vincendo la crudeltà dei nemici politici che lo vogliono esule, allora riceverà l'incoronazione poetica nel Battistero di S. Giovanni, essendo diventato un poeta molto diverso da quello che era un tempo.

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