Martedì, 26 Ottobre 2021
Cultura

“Il casellante”, considerazioni sullo spettacolo di prosa rappresentato al Teatro Municipale con Moni Ovadia

Ci sono dei film, delle rappresentazioni teatrali, degli spettacoli in genere, che sembra non vogliano essere visti, si nascondono. I libri no, possono nascondersi ma possono, cercati, essere sempre recuperati e letti. Per gli spettacoli è diverso: un’opera teatrale la puoi vedere solo nel periodo in cui viene programmata ed in quel determinato luogo. Alcuni di queste rappresentazioni, nonostante il nostro impegno, sembrano sgaiattolare, come se una volontà superiore faccia di tutto, a bella e posta, per renderci impossibile l’incontro. A me è successo con l’opera Il Casellante. Avevo letto, quando era stato pubblicato nel 2008 dall’editore Sellerio, il libro Il Casellante di Andrea Camilleri. M’era piaciuto e ne avevo scritto nel mio libro “Libertà di pensiero”, accomunandolo ad altre due opere dello stesso Autore: “Maruzza Musumeci” ed “Il sonaglio”. Era una meravigliosa trilogia sull’amore: “donne che si trasformano, che amano e sono ricambiate, è l’eterna storia dei sentimenti e dell’amore, è la storia di Adamo ed Eva che si fa mito o viceversa, è comunque la storia dell’uomo e dei suoi sentimenti”. Oggi specificherei: sono storie più che d’uomini, di donne. Il personaggio femminile di questa storia è la moglie del casellante, una donna di nome Minica. La sua storia è in qualche modo l’emblema delle violenze subite, in ogni epoca, dalle donne, perché è una donna, insano oggetto di desiderio, che prima viene violentata e poi massacrata nel momento più bello nella sua vita; incinta, dopo tanta attesa, perderà contemporaneamente sia il bambino che la ragione. Non è un amore criminale come si direbbe oggi, ma semplicemente una violenza gratuita, frutto di una mente malata, che non ha nessun attenuante, nemmeno la scusante di un amore negato.

A compiere l’efferato assassinio, non è questa volta il coniuge o il fidanzato, ma un uomo considerato un amico, un collega del marito, che su altri avrebbe voluto far ricadere la colpa. Ma torniamo a noi. L’opera Il casellante, rappresentata nel nostro Teatro Municipale, nei giorni 23 e 24, un martedì e un mercoledì di questo gennaio 2018, è la rivisitazione dell’opera letteraria di Camilleri, del regista Giuseppe Di Pasquale. Inutile negare la maestria di un artista quale Mario Incudine (il casellante). Incudine è in questa messa in scena attore e cantante. Autore di uno spartito che è colonna sonora alla lingua siciliana con cui si esprimono i personaggi, quel particolare siciliano usato dal Camilleri in quasi tutte le sue opere. C’è un attore, Moni Ovadia che alla maniera greca, impersona diversi personaggi della storia, tra i tanti, anche un ruolo femminile di una vecchia mammana-fattucchiera. Un riferimento naturalistico è d’obbligo parlando della terra natale di Camilleri: come la primavera trasforma gli alberi di mandorlo in nuvole di pizzo così il nostro Ovadia tesse ed intreccia le vite dei personaggi di tutta la narrazione.

Ma, dicevo, è un’opera che da me non voleva farsi vedere. Rappresentata per la prima volta nel 2016 al Festival dei Due Mondi di Spoleto, fa l’anno dopo, il giro dei teatri siciliani. E qui l’ho inseguita senza poterla, per un motivo o per un altro raggiungerla. Quando io partivo da Racalmuto, uno dei poli, cui alternativamente mi muovo (l’altro è Piacenza) in Sicilia arrivava la Compagnia, quando la Compagnia si avvicinava a Piacenza, io ero in Sicilia. Così è stato per tutto l’anno appena trascorso il 2017, dapprima la rappresentazione al teatro Regina Margherita di Caltanissetta, debutto isolano, poi così è stato per il Teatro Pirandello di Agrigento e per finire con la rappresentazione al Teatro alle Vigne di Lodi.

Finalmente la sera del 24 sono per un pelo riuscito ad acciuffarlo. La mattina a Catania, pomeriggio a Piacenza, dove sono con largo anticipo arrivato per la rappresentazione serale nel nostro Municipale. E ne valeva la pena. Avevo visto nel 2014 al teatro greco di Siracusa la rappresentazione “Le supplici” di Eschilo, dove Incudine ed Ovadia avevano creato una nuova opera, traducendo l’opera dal greco al siciliano, ed accompagnandola con struggenti melodie (già in NOTE 2015).

Ovadia era stato a Siracusa il cantastorie di un momento storico drammatico dell’antichità così come è stato al Municipale, in questa rappresentazione, il cantastorie di una realtà isolana degli anni quaranta. Li ho rivisti, Ovadia ed Incudine, proprio mentre stavano lavorando alla realizzazione de Il casellante, nella Kermesse del Festival della lettura l’anno successivo, nel 2015 a Racalmuto. Era una dolce sera di maggio e così scrissi: “La serata di domenica conclude la kermesse da un palco illuminato in piazza Umberto: la musica e la parola si fondono in un omaggio alla cultura ed alla lettura. La musica di Mario Incudine e le parole di Moni Ovadia, un unico inno alla tradizione poetica popolare siciliana, che ha visto canti dialettali e l’ebreo sefarduta Salomone recitare in lingua siciliana. Sarà stato questo un atto di riconoscenza di Ovadia al popolo siciliano che con suppliche, si erta rivolto alla corona spagnola per trattenere gli ebrei che dovevano, secondo il decreto dell’Alhambra o editto di Granada del 1492 lasciare l’isola? Può darsi a me piace crederlo!” (Raccolta, Youcanprint -2017). Testualmente sottoscrivo, questa sera, per quest’opera.

Non restava, ieri sera, dopo lo spettacolo che andare ad incontrare e salutare gli attori, Incudine, Ovadia e la bravissima Valeria Contadino, la commovente Minica: la Dafne siciliana. Detto, fatto. Sorpresa piacevole è stata quando dietro le quinte ho incontrato un caro amico Carmelo Marchese, direttore di scena del Teatro Stabile di Catania, che la stessa opera aveva contribuito a realizzare. Il teatro dopotutto, come la vita, è anche questo: un abbraccio tra amici mentre la gente si allontana e dietro le quinte si smontano le scene.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

“Il casellante”, considerazioni sullo spettacolo di prosa rappresentato al Teatro Municipale con Moni Ovadia

IlPiacenza è in caricamento