Il Castello di Pier Luigi Farnese: occorre una decisa opera di valorizzazione e conoscenza

Il generale Eugenio Gentile ha polarizzato l’attenzione sugli importanti ruderi del “Castello di Piacenza”, conservati nel perimetro dell’ex Arsenale militare

FOTO DI ORESTE GRANA

Come abbiamo evidenziato nei precedenti articoli relativi al recente Convegno svolto a Piacenza sulla storia della dinastia Farnese - che ha rinverdito il forte legame della città di Piacenza con il palazzo simbolo della dinastia -  il generale Eugenio Gentile ha polarizzato l’attenzione sugli importanti ruderi del “Castello di Piacenza”, conservati nel perimetro dell’ex Arsenale militare. I resti del castello farnesiano e le fortificazioni tuttora esistenti che presentano camminamenti interni e cunicoli sotterranei e i tre bastioni verso sud, costituiscono una indubbia eccellenza storico ambientale.

Ma lasciamo la parola al relatore del convegno generale Eugenio Gentile.

... Tuttavia, proprio a causa dell’impiego militare l’area non è di libera fruizione. Allora ci si può domandare: è possibile considerarlo un bene culturale? E' possibile superare la limitazione, almeno fino a quando resterà territorio militare, per renderlo in qualche misura fruibile dai cittadini piacentini e non solo a loro? Altrimenti, a cosa è servito spendere molto denaro per il restauro seppur parziale dei tre bastioni superstiti? A cosa è servito il notevole lavoro di recupero effettuato alla fine degli anni '80 dalla Direzione dell’Arsenale? E ancora: è accettabile che un monumento storico di tale rilevanza sia ancora soggetto a limitazioni dovuti alla non fruibilità dell'area?

Rispondere non è semplice, ma molto si può fare se c'è la volontà da parte dell'amministrazione comunale e di quella militare. Un bell'esempio positivo è costituito dal palazzo ducale di Modena, sede dell’Accademia militare dell'Esercito, dove sono state trovate soluzioni soddisfacenti. Ripeto ancora una volta, i bellissimi resti del castello sono un esempio di architettura non solo militare, al pari delle bellissime chiese e dei palazzi del ’500. II Belluzzi, architetto del ‘500, a proposito del castello di Piacenza, affermava che era un esempio bellissimo dell’ingegno umano, persino maggiore di quanto la natura è in grado di offrire. E lo stesso Don Ferrante Gonzaga che, smentendo la promessa ai congiurati di demolire il castello, ne prende possesso in nome di Carlo V e ne fa proseguire i lavori intervenendo sul progetto anche personalmente e ad opera quasi ultimata scrive all'imperatore, entusiasta: ”Ho trovato questo castello fornito del tutto in quanto à la facciata, che guarda la città, et tanto bello, et forte, che io oso dire apertamente essere il più bello della Christianità".

Riguardo ai recenti restauri del Castello di Pier Luigi – ha proseguito il generale Gentile - quel poco che è stato fatto ha richiesto anni di lungaggini ed ostacoli. I lavori, finanziati nel 2000 hanno richiesto oltre quattro anni per l'inizio. Ancora, la creazione di un modesto vano visuale con vetro antiproiettile nel muro di cinta militare, ha richiesto ben nove anni per essere realizzato per rendere visibile dall'esterno una parte dei resti del castello. Eppure, ancora una volta, la valenza culturale, la capacità attrattiva di questo insigne monumento, è dimostrata dalla notevole affluenza di pubblico durante le rare aperture dell'ente militare, o come quando è stato possibile assistere a due concerti nel fossato recuperato con tanta fatica sotto il bastione san Benedetto. Chi vi parla, quando era in servizio presso l'ente militare, raccogliendo l'eredità di un illuminato predecessore, alla fine degli anni '80, con le pur modeste risorse finanziarie assegnate dall'autorità militare centrale, ha recuperato molto di quanto era ormai sepolto o esposto al degrado, stipulando poi convenzioni per la visita da parte delle scuole piacentine e di gruppi organizzati, dietro le regolari autorizzazioni dalla citata autorità militare centrale.

Inascoltate invece le proposte avanzate per lavori particolari che consentano di accedere ad alcune casematte, sempre garantendo la sicurezza dell'ente militare, che invece qualche anno fa ha provveduto ad aggiungere una rete di recinzione al confine con un grande parcheggio, impedendo così di poter effettuare la pulizia della sommità di resti delle mura e del castello e facilitando inoltre la crescita incontrollata di vegetazione spontanea aggressiva, nascondendo ulteriormente ciò che era stato scoperto ovvero delle mura e del castello favorendone così il degrado.  Riguardo al cavaliere con la porta, ho appurato che la posizione di detta porta coincide con l'attuale grande edificio vicino all'ingresso del personale. E' mia opinione che ricerche approfondite sul manufatto, ad iniziare dai sotterranei, potrebbero confermare, o smentire, questa mia ipotesi. Purtroppo il tempo che avevo a disposizione quando ero in servizio mi ha negato di verificarla.

IL NOSTRO REPORTAGE FOTOGRAFICO

Dobbiamo alla cortese e pronta disponibilità dell’Autorità militare nelle persone del 1° Lgt Simmi, Ass. Tecn. Farinelli, Brig. Gen. Petroni, Cap. Boemio e Ass.Tecn. Bravi (da sinistra nella foto), il servizio fotografico di Oreste Grana illustra uno spaccato di  meraviglie nascoste che potrebbero costituire un percorso tematico con possibilità di visite guidate non occasionali;  uno spaccato di  meraviglie nascoste per le quali facciamo nostre le parole del gen.  Gentile “E’ indispensabile ed urgente fare un salto di qualità nella sensibilità e nella consapevolezza della valorizzazione nel senso più ampio dei beni culturali”. Tra i tanti tavoli di studi progettuali il Castello ne merita uno ben apparecchiato. L’Autorità militare è ben disponibile, quella civile... se ci sei batti un colpo!

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