Il contributo degli studenti del Romagnosi a sostegno della Fondazione per le vittime dei reati

Nei giorni scorsi a Bologna, alcuni studenti dell’Istituto Romagnosi, hanno partecipato al convegno “Il tuo comportamento favorisce le mafie”, organizzato dalla Regione Emilia-Romagna, dal Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Bologna e dall’associazione culturale antimafia “Cortocircuito”, alla presenza, in qualità di relatori di Gian Carlo Caselli, ex procuratore capo di Palermo e in seguito di Torino e di Gaetano Calogero Paci, procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.

Nell’occasione, i ragazzi, accompagnati dalla prof.ssa Paola Cordani, hanno incontrato Cosimo Braccesi ed Elena Buccoliero, rispettivamente vicepresidente e direttrice della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati, per consegnare nelle loro mani la somma raccolta dall’Istituto Romagnosi  a beneficio delle attività della Fondazione, unica esperienza in Italia di supporto alle vittime di gravi reati dolosi. Un contributo piccolo come entità (100 euro) ma importante nel suo significato più profondo, una colletta spontanea frutto della matura sensibilità dei giovani studenti piacentini che nella primavera del 2015 avevano partecipato al progetto “Noi, parti offese”, organizzato nella nostra città dalla Fondazione e dal Teatro dell’Argine. Un’esperienza che aveva coinvolto tre classi, alcuni redattori del giornale scolastico “The Mente” e altri giovani partecipanti al laboratorio teatrale “Follemente”, in una sorta di simulazione nella quale gli studenti, calati nei panni di amministratori comunali, avevano cercato di comprendere le necessità di una vittima di reato per formulare una richiesta di aiuto alla Fondazione. E che verrà ripresa nei prossimi mesi in Regione e di nuovo a Piacenza, con la partecipazione dell’Istituto Romagnosi quale scuola-pilota per la sperimentazione sul campo di un vero e proprio gioco di ruolo realizzato dalla Fondazione per le scuole secondarie di secondo grado, volto a sensibilizzare i giovani sulle conseguenze che la violenza può avere sulla vita di una persona e dei suoi familiari più stretti e a promuovere il valore del sostegno alle vittime.

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