“Il potere totale non produce la libertà totale, genera il dominio totale”

Presentato a Palazzo Galli il libro “L’azione umana”, un’opera che colma un vuoto che la cultura italiana ha lungamente patito

FOTO DI CARLO MISTRALETTI

Ci sono opere scientifiche, letterarie, storiche, politiche ed economiche che sono state pubblicate con ritardi di trenta o quarant’anni e spesso strappate all’emarginazione solo da valenti e coraggiosi studiosi. Succede nei Paesi autoritari o totalitari, ma succede anche in Italia. Rappresentativo è il caso del trattato di economia “L'azione umana”, scritto da Ludwig Von Mises (Lemberg, 29 settembre 1881 – New York, 10 ottobre 1973), economista austriaco naturalizzato statunitense, tra i più influenti della scuola austriaca, nonché uno dei padri spirituali del moderno libertarismo. Definito l'incontrastato decano della scuola austriaca economica, in suo onore è nato il Ludwig Von Mises Institute. “L’azione umana” può essere considerata la maggiore opera di questo scrittore economista giunto come esule negli Stati Uniti per sfuggire al nazismo. Mises ha riscritto in inglese la sua opera, che è stata pubblicata nel 1949 con il titolo Human Action. Ne ha curato tre edizioni ed è riuscito in un'impresa atipica rispetto alla deriva che gli studi economici avevano già all'epoca preso: ha spiegato i fenomeni di mercato a partire dall'azione dei singoli attori sociali. L’edizione italiana pubblicata nel 1959 era risultata raffazzonata e sciatta rispetto l’originale; un prodotto editoriale distorto divenuto presto obsoleto perché quanto più l’originale consente di comprendere un’infinità di fenomeni cruciali per la nostra vita – dal crollo dei sistemi amministrati di socialismo reale, alle conseguenze distruttive dell’interventismo statale in economia, al ciclo economico e alle crisi – tanto più la traduzione si mostrava del tutto inaffidabile, densa di errori e a tratti confusa e illeggibile. A ridare alla poderosa opera il ruolo di pietra miliare delle scienze economiche è l’edizione 2016 tradotta da Tullio Biagiotti, riveduta e integrata da Lorenzo Infantino e Nicola Iannello.

Edito da Rubbettino, il libro di pagg. 976,  è stato presentato in un partecipato incontro a Palazzo Galli-Banca di Piacenza, dal prof. Infantino, Ordinario di Metodologia delle Scienze Sociali presso il Dipartimento di Impresa e Management della Luiss Guido Carli, aperto da Robert Gionelli e con intervento finale dell’avv. Corrado Sforza Fogliani, presidente del Comitato esecutivo dell’Istituto bancario, che ha accompagnato i ringraziamenti al relatore con alcune considerazioni socio politiche ed evidenziato come la pubblicazione abbia colmato un vuoto che la cultura italiana ha lungamente patito.

L’azione umana – ha rilevato tra l’altro il prof. Infantino, costituisce il momento culminante di una lunga riflessione, tramite cui viene data risposta ai più rilevanti problemi della vita sociale. A Mises è toccato vivere contro il proprio tempo. Ha dovuto affermare le ragioni della libertà in un contesto storico-sociale in cui le correnti ideologiche dominanti hanno portato al comunismo, al nazismo e all'aggressione dello Stato di diritto mediante un diffuso interventismo politico. Mises ha avuto sempre chiara l'idea che la cooperazione sociale si può svolgere in forma volontaria o in forma coercitiva. “Anche se promettono il contrario, i programmi politici che impongono la cooperazione coercitiva restringono o sopprimono la libertà individuale di scelta. Il potere totale non produce la libertà totale; genera il dominio totale; il totalitarismo comunista si basa sul monopolio della conoscenza e su quello delle risorse. E parimenti fa il nazismo. In questo caso, non c'è la formale abolizione della proprietà privata. Ma essa viene di fatto soppressa. È lo Stato a determinare ciò che si deve produrre e quel che si deve consumare, a stabilire i prezzi, i salari e i tassi d'interesse”. Il regime competitivo, reso possibile dal mercato, viene sostituito dalle decisioni dell'apparato pubblico. La società libera viene inoltre aggredita dall'interventismo politico che viene giustificato con l'idea che ci possa essere un sistema economico "terzo" rispetto all'economia di mercato e a quella pianificata (in forma  sovietica o nazista). Ma non esiste una "terza via". Se lo Stato interviene nel rispetto delle regole del mercato, la sua attività non è diversa da quella svolta dai privati. Se lo Stato interviene violando le regole del mercato, ciò non significa che siamo in presenza di un sistema economico "misto". Accade solamente che le perdite subite dalle attività poste in essere dalla mano pubblica devono essere sopportate dal settore privato. C'è una distruzione di risorse, che determina una caduta della produttività e del prodotto. E ne viene fuori un aumento del "tasso di sfruttamento" della stragrande maggioranza della popolazione da parte del ceto politico e dei gruppi da esso favoriti”.

Nella parte finale dell’intervento, il prof. Infantino si è soffermato sugli effetti generati dalle manipolazioni monetarie dei governi, che producono sovraconsumo e cattivi investimenti e che culminano nella crisi e nella disoccupazione generalizzata.

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