In viaggio tra le coincidenze: il Partenone accarezzato dai fiocchi bianchi della neve

Una fermata della Metro dal Doukessis Plakentias e altro nel viaggio ad Atene

Zeus al Museo Nazionale

Il termine coincidenza in matematica è usato quando due espressioni numeriche, non correlate tra di loro, hanno un valore molto simile.  Coincidenza matematica sta ad indicare  l’uguaglianza tra insiemi o funzioni. Posso, partendo da questo presupposto scientifico affermare di aver assistito, nel passaggio tra la fine dell’anno appena trascorso e quello in corso, ad una coincidenza straordinaria. Coincidenza di due elementi raramente correlati. Uno di carattere storico: trovarmi sull’Acropoli ad Atene. La seconda meteorologica: ammirare la neve che cadeva sulle divine rovine. Ed è stata proprio una magnifica coincidenza potere ammirare il Partenone accarezzato dai fiocchi bianchi della neve, un po’ come lo si vede nelle agitate bolle di vetro.

Spesso alle coincidenze non diamo nessuna importanza, le lasciamo cadere nel momento stesso in cui ci si presentano. Siamo stati abituati ad essere dei freddi razionalisti, tutto ciò che rimanda a certe coincidenze siamo portati a scartarle immediatamente, chissà quale sortilegio possano nascondere. Invece c’è chi ha sostenuto da illuminista, che le sole cose sicure in questo mondo siano proprio le coincidenze. Una coincidenza ad esempio è, da piacentino, leggere ad una fermata della metro di Atene il termine  Plakentias. Mera assonanza fonetica con Piacenza o cos’altro? Un piccolo approfondimento per capacitarmi che il nome completo della fermata è Doukessis Plakentias, Duchessa di Plaisance ed ecco che detto in francese, come era l’esatto riferimento storico, il suo significato sembra più vicino a noi, alla nostra storia, ai legami che Piacenza ha avuto con la Francia ed i francesi, nobili e meno nobili, titolati e non titolati, che abbiano avuto a che fare con il nostro territorio o se ne sono rimasti lontani (come in questo caso).

Passeggiando ho capito da dove possano originarsi queste mie speculazioni intorno alle coincidenze. Sempre ad Atene, dopo avere salutato, lui in macchina ed io sul marciapiede, il Presidente della Repubblica greca Prokopīs Paulopoulos  che entrava nel Palazzo presidenziale, per cerimonie dovute alla festività di inizio d’anno, mi sono incamminato in via Rigilis. Dimenticavo: sarà un caso se anche lui, il Presidente, ha avuto a che fare con dei francesi visto che si è laureato a Parigi? Ero dicevo in via Rigilis dove si trova il Liceo di Aristotele. Il pensiero aristotelico ha contribuito a tutte le riflessioni, considerazioni, coincidenze, tra fatti ed eventi di questo mondo che a volte sono sembrate così distanti geograficamente e nel tempo. Mentre Platone nella sua Accademia spiegava la sua concezione ideale extraterrestre, Aristotele ci dice di guardare all’umano divenire, al fenomeno non al noumeno. Diversità speculativa bene raffigurata nell’affresco pontificio della Scuola di Atene di Raffaello, dove Platone con l’indice rivolto in aria indica l’iperuranio, mentre Aristotele indica la terra, il mondo reale.

Emozionante per me, come credo per tutti coloro che hanno fatto il Liceo, trovarsi a calpestare la terra che lo stesso Aristotele calpestava nell’area del colonnato, mentre dissertava con i suoi discepoli (Alessandro Magno fu uno di questi) di filosofia. O mentre scriveva, perché furono scritte proprio nei suoi anni di permanenza al Liceo, L’Etica Nicomachea e la Politica.

In quel labirinto di resti archeologici ho capito, ancora di più, perché mi piacciono i voli pindarici, discutere e scrivere di letteratura e di poesia, di politica e di filosofia. Ho capito perché mi piacciono i collegamenti azzardati, come quelli toponomastici o onomatopeici, ma anche quelli logici, come lo strangolamento dell’economia greca e dei paesi mediterranei da una Europa che ha tradito qualsiasi principio democratico per affidarsi solo a mere speculazioni finanziarie.  Ed allora ho continuato a pensare a tutte quelle coincidenze che questa terra greca mi ha fatto vedere e capire, al pensiero che partendo da qui ha generato tutta la cultura occidentale. Ho pensato alla religione, a quella religione ricca di umane deità. Ermes era protettore del commercio e dei ladri, giunge a Roma col nome di Mercurio e diviene protettore oltre dei ladri anche dei banchieri: anche qui, non mi sembra poi tanto azzardato sottolineare questa coincidenza.  

Da buon epicureo, sono fatalista al cinquanta per cento, nel senso che sono convinto che metà degli accadimenti dipendano dalla nostra volontà ma che per il rimanente cinquanta siamo in balia del fato. Sono d’altronde un prodotto culturale della Magna Grecia (ho frequentato il liceo nella città dei templi, Akragas) ed allora  mi sono chiesto se sarebbe stato utile andare anche a Delfi per capacitarmi del mio essere fatalista, seppure al cinquanta per cento. Già lo scrittore svizzero  Durrenmatt, con La Morte della Pizia, ci aveva erudito sulla casualità della verità: l’oracolo di Edipo era l’esempio eclatante di un fatto (incesto e parricidio) che non sarebbe potuto mai accadere ad essere umano ed invece accadde! Ed allora via, alla volta del tempio di Apollo, a Delfi. Ad ascoltare cosa ha ancora da dirci l’appollaiata vecchia Pizia. Una Pizia che avvolta dai fumi delle droghe diceva e non diceva, gesticolava e pronunciava suoni incomprensibili, cosa avrebbe potuto dirmi oggi? Come prevedibile, non c’era ad aspettarmi la Pizia, né il suo trespolo. C’erano i resti di tutto ciò che era stato. Quei resti stavano lì ad aspettarci da secoli, da millenni anzi. Dovevano giungere fino a noi, all’uomo moderno, affinché la loro testimonianza lo liberasse da tutte quelle superstizioni che imprigionano la verità. Ma l’uomo che è sempre alla ricerca della verità, rimane spesso imbrigliato in una ragnatela di menzogne artefatte che non gli permettono di realizzarsi compiutamente, se non nella menzogna stessa…forse.

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