In visita ai “Fasti di Elisabetta” di Palazzo Farnese

Percorso guidato dalla dottoressa Antonella Gigli in occasione del saggio storico narrativo di Massimo Solari dedicato all'ultima Farnese

FOTO CARLO MISTRALETTI

La presentazione a Palazzo Galli – Banca di Piacenza del libro “Elisabetta l’ultima Farnese, Regina di Spagna”, di Massimo Solari, edito da L.i.r., del quale riferiremo in seguito, è stata seguita dal trasferimento dell’affollata platea a Palazzo Farnese, per una visita guidata condotta dalla dottoressa Antonella Gigli, responsabile del settore Cultura Musei e Turismo del Comune di Piacenza. Obiettivo i cosiddetti “Fasti di Elisabetta", le rappresentazioni autocelebrative che esaltano la fama della casata dei Farnese attraverso la rappresentazione pittorica degli avvenimenti più importanti in cui sono protagonisti i membri della famiglia.

Le tele, come altri quadri e arredi – ha ricordato la dott. Gigli - furono trasferite nel 1736 per volere di Carlo Borbone figlio di Elisabetta, a Napoli, capitale del suo Regno. Divenute con l’unità d’Italia di proprietà statale sono state riportate  a Piacenza nel  1928 in “subconcessione” al Comune. Costituiscono solo una parte dell’originario ciclo, perché le opere sono divise tra i Musei Civici di Palazzo Farnese, la Reggia di Caserta e il Municipio di Parma. I Fasti Farnesiani si dividono in due cicli. Una prima serie è costituita dalle tele commissionate da Ranuccio II e dipinte da Giovanni Evangelista Draghi, Sebastiano Ricci e altri, realizzate tra il 1685 e il 1687; queste rappresentano le storie di papa Paolo III e di Alessandro Farnese.

La visita ha riguardato lo spazio riservato ai “Fasti di Elisabetta” nella Pinacoteca del primo piano di Palazzo Farnese: una serie che comprende i dipinti realizzati nel 1714 da Ilario Spolverini (Parma 1657-Piacenza 1734), commissionati per continuare il ciclo, e rappresentano il matrimonio di Elisabetta Farnese con Filippo V di Spagna, avvenuto nel 1714. L’usanza di commissionare dipinti che celebrassero la casata farnesiana – ha spiegato la dott. Gigli – era antica quanto la famiglia stessa. La differenza tra i Fasti di Elisabetta e quelli precedenti sta nel fatto che non vengono più rappresentate storie che celebrano un passato glorioso, ma vicende presenti, che si trasformano in eventi eccezionali proprio grazie la trasposizione pittorica. Una parte dei dipinti eseguita nel 1719 era destinata alla reggia di Colorno, altri vennero plausibilmente realizzate per il Palazzo ducale di Parma.

Né a Colorno né a Parma sembrano essere stati destinati i dipinti della collezione esposta a Palazzo Farnese che comprende il Congedo di Elisabetta Farnese dalla corte farnesiana al monte Cento Croci 1657-1734- Filippo V ed Elisabetta Farnese davanti al Primogenito, post 1716 - episodi della vita di Elisabetta Farnese e inoltre incontro tra il duca Francesco II e il  cardinale Gozzadini 1714-17- La comunità di Parma offre le chiavi della città a don Carlo Borbone, 1733 - l’ingresso in Parma del cardinale Gozzadini affiancato dal cardinale Acquaviva e dal duca Francesco Farnese 1717-1719 e altri dipinti.

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