Cultura

In visita alle antiche ferriere

Anche quest’anno l’opportunità di un percorso guidato a conoscere l’antica attività estrattiva di ferro e rame dell’alta Valnure

Immagini di Alessandro Daturi

Anche quest’anno l’opportunità di un percorso guidato a conoscere l’antica attività estrattiva di ferro e rame dell’alta val Nure. Ferriere non dimentica la sua storia che collega il toponimo alle attività di estrazione e lavorazione del ferro sin dal tempo della occupazione delle legioni romane e continuata per due millenni (sino al 1950) alternando lunghi periodi di attività a crisi profonde.  

Nella seconda metà del 1400 - con l’affluire di numerose maestranze e relative famiglie attratte dall’attività lavorativa diretta o complementare delle miniere - alla confluenza tra il torrente Grondana e il Nure si era formato un nucleo abitativo composto da minatori, boscaioli, fabbri e artigiani. Nel 1460 il Duca Francesco Sforza (con altri villaggi) aveva concesso tale territorio a Tommaso Moroni.Tra i primi atti del nuovo “Signore” l’identificazione del luogo con il nome di Ariate o Reate Nuova, in omaggio a Rieti, sua città natale. Nell’arco di alcuni decenni però questo toponimo fu soppiantato dalla denominazione “Le Ferriere” che prese il sopravvento, prima nella parlata comune, poi nei documenti ufficiali, accomunando in un’unica denominazione le zone estrattiva e il villaggio dei minatori.  

Sulla sponda destra del torrente Grondana, le aperture delle miniere di Canneto sopravvissute ai movimenti franosi, sono meta di escursione da alcuni anni facilitate dalle tabelle che indicano gli antichi sentieri e la cui percorribilità, specie in questi ultimi anni è resa facilmente praticabile dai periodici interventi di manutenzione coordinati da Celso Calamari e resi operativi con mezzi meccanici dai fratelli Baldini. Alla loro azione volontaria si aggiunge quella di Luciano Scrigna, tassista di Lodi in pensione che, da alcuni anni, propone camminate che aggregano persone di ogni età portandole alla scoperta o alla riscoperta di alcuni dei luoghi più significativi per geologia e ambiente che fanno di Ferriere un unicum non solo provinciale. Il ciclo è stato aperto con un sopralluogo positivo il 30 luglio.
“La “via delle miniere” segue i tratturi che collegavano il capoluogo a Canneto. Inizia nella chiesa parrocchiale con la volta della cappella affrescata nel 1983 dal pittore Lino Pavesi che raffigura in modo efficace l’antico borgo; all’esterno del tempio vi è anche un richiamo-simbolo voluto dal parroco don Sandro Civardi (rocce, mazza, lampada) e, in piazza delle Miniere, l’interessante museo allestito dalla famiglia Bergonzi con documenti, fotografie, attrezzi e altre testimonianze che sollecitano nuove curiosità. Si prosegue lungo gli antichi sentieri che solcano la strada del Mercatello. Superato di alcune centinaia di metri l’abitato Cerreto Rossi, si lascia la strada provinciale. Attraverso un ripido sentiero, in meno di dieci minuti si giunge al torrente Grondana sulla cui riva sinistra s’innalza la montagna con ben visibili gli accessi ad alcune gallerie, efficaci testimonianze dell’importante passato della miniera di ferro e rame di Canneto, i cui ultimi tentativi di riprendere l’attività estrattiva risalgono ai primi anni Cinquanta del secolo scorso.

UN EPISODIO DEL 1589  - Nella recente conversazione tenuta da Pier Luigi Carini al Castello di Gambaro sul tema “L’alta val Nure tra Cinque e Seicento” (che avremo modo di presentare), lo studioso ha accennato - sulla base di documenti conservati all’Archivio di Stato di Piacenza (Fondo Miniere e Ferriere) alla faida che tra il settembre e l’ottobre 1589 aveva opposto i Boeri di Cerreto ai Rossi di Caserarso e Pomarolo alleati con i Labati. Al proposito il Commissario di Ferriere Gerolamo Scribani evidenziava ad Alessandro Farnese, terzo duca di Parma e Piacenza, grande preoccupazione perché la contrapposizione impediva il normale funzionamento delle estrazioni e lavorazione mineraria che era l’attività economica più importante della zona. 

La vicenda è così riassunta nel volume i Curletti (Tip.Le.Co 2007). “Nel 1589, a soli 22 anni, Bertolino Rossi era stato uno dei protagonisti della faida che aveva opposto i Rossi di Caserarso e Pomarolo e i loro alleati Labati ai Boeri di Cerreto. L’episodio culmine di questa lotta fu l’uccisione del sessantenne Cristoforo Boveri detto il Bombello. Il 6 di ottobre mentre il Boveri stava arando e seminando una sua terra con un paio di buoi, Bertolino ed altri quattro della sua fazione, tutti armati di “archibugi longhi da rota” si portarono a tiro colpendolo almeno tre volte, quindi con i pugnali “ … il tridorno come si fa la carne al macello et li levorno la borsa di seno con li denari…”. Dopo questo fatto il Commissario delle Ferriere, Gerolamo Scribani, intervenne personalmente a comporre la contesa imponendo una pace rogata che prevedeva la pena di cinquecento scudi per chi avesse ripreso le ostilità. 

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