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FOTO CARLO MISTRALETTI

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“L’Artocchini”, il Giornalista e il Monsignore: tre amici della piacentinità festeggiati a Palazzo Galli

Un’affettuosa “festa di famiglia” ha coinvolto la platea alla Sala Panini di Palazzo Galli,tributando un abbraccio simbolico a Carmen Artocchini, a Ernesto Leone e a Mons. Domenico Ponzini

Un’affettuosa “festa di famiglia” ha coinvolto la platea alla Sala Panini di Palazzo Galli,tributando un abbraccio simbolico a Carmen Artocchini, a Ernesto Leone e a Mons. Domenico Ponzini. Tre amici, ha affermato l’avv. Corrado Sforza Fogliani, per i quali mi sembra opportuno - ben sapendo che monsignore non è nativo della provincia di Piacenza per nascita ma per diocesi - la parola “piasintinass, termine che, nel senso più nobile della parola, mi sembra appropriato per tre persone che con le loro azioni hanno svolto studi nella società, nella difesa indomita della piacentinità e, con le loro pubblicazioni, un’azione adifesa dei valori della nostra terra intessendo relazioniimportanti, scientifichee amichevoli dimostrate anche dalletante personepresenti in questa sala.

L’omaggio ai “tre amici” è proseguito con ricordi e aneddoti del dottor Piero Coppelli (Condirettore della Banca di Piacenza) e del rag. Franco Fernandi, già allievi della prof. Artocchini, che hanno evidenziato come l’insegnamento della “Prof” sia stato speciale perché non solo fondamentale alla costruzione tecnica del corso scolastico, ma in quanto esempio diretto di come nello studio e nel lavoro, oltre alla conoscenza, occorra amore e passione.  Allora, hanno ricordato, le classi erano di trenta-trentacinque studenti, ma la “prof”, ci seguiva uno a uno, ci ascoltava ci consigliava e all’occorrenza giustamente ci puniva; oltreché alla formazione s’interessava anche alla vita degli allievi con un rapporto che il tempo non lenisce e con collegamenti continui con la nostra città.

La studiosa dott. Daniela Morsia ha quindi tratteggiato un breve profilo della prof. Artocchini, come storiografao meglio come ama definirsi divulgatrice di storia. Alla biblioteca comunale Passerini Landi è una figura di sicuro riferimento tanto che gli operatori per dare indicazioni agli utenti su castelli, sulle tradizioni e sul folclore piacentino,ai motori di ricerca digitale, preferiscono il nome carismatico “l’Artocchini” con la specifica del colore della collana editoriale; ad esempio “l’Artocchini verde” per i libri sul folclore. Altrettanto ricercati sono i suoi volumi dedicati alle ricette piacentine, i saggi che narrano la storia delle “Padrone di Parma e Piacenza” e di altre vicende con personaggi femminili; l’opera fondamentale dedicata ai Castelli piacentini, una serie di altri volumi e collaborazioni a opere di storia ed economia localee a periodici quali il Bollettino Storico piacentino del quale è stata anche direttore, e “l’Urtiga”.

Ernesto Leone – ha ricordato il prof. Fausto Fiorentini - è entratoa Libertà come redattore nel dicembre 1954, ne è stato caposervizio, caporedattore e direttore dall’agosto  1994 (subentrando a Ernesto Prati), al dicembre 1996. Quindi collaboratore dei quotidiani “ La Voce nuova di Piacenza”, “Cronaca” e del periodico Banca flash.

Negli anni Ottanta – ha proseguito Fiorentini - il direttore Ernesto Prati, quando collaboravo soprattutto con la terza pagina, mi ha affidato l'organizzazione dell’archivio e ho avuto modo di vedere da vicino come lavorava Ernesto Leone, soprattutto come responsabile della Cronaca dove aveva tra i collaboratori diretti giornalisti come Gianni Manstretta, Pietro Boglioli, Tiziana Pisati; Nando Boschi ora alla Rai e alcuni giovani ancora in servizio, come Giorgio Lambri. Leone scriveva bene ed era un cronista molto preparato: conosceva tutte le regole, dalle più semplici alle più complesse. Non era solo un tecnico, ma aveva ampi orizzonti. Appartiene a quel gruppo di persone cui professionalmente il nostro mondo della comunicazione deve molto. La sua concezione del giornalismo può essere sintetizzata in una frase: "Bisogna mettersi dalla parte del lettore" che fa il paio con un'altra ricorrente di Ernesto Prati, quando parlando dei giovani che scalpitavano, diceva ''Vogliono firmare, ma quello che conta è il giornale. Senza il giornale le loro firme non avrebbero nessun valore".

Di mons. Domenico Ponziniha parlato don Stefano Antonelli. Prime esperienze come curato a Gropparello e Vice direttore dell’Istituto Madonna della Bomba. Dal 1958 fino agli anni ’70 professore del seminario vescovile di Piacenza; in questi anni si laurea in Lettere presso l’Università Cattolica del S. Cuore di Milano,  e presso l’Archivio di Stato di Milano, si specializza in archivistica, diplomatica e paleografia. E’ poi segretario di Mons. Ghizzoni, vescovo ausiliare e nel 1963 è anche cerimoniere vescovile. Nominato canonico decano della Cattedrale, lascia l’incarico di parroco quando diviene primo direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi, ufficio che fonda e organizza e del quale mantiene la direzione fino al 2006.

Durante la visita pastorale del vescovo Luciano Monari, visita tutte le 428 chiese parrocchiali della diocesi, censendo caratteristiche stilistiche e architettoniche delle medesime. Particolare notevole di questo lavoro è la trascrizione di tutte le lapidi presenti nelle chiese. Da questo lavoro sono nati articoli su storia e folklore di varie parrocchie. Membro della deputazione di Storia Patria, in questa veste fonda la sottosezione Terre veleiati, relativa i territori dell’antico municipio Veleiate. Ne è statovicepresidente e oravicepresidente emerito.

Non è possibile, data la quantità,enumerare pubblicazioni e articoli di mons. Ponzini, ma va ricordato il merito di averpromosso la realizzazione de La storia della diocesi di Piacenza, in collaborazione con il prof. P. Racine e altri esperti e la trascrizione con il prof. E. Cremona di quasi tutto il Registrum Magnum del comune diPiacenza; è autore anche di note storiche sul codice del Maestro custodito negli archivi della Cattedrale.

Il senso e il valore storico di un prete – ha concluso don Antonelli – è quello di contribuirea custodire e rendere accessibile la memoria delle comunità cristiane ai propri membri. Senza memoria non c’è identità. L’identità per una persona non è semplicemente la conoscenza dei propri dati anagrafici, ma la rielaborazione sintetica di tutte le esperienze di vita. A conclusione della “Festa in famiglia”, una targa ricordo consegnata della Banca di Piacenza consegnata ai protagonisti dall’’Assessore comunale Giulia Piroli.

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