L’editore Bragalini alla Quarta Giornata Arisi a Palazzo Galli

Arisi-Ricchettidue personalità che hanno trascorso l'intera vita ad amare l'arte

FOTO CARLO MISTRALETTI

Dalla quarta edizione della Giornata Arisi - organizzata dalla Banca di Piacenza a Palazzo Galli e curata dalla storica dell'arte Laura Bonfanti intitolata “Arisi e Ricchetti. Arte, amicizia e vita piacentina” - seguita con evidente interesse dall’affollata platea della sala Panini, sintetizziamo, grazie alla collaborazione del relatore, l’intervento dell’editore Leonardo Bragalini.

L’attività editoriale di Arisi – ha esordito Bragalini - è un aspetto non secondario della sua variegata attività culturale e il fatto di aver potuto collaborare con lui per quasi vent’anni, mi ha permesso di conoscerne i modi, le abitudini e apprezzare la perizia con cui si accingeva a elaborare la struttura di un libro. Chiosando un noto titolo di un volume edito da Sellerio e dedicato all’attività di Leonardo Sciasciaamo definire Ferdinando Arisi, scrittore e editore.

Ho inteso riproporre questa duplice qualifica in riferimento alla vicenda editoriale di Ferdinando Arisi, che come è noto è vastissima. Esistono libri, editi dalla Biblioteca Storica Piacentina e dalla Banca di Piacenza, che regestano la straordinaria mole di scritti di Arisi, dagli interventi sui giornali alle ponderose monografie, come è quella dedicata a Luciano Ricchetti, che Arisi pubblicò con la nostra casa editrice nel 1997, in occasione del ventennale della scomparsa dell’amico pittore e della grande mostra da lui allestita a palazzo Gotico.

Fu proprio Luciano Ricchetti chiedere al professor Arisi, di 23 anni più giovane, di curargli il catalogo per la personale che organizzò nel 1967, all'età di 70 anni, nelle sale degli Amici dell'Arte e dove scelse personalmente tutte lo opere da esporre.Ferdinando Arisi così ci scrive a riguardo: “Ricordo bene come nacque il volume. Dopo avermi fornito un po' di materiale, non aveva voluto interferire: «Scrivi quello che vuoi», mi aveva detto, e quanto scrissi, lo lesse quando il libro uscì”.

Da queste parole si percepisce chiaramente il legame e la stima che intercorreva tra loro, due personalità che hanno trascorso l'intera vita ad amare l'arte.

Credo che la competenza nella gestione editoriale si fosse costituita a partire dal 1960, data di uscita per i tipi dell’amico Lino Gallarati del primo catalogo del Museo Civico di Piacenza. L’autore non ancora quarantenne dà alla stampa uno dei libri fondamentali delle istituzioni piacentine, così come farà per la Galleria Ricci Oddi nel 1967, assumendosi un ruolo centrale per la cultura cittadina.

I suoi testi, quasi sempre manoscritti chiarissimi, anche se negli ultimi tempi forniva dei dischetti con i testi battuti da collaboratori; con i riferimenti precisi e puntuali alle note e alle immagini che avrebbero corredato il testo.Già in questa fase preliminare, egli intravedeva la struttura impaginata, che infatti andava a impostare appena ricevuti i testi da noi composti.

Soprattutto per le grandi opere e per le monografie dedicate ai pittori sui quali aveva studiato una vita, aveva idee chiarissime su come sarebbe dovuta essere ogni pagina, a quale quadro dare maggior risalto, quali e quante opere dovevano essere poste a confronto. Cordialissimo con me e con tutti i collaboratori che ebbe a incontrare, era sempre lui a dettare la linea, difficilmente cambiando opinione se qualcuno di noi per ragioni di opportunità grafica suggeriva qualche variante.

Controllava, poi, personalmente le tonalità delle riproduzioni delle tavole a colori, suggerendo accanto alle prove di stampa la sottrazione o l’addizione di colore, ragionando in quadricromia così come prevede la stampa offset. Bisogna dire che molte delle foto provenivano dalla sua vastissima fototeca, probabilmente uno dei più importanti repertori iconografici piacentini, che lui aveva schedato con grande precisione. Questo patrimonio di immagini (fotocolor e stampe in BN) erano il frutto di una vita di ricerche e si può dire che nel complesso conteneva la storia dell’arte piacentina dal medioevo a oggi.

Si capisce, quindi, come parlare di attività editoriale per Ferdinando Arisi non ci si possa riferire solo alla scrittura e alla gestione grafica dei propri libri, ma abbia assunto un significato più ampio, che trovò un ulteriore declinazione quando egli fu individuato come curatore o coordinatore di opere collettanee.Questa figura, che egli rivestì in più occasioni, ha caratteri che in Arisi appaiono in lui quasi paradigmatici, unendo il prestigio scientifico e l’autorevolezza alla puntualità e alla precisione, il tutto guidato da un temperamento conciliatorio ma non certo remissivo o subalterno. 

Quando a seguito della fusione con Parma,la Cassa di Risparmio interruppe, dopo i primi tre volumi (1980, 1984, 1990) la collana Storia di Piacenza, attraverso Ferdinando Arisi e Vittorio Anelli, si ragionò con mio padre su come portare a compimento un’opera che aveva grandi qualità, e che a detta degli specialisti aveva pochi simili in Italia. Era presente anche Piero Castignoli, che inizialmente era il curatore generale, ruolo che in corso d’opera assunse Arisi.

A questo proposito Bragalini ha evidenziato come acquisita la doppia cittadinanza (Parma e Piacenza), l’attenzione editoriale della banca alla nostra città è notevolmente decaduta; basti osservare i grandi e pregiati volumi FMR dedicati alle cattedrali padane, oltre a vari volumi su temi artistici di Parma, anche Pavia, Torino, Cremona, Sassuolo, persino Napoli, ma per esempio l’importante cattedrale di Piacenza è stata dimenticata.

Bragalini ha quindi elencato la serie di opere più significative che Arisi pubblicò con la Tip.Le.Co. iniziata nel 1978 con “Cose piacentine d’arte e di storia” e conclusa nel 2012 con la monografia dedicata a Robert De Longe, edita dalla Fondazione. Una citazione particolare per il Catalogo ragionato “Luciano Ricchetti 1897-1977” curato con Stefano Fugazza e Sergio Rebora, dove Arisi documenta l’opera completa dell’artista piacentino, dagli inizi come illustratore sino all’adesione a una pittura influenzata dalla modernità del Novecento e al successo ottenuto ben oltre i confini municipali, pur restando fortemente legato alla sua terra e dotandola di molte sue opere.  La monografia è stata pubblicata in occasione della Mostra tenuta a Palazzo Gotico nel 1997. Arisi conosceva e aveva visto personalmente quasi tutti i dipinti pubblicati; aveva voluto dedicare una sezione ampia sull’attività a fresco di Ricchetti nelle chiese del territorio.

Nelle immagini:

- Leonardo Bragalini

- il presidente del C.d.a della Banca di Piacenza Giuseppe Nenna al tavolo dei relatori

- le copertine di alcuni dei libri citati nell’articolo.

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