«La chiesa di Castelsangiovanni è un libro di storia dell’arte in 3D. Ecco come abbiamo deciso di proteggerla»

Nella giornata dell'11 giugno si è svolta a Castelsangiovanni la presentazione degli "Amici del Tempio", associazione fondata nel 1946, per volere di Monsignor Aristide Conti, con l'aiuto di qualche migliaio di "castellani", spinti dall'amore per le bellezze della Chiesa Maggiore di Castel San Giovanni

Nella giornata dell'11 giugno si è svolta a Castel San Giovanni la presentazione degli “Amici del Tempio”, associazione fondata nel 1946, per volere di Monsignor Aristide Conti, con l'aiuto di qualche migliaio di "castellani", spinti dall'amore per le bellezze della Chiesa Maggiore di Castel San Giovanni, che ha depositato uno statuto e eletto un consiglio direttivo. Oltre ai nuovi soci erano presenti alcune figure storiche, con oltre trent'anni di affiliazione.

L’Associazione si pone come scopo statutario e attività istituzionale la valorizzazione e conservazione dei beni culturali della Chiesa Collegiata di Castelsangiovanni, in un’ottica di tutela del patrimonio storico e artistico a favore di tutta la cittadinanza e la promozione nell’ambito cittadino e universale della Chiesa Collegiata di Castel San Giovanni, attraverso l’organizzazione di iniziative culturali e divulgative come seminari, convegni, concerti, rassegne, pubblicazione di materiale illustrativo e accoglienza dei visitatori.  Il Consiglio direttivo è composto dal parroco, Monsignor Giuseppe Busani, dal Presidente Andrea Bricchi, dal vice Presidente, Luca Politi, dal Direttore Artistico Professoressa Jo Nani, dal Segretario Corrado Cavallotti, dal Tesoriere Silvia Aguzzi e dal Consigliere Paolo Fontana. 

Così il presidente, Andrea Bricchi: «L’anno scorso il parroco, Monsignor Lino Ferrari, ha avuto l’idea di dare una struttura stabile a questo sodalizio di persone di buona volontà. Ne abbiamo parlato per qualche mese, soppesato bene ogni dettaglio, e abbiamo steso una bozza di statuto. Dopo il cambio di parroco, Monsignor Giuseppe Busani, oggi reggente, ha deciso di proseguire su questa strada, cioè quella di rendere più moderna e efficiente la valorizzazione di uno scrigno d’inestimabile valore, che racchiude un patrimonio religioso, storico e culturale appartenenti all’intera Chiesa e, soprattutto, alla cittadinanza di Castel San Giovanni».

Chi può farne parte? «Può far parte dell’Associazione chiunque ami l’arte e, in modo particolare, questa arte, la nostra arte. Abbiamo opere secolari, di artisti famosissimi, polittici lignei, pale d’altare, opere in arenaria di oltre mille anni, un fonte battesimale del ‘500, un crocifisso dei fratelli del Maino, un organo straordinario, cappelle di una bellezza infinita, piene di stucchi e rappresentazioni sacre. Questa Chiesa è un libro di storia dell’arte in 3D! Nata intorno all’anno mille, si è sviluppata nei secoli, con aggiunte, giustapposizioni, decorazioni, ampliamenti! Di struttura romanica, diventa un gotico lombardo e si orna di Barocco! Nessuno, oggi, potrebbe costruirne una così. Nessuno spenderebbe più cifre importantissime per creare un’opera architettonica che sarebbe completata solo dopo molti decenni. Abbiamo ricevuto un dono dal passato e abbiamo il dovere di conservarlo nel migliore dei modi possibili».

 In che modo?  «La finalità è chiara. Il mezzo è, se possibile, ancor più stimolante. Vorremmo dare vita alla Chiesa e, se mi è concesso, anche un po’ a Castel San Giovanni, organizzando conferenze sul tema, con personaggi famosi e in grado di dare risalto al forziere su cui siamo seduti. Ci piacerebbe sfruttare l’acustica straordinaria delle navate goticheggianti, per concerti di musica classica e di musica sacra. Vorremo produrre documentazione e materiale illustrativo di dettaglio, che vada a completare l’importante documentazione esistente, frutto soprattutto del lavoro del nostro direttore artistico, la Professoressa Jo Nani, che in questi anni ha dato un contributo fondamentale e determinante per far conoscere a tutti molti segreti nascosti tra le nostre colonne e le nostre navate». 

 Solo questo? «Dal punto di vista organizzativo, forse. Mentre dal punto di vista della fruizione del patrimonio, vorremmo “mettere le cose al loro posto”, perché nei secoli i molti rimaneggiamenti, hanno spesso snaturato le intenzioni originali degli artisti e le stesse finalità liturgiche delle opere strutturali. Non va dimenticato che l’arte, soprattutto l’arte sacra, nasce con lo scopo di aiutare a pregare, di rafforzare la fede. Dio è Bellezza. E la Bellezza arriva a chiunque, indipendentemente dal titolo di studio, dalla cultura e perfino dall’intelligenza. La Bellezza non ha bisogno di preparazione. Arriva e colpisce chi la osserva. In fondo il mistero della Fede, il ragionamento religioso, è misurare l’infinito con una razionalità finitissima. Non c’è bicchiere che possa misurare il mare. E proprio questo è il tema: non si può capire Dio, se non attraverso un’intuizione estetica. E l’intuizione estetica, a differenza del ragionamento filosofico, non lascia spazio a dubbi. È rassicurante, è confortante, conferma la speranza e anestetizza l’ansia, molto umana, della paura. In sostanza è il naufragio dolce dell’infinito di Leopardi. C’è un lavoro importante da fare».

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 Dove si trovano i fondi per un lavoro così importante? «Questa è la chiave. I fondi arrivano dagli associati, dalle libere erogazioni di privati, benefattori e sostenitori, però è e sarà fondamentale, trovare fondi anche pubblici, sostegni dal tessuto economico locale, sponsor privati, aziende che abbiano voglia di aiutarci e, come detto, organizzare situazioni di divulgazione estetica, che possano attrarre amici nuovi, amici del tempio».

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