La ‘ndrangheta svelata, così uccide e si arricchisce la più potente organizzazione mafiosa

Il sostituto procuratore Centini, per anni alla Ddi di Reggio Calabria, invitato da Libera e dalla scuola a spiegare agli studenti del Gioia il fenomeno criminale

Liotti e il sostituto procuratore Centini

Che cos’è la ‘ndrangheta, come si muove, quali sono i suoi “valori”, qual è la sua potenza economica e il suo spessore criminale. Lo ha spiegato il sostituto procuratore della Repubblica, Matteo Centini, agli studenti di alcune classi del triennio del liceo Gioia. Una lezione, durante la settimana della flessibilità, fuori dalle righe e che ha tenuto i ragazzi incollati alle sedie.

Organizzato da Libera, in prima fila Antonella Liotti, e dalla scuola, con le insegnanti Donata Horak ed Elisabetta Malvicini, “Cantieri di legalità” ha portato tra i banchi il magistrato che lavora in procura a Piacenza, ma che per anni è stato alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, nel cuore del territorio dove opera la più potente organizzazione criminale del Paese. Centini si è occupato di traffico internazionale di stupefacenti e di indagini sulle cosche di ‘ndrangheta operanti sul mandamento tirrenico come i Bellocco e Cacciola di Rosarno, i Molè e i Piromalli di gioia Tauro, i Longo di Polistena, gli Zagari/Fazzalari di Taurianova. Ha inoltre partecipato alle indagini per la cattura di Ernesto Fazzalari, avvenuta dopo vent’anni di latitanza.

Le mafie hanno bisogno di un territorio, ha detto Centini perché un popolo non esiste senza territorio. Con un racconto agile e spigliato, ricco di episodi tratti da indagini e processi, Il magistrato ha portato i ragazzi all’interno di una società malsana, violenta, che ha, però, un potere molto forte in grado di condizionare i cittadini e la vita pubblica.

Al santuario di Polsi, nel territorio di San Luca, ha raccontato il pm riprendendo brani dal libro “Il contagio”, scritto dai due suoi colleghi Pignatone e Prestipino, c’è una nota riunione di tutti gli ‘ndranghetisti. «Ci sono carovane di malavitosi - ha spiegato - che di giorno raggiungono questa zona che è off limits per le altre persone. Ammantandosi di valori religiosi e dando una veste di sacralità che fa riferimento al cattolicesimo si chiamano “santa” e “vangelo”. Sembra una riunione mistica, in realtà si tratta di pecorai, pericolosi, che parlano di traffico di droga e omicidi come nulla fosse». Per controllare il territorio, occorre il consenso e questo lo si ottiene ammantando l’organizzazione sì di sacralità, di fascino, ma anche di minacce, intimidazioni e violenze. «La ‘ndrangheta - ha proseguito Centini - dà un sistema di valori legato alla religione. Parla di onore e forza, ma uccide quasi sempre sparando alle spalle. E di morti, anche fra di loro, fra le varie famiglie che componevano le cosche ce ne sono stati tanti nel tempo. All’epoca della guerra di ‘ndrangheta se contarono almeno 1.000».

La ‘ndrangheta, da fenomeno mafioso legato alla campagna (la cosiddetta mafia rurale) nel giro di un secolo si è ramificata in tutto il mondo. «Gli affari del Canada - ha ricordato il magistrato - si gestiscono da Siderno. E qui torna l’importanza del territorio. E ancora, esiste la ‘ndrangheta in Australia, dove nel 1970 uno sceriffo venne ucciso con un colpo di lupara alla schiena. Un marchio di fabbrica». Ma la ‘ndrangheta si è allargata in tutta Italia «anche in Emilia Romagna, come dimostra il processo Aemilia, anche a Piacenza, sempre cercando di ottenere consenso attraverso il loro sistema di valori».

Uno strapotere che costa, ma che dà anche grandi guadagni. «Un chilo di cocaina acquistata in Sudamerica, dove i calabresi sono ben radicati, viene pagato 5mila dollari al chilo e rivenduto in Italia a 33mila euro. In Italia, ogni anno vengono sequestrate 2 tonnellate di cocaina. E’ meno del 10% di quella che viene importata». Un fiume di denaro che, in seguito, viene ripulito grazie a investimenti, acquisto di aziende in crisi, manovre finanziarie messe in atto dai figli e dai nipoti che hanno studiato alll’estero nelle più prestigiose università.

Resta, però, la mafia locale che chiede il pizzo - «loro lo chiamano “fiore” o “dono” - il controllo degli appalti, l’imposizione delle aziende dei loro amici. «Ci sono addirittura grandi aziende - racconta Centini citando vecchie indagini e processi - dove sono grandi gruppi che contattano i boss per poter lavorare in tranquillità».

Il magistrato ha poi citato agli studenti un episodio che ha riguardato una ragazza come loro: «Una studentessa di un liceo di Rosarno, figlia di un boss ergastolano, ha raccontato che vedeva il padre una volta al mese in carcere. Non l’ho mai conosciuto. Ho conosciuto la legalità tramite l’illegalità. Quella ragazza ha fatto una cosa grande parlandone. E’ consapevole che la scelta del padre ha rovinato la famiglia». Già, i figli. La famiglia è il nucleo centrale della ‘ndrangheta. I boss si circondano di parenti di vario grado. Le donne hanno un ruolo importante: «I bambini vengono portati a 10 anni a sparare nei boschi». E ai bambini vengono mostrate le immagine dei familiari ammazzati e di quelle di chi la uccisi. Una spirale malata che porta all’odio e al sangue. «Di recente, i Tribunali tolgono la patria potestà a molti mafiosi. I ragazzi dopo anni lontani dalla famiglia fanno una vita normale, andando a scuola o facendo sport. Cose che gli sarebbero state negate». La donna può anche disporre, però, un omicidio. Il senso dell’onore è alto. «Una giovane - dice il pm - venne uccisa facendole bere dell’acido, solo perché aveva una relazione con un ragazzo non gradito alla famiglia. Un controllo totale su tutte le persone». E la ‘ndrangheta uccide anche i bambini, come è emerso da una intercettazione: «La moglie di un boss a cui avevano tentato di uccidere il marito disse al figlio di sterminare la famiglia concorrente. Anche i bambini. Il figlio si rifiutò, ma lei insistette». Qualcuno, però, si è rifiutato di obbedire e un ragazzo che avrebbe dovuto ammazzare la sorella, chiamò la madre e disse di mandare via la ragazza. Al contrario, ci sono anche figli che - plagiati dal male - sono arrivati ad uccidere la madre.

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