Lavoro e salute mentale nelle età della vita. L’Ocse: l’Italia è un Paese per vecchi

Vi sono diseguaglianze fra i giovani (che però non hanno mai avuto tante potenzialità come oggi). L’intervento conclusivo del dottor Carlo Mistraletti alla XXV giornata mondiale della Salute Mentale

FOTO DI ALESSANDRO BERSANI

L’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano ha ospitato l’edizione piacentina della  XXV Giornata mondiale della Salute Mentale, organizzata con l’obiettivo di diffondere in contesti sociali più ampi, la prevenzione e la conoscenza dei sintomi, dei  disturbi e delle patologie psichiche con particolare riferimento  alle problematiche che si riscontrano in ambito lavorativo. Dopo gli riassunti dei contributi apportati dai relatori per i quali ricordiamo i link di accesso diretto a fondo pagina, ospitiamo oggi un’ampia sintesi divulgativa derivata dalla relazione scientifica del dottor Carlo Mistraletti, organizzatore e moderatore del convegno.

L’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano ha ospitato l’edizione piacentina della XXV Giornata mondiale della Salute Mentale, organizzata con l’obiettivo di diffondere in contesti sociali più ampi, la prevenzione e la conoscenza dei sintomi, dei disturbi e delle patologie psichiche con particolare riferimento alle problematiche che si riscontrano in ambito lavorativo. Dopo le sintesi dei contributi apportati dai relatori per i quali ricordiamo i link di accesso diretto a fondo pagina, ospitiamo oggi un’ampia sintesi divulgativa derivata dalla relazione scientifica del dottor Carlo Mistraletti, organizzatore e moderatore del convegno.

Il lavoro ha un’importanza fondamentale e critica nella vita dell’uomo: tanto se considerato gioia e autorealizzazione, quanto se caratterizzato da fatica e pena. I greci antichi usavano le parole “ergov” e “ponos” (i moderni ergasia e douleia) assai interessanti per le implicazioni semantiche e simboliche. Il lavoro è in senso generale quell’attività diretta a utilizzare le cose naturali o a modificare l’ambiente per l’appagamento dei bisogni umani (fondamentali o indotti).

Per intenderci sul significato del lavoro e capire le conseguenze reali ed anche concrete, dovremmo analizzarne gli aspetti antropologici, economici, giuridici, medici e religiosi. Per questi ultimi basti pensare agli insegnamenti- mirabili e misteriosi- del Vangelo delle ultime tre domeniche (24 settembre, 1 e 8 ottobre 2017) tutti incentrati sul padrone della vigna (il popolo di Dio, fatto per la gioia), i servi, gli operai, i figli, le diverse ricompense salariali e morali, i criteri giusti e misericordiosi del Padrone della Vigna. In humanis, andrebbe ricordato il libro “La giungla retributiva” di Ermanno Gorrieri che è ancora attuale ( anzi forse oggi la giungla è ancor più intricata e sperequata, oltre che “globalizzata”)

Di economia politica e finanza, dei rapporti fra sanità e mestieri vari, si potrebbe argomentare a lungo; basta attingere criticamente a TV, rete e quotidiani. Basti pensare alla sfida della Brexit o delle dispute autonomiste in Catalogna. Resta il problema economico-giuridico: la Democrazia (e quindi un Referendum) può essere superiore ad una Costituzione nazionale?

In Italia sono in corso da anni, ad esempio per l’Ilva di Taranto, trattative politico-sindacali defatiganti e complicate per il conflitto - che non dovrebbe esserci- tra salute e lavoro. Al Parlamento europeo si discute entro quanto tempo proibire l’uso del pericoloso erbicida Glifosato usato in Agricoltura. In Cina l’inquinamento delle grandi città assume valori stratosferici. La rivista di fama mondiale Lancet calcola che vi sono 9 milioni di morti collegati all’attività lavorativa. L’occupazione riguarda anche la regolazione e il destino dei migranti intercontinentali tra chiusure e aperture (i “muri” e i “ponti”). Mentre imperversano le dispute, spesso insipienti o drogate sullo “ius soli” (e lo ius sanguinis)

L’importanza e il significato del Lavoro è basilare ( “agere sequitur esse”), tuttavia molti vorrebbero un reddito anche a prescindere dal lavorare - osservava Gian Carlo Mazzocchi – e molti partiti ci marciano a vario titolo con promesse preelettorali. Il 9 ottobre è stato assegnato il Nobel per l’Economia a Richard Thaler perchè ha cercato di integrare l’analisi delle decisioni economiche con la psicologia, esplorando le conseguenze della razionalità limitata ( “economia comportamentale”). Auspica e consiglia tutti di migliorare le decisioni per il denaro, la salute, la felicità, introducendo il concetto di “Nudge” pungolo o spinta gentile.

Se poi volessimo intenderci sul significato del termine salute, assisteremmo a concezioni e interpretazioni diverse. Motivo di delusioni, pretese e  sprechi, con il perseguimento di obiettivi ingannevoli o impossibili. Si dovrebbe operare secondo una medicina sempre più personalizzata e “di precisione”; ma questo tende a complicarla e a renderla individualistica e costosa. Insostenibile se universalistica, oppure troppo selettiva. Ricordiamo che negli anni ’80 e ‘90 anche l’OMS additava l’obiettivo della “ Salute per tutti entro l’anno 2000”). E’ indispensabile una vera educazione alla salute ( un discorso particolare andrebbe fatto sulla prevenzione primaria, secondaria e terziaria).

Ai nostri giorni gli esperti denunciano l’epidemia del disagio mentale. Per alcuni “La salute mentale è alla deriva”. In Italia dopo 40 anni si discute ancora se la basaliana legge 180 sia ancora da “attuare” o da “riformare”. Come classificare e diagnosticare la malattia mentale, se esiste.

Resta a tutt’oggi il problema della salute minacciata dall’inquinamento ambientale “glocal” e dalla produzione “consumistica” da parte dell’uomo, che pare consumare anzi tempo il pianeta terra e compromettere la vita, oltre che la produzione (la stessa ricerca del welfare pare, per alcuni aspetti, trasformare le garanzie e il benessere in malessere). E’ motivo di confusione e disorientamento, a livello planetario e nazionalistico il proliferare di teorie innaturali, stravaganti o modificanti (secondo alcuni pervertenti) l’anatomia e la fisiologia del corpo umano e delle menti. Si complica l’auspicabile e controversa “applicazione della scienza” anche in materia di sanità. Se la salute è diversamente intesa e normata in modi molteplici e ideologizzati, le regole, i costi, la stessa” Bioetica” diventano conflittuali e insostenibili ( teniamo conto che la medicina resta un’arte che si serve di diverse scienze). (Una buona e integrale assistenza sanitaria potrebbe sbancare anche il più florido Sistema. Sono sempre più complicati i rapporti fra Medicina e Legge, già preconizzati mezzo secolo fa dal grande Paolo Fiorani ).

L’OCSE ci manda a dire che l’Italia è un paese per vecchi (magari fosse cosi!) e vi sono diseguaglianze fra i giovani (che però non hanno mai avuto tante potenzialità come oggi!).

Non mediteremo mai abbastanza sul tempo e sulle età della vita ( “Se i giovani sapessero, se i vecchi potessero…”). Ogni suddivisione è schematizzante o un pò riduttiva: ad esempio distinguere 3, 4, 7, 10 o 12 età nell’arco esistenziale, fra 0 e 120 anni! Potremmo suddividere la durata di una vita (con la speranza di immortalità!?) in 4 periodi fra 0 e 120. Età questa che corrisponde al Maximum Life Span a cui si dovrebbe auspicabilmente arrivare tutti e in discrete condizioni (per poi morire in modo naturale). Resta la disputa e la difficoltà per comprendere quanto è fisiologico e quanto patologico con l’avanzare dell’età. Sono classici gli studi gerontologici, ben sintetizzati dal fondatore della Geriatria italiana Francesco M. Antonini, sulle varie curve di sopravvivenza e di longevità in relazione ai diversi mestieri (manuali, intellettuali e artistici) e scelte di vita (entro i due condizionamenti genetici e ambientali).

Ci sono oggi strumenti predittivi e di indagine epidemiologica e clinica. La storia ci offre un’infinità di casi ed esperienze. Non sapremo mai perché Pascal è morto a 39 anni (e se Cartesio è deceduto per polmonite da levatacce alle 5 di mattino, al freddo per far lezione alla regina Cristina di Svezia o se per avvelenamento da arsenico somministrato da qualche zelante, o fanatico, o invidioso). E’ più intuibile (e ricostruibile) perché la vita avventurosa ed iperattiva di Che Guevara si è spenta a 39 anni, mentre quella più comoda e burocratica di Fidel Castro sia durata fino a 90 anni. Restano per l’invecchiamento - normale o patologico - un’infinità di fattori psicosomatici e di componenti endogene ed esogene. Un “pacemaker” è probabilmente il cervello

(nelle interazioni con la mente delineate fin dagli anni ’70 dalle celebri ricerche di John Eccles).

I LINK DEI PRECEDENTI INTERVENTI:

- https://www.ilpiacenza.it/eventi/salute-mentale-sul-posto-di-lavoro-ansia-e-depressione-- sono-i-disturbi-principali.html

- https://www.ilpiacenza.it/cultura/il-disagio-psicologico-nel-contesto-lavorativo.html

- https://www.ilpiacenza.it/cultura/nelle-cellule-i-meccanismi-della-longevita-stress-e-correlazioni-neuroendocrine.html

- https://www.ilpiacenza.it/cultura/gli-accorgimenti-da-adottare-per-la-tutela-della-salute-mentale-nell-ambiente-di-lavoro.html

https://www.ilpiacenza.it/cultura/il-lavoro-puo-aiutare-o-nuocere-alla-salute-mentale.html

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