Le novità nella terapia farmacologica della malattia di Parkinson

Dal convegno in Fondazione organizzato dalla Società Medico–chirurgica l’intervento del professor Manfredi Saginario

FOTO DI ALESSANDRO BERSANI

Nella giornata nazionale dedicata alla sensibilizzazione della conoscenza sul morbo di Parkinson, l’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano ha  ospitato il convegno di studio promosso dalla Società Medico –chirurgica con l’intervento di medici che seguono in particolare i disturbi del movimento conseguenti la malattia di Parkinson. Alla panoramica già pubblicata:

https://www.ilpiacenza.it/cultura/parkinson-guidotti-il-sostegno-dei-familiari-e-importante-tanto-quanto-i-farmaci.html

segue ora la sintesi dell’intervento del prof. Manfredi Saginario, Psichiatra, Psicoterapeuta, Primario emerito di Neurologia Università di Parma. Direttore Scientifico Fondazione Don Gnocchi.

Nella malattia di Parkinson, si studia sempre per combattere il processo degenerativo e dalla sperimentazione clinica, arrivano nuovi farmaci. All'approccio al malato parkinsoniano, al trattamento standardizzato, si perseguono  tappe  e risultati, in qualche misura commisurate alle condizioni del paziente (età, durata e gravità della malattia, trattamenti in atto) e comprende diversi momenti, con intervento congiunto di altre strategie operative:  psicologiche, sociali, dietetiche e  FKT (Fisiokinesiterapia).

Purtroppo, questi aspetti alternativi d’appoggio, non vengono solitamente considerati sul piano clinico, mentre a Parma, sono adeguatamente valorizzati da parte dell’Unione Parkinsoniani e dello Sportello Parkinson, che si fonda su visite plurispecialistiche.

Vi è sempre stato un notevole interesse su queste terapie alterative d’appoggio, ma non sempre vengono svolte; si tratta di: vitamina B12, folati, citicolina e vitamina D3.

La terapia classica, rispetta alcune regole per avere la migliore gestione della malattia ed i migliori risultati  farmacologici, sia come tolleranza che come effetti terapeutici.  Deve anche prendere in considerazione l‘età del paziente come pure la sua professione e il suo ruolo, la durata, la posologia, le azioni collaterali e le modalità  di somministrazione dei farmaci impiegati.

Non disponiamo di un soddisfacente armamentario farmacologico; sta al medico ed al paziente, in uno spirito di collaborazione (che come prima regola,  nelle fasi delicate richiede, e noi, con l’Unione Parkinsoniani, cerchiamo di fare allo Sportello Parkinson, dove sono operanti ben  tre neurologi parkinsonologi alle esigenze degli ammalati, con visite più ravvicinate).  In altre strutture, non sempre è possibile realizzare questa alleanza, per il carico degli ammalati, ma soprattutto, perché il tempo dell’attività ambulatoriale a disposizione del neurologo ospedaliero o universitario, non consente visite ravvicinate, e anche le visite periodiche, sono purtroppo distanziate nel tempo.

L’aspetto importante della terapia cui tutti si stanno adeguando è quello di evitare i picchi (azione pulsatile), ma di favorire l’azione tonica (continua) sul recettore dei farmaci antiparkinsoniani usati.

Altro aspetto da rispettare è di usare la dopamina con parsimonia, specie nelle fasi iniziali, dove disponiamo di altri farmaci, in grado di aumentare la biodisponibilità della dopa, (pur rimanendo la dopa sempre il farmaco aureo) o di sostituirsi ad essa.

LE NOVITÀ DALLA LETTERATURA MONDIALE NEL CAMPO FARMACOLOGICO

Il maggiore obbiettivo della Ricerca è la scoperta di farmaci che modificano il decorso clinico. L'impiego del salbulatamolo, farmaco classicamente antiasmatico, ha dimostrato la possibilità di ridurre il rischio di Parkinson (studio pubblicato su Science e basato su oltre 100 milioni di prescrizioni). Per i ricercatori dell’Università di Israele e di Bergen (Norvegia), il Parkinson compare nel 0,1% delle persone che non usano il farmaco, rispetto allo 0,04 dei soggetti che l’hanno usato anche per poche volte. In un altro campo, si continua a studiare preparati che possono sostenere i valori dell’acido urico o suoi derivati che hanno azione favorevole sul Parkisnon, con valori che si collocano sempre nel range.

Il farmaco più vicino all’immissione al pubblico (vi è già in altri paesi) è l’opicapone che è stato approvato dall’EMA. Riduzione prolungata ed omogenea; unica somministrazione serale (1 ora prima o dopo la dose di dopa); il farmaco è sicuro e ben tollerato, inibitore dell'ortometilazione, preservando la sopravvivenza della dopamina come la COMT. Non  provoca disturbi epatici, né diarrea, non colora le urine e non viene escreto per via renale.

E’ iniziata una battaglia di prevenzione “battaglia anticorpale”, costituita dal MEDI 1341, un anticorpo che blocca la formazione di sinucleina, con minore interazione con i meccanismi immunologici, dando così migliore profilo di efficacia e di sicurezza. A MEDI 1341, si aggiunge sempre come anticorpo monoclonale ricombinante RIIB054: è stato inserito il gene dell’alfasinucleina in un organismo monocellulare. E’ in corso di sviluppo lo studio del vaccino PD01A (azienda Affiris) nel Parkinson e nella MSA (Atrofia del Sistema Multiplo). Vi sono progressi per la diagnosi precoce.

Per la ricerca dell’alfasinucleina a livello intestinale vi è una ipotesi interessante. Sono stati studiati la composizione della flora intestinale e si è visto che vi sono diverse composizioni della flora in diverse malattie (gambe senza riposo e Parkinson hanno lo stesso microbioma). Si sta rafforzando sempre più l’ipotesi di migliorare la flora intestinale per una terapia preventiva del Parkinson che si concreta nella stipsi che è un segno premotorio classico. Sul rapporto intestino - cervello e batteri vi sono rapporti sempre più convincenti parlando di esso, come secondo cervello. E’ già realizzato il test salivare (anche le ghiandole salivari sono colpite precocemente), praticato dai collaboratori del prof. Berardelli a Roma.

Il miglioramento dei farmaci esistenti riguarda l’Amantadina, che ha la proprietà, fra l’altro, di ridurre i disturbi del movimento, caratterizzati da movimenti muscolari involontari (discinesie). L’Amantadina (Cogrovi) a rilascio prolungato (Università di  Kansas) è, l’unico farmaco che riduce anche le discinesie. Sono stati visti i suoi benefici effetti, cioè senza complicanze, senza provocare discinesie e come fanno altri prodotti impiegati (Rajesh Pahvyk), per la sindrome tardiva da trattamento protratto con levodopa. Il prodotto di amantadina a rilascio prolungato - monodose e monosomministrazione giornaliera - riduce il numero delle pillole da assumere ed evita i picchi che sono responsabili di alcuni effetti collaterali che danneggiano il funzionamento delle strutture extrapiramidali.

CELLULE STAMINALI. In Giappone, con l’uso di cellule pluripotenti (iPS) sono state obbligate a divenire dopaminergiche (articolo apparso su Nature). Le cellule staminali usate sono del sangue e della pelle di individui, sia Parkinsoniani che sani. Nelle scimmie nello spazio di 2 anni sono stati osservati  netti miglioramenti. Cellule pluripotenti iPS sono equivalenti alle cellule staminali. Inizio del loro impiego il prossimo anno.

TRAPIANTI. Sono in fase sperimentale i trapianti effettuati in animali  di laboratorio sotto forma di frammenti solidi o sospensione di cellule mesenefaliche.

TEST PER LA DIAGNOSI PRECOCE. Le novità più recenti riguardano: test per la diagnosi precoce, con ricerca dell’alfasinucleina e del microbioma intestinale. L'Alfasinucleina si lega a lipidi, molecole di grasso e ricercatori israeliani hanno usato un kit che sfrutta questo attacco con lipidi da parte dell’alfasinucleina e stanno ricercandone la positività con lavoratori, ad esempio, ad alto rischio: agricoltori e in tutti coloro che usano insetticidi, pesticidi etc. con un KIT in fase di perfezionamento.

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