Liegi, ex città anonima che con investimenti giusti è diventata un centro turistico

Una città che fa e capire come nessuna creazione dello spirito umano è avulsa dal contesto che l’ha generata e che di contro condiziona

Il piacentino Carmelo Sciascia a Liegi

È un dato storico che Alessandro Farnese andò nei paesi bassi nella seconda metà del 500  a combattere in nome e per conto di suo zio Filippo II di Spagna. Così come è certo che si rese famoso per la riconquista della città belga di Anversa, dove mostrò le sue migliori doti militari e di comando. Non so, ma mi piace immaginare che sia stato anche a Liegi, città da me visitata in questi giorni, per rapporti parentali: espresso invito del cugino Salvatore. Rapporti parentali – conoscenza di cugini mai incontrati prima - che mi hanno dato modo di visitare una delle più belle mostre che si siano tenute quest’anno in Europa. La mostra, tuttora in corso e che si tiene fino a gennaio dell’anno venturo, è stata organizzata a La Boverie, edificio che fu sede dell’esposizione universale del 1905, il moderno museo di Liegi, centro espositivo lambito dalla Mosa e collegato alla città da un moderno ponte, in legno ed acciaio. Una struttura leggera, così come la stazione ferroviaria, la gare des Guillemins  realizzata dallo spagnolo Santiago Calatrava: una astronave poggiata dolcemente al suolo che avvolge la città. Una struttura comunque leggera nonostante l’imponente area occupata e la frenetica attività di trasporto che assolve. È interessante il collegamento tra i diversi saperi, che si è verificato per la nascita di questa mostra. La scrittura, la storia, la pittura.
Un libro: 21 rue La Boétie di Anne Sinclair, che parla di suo nonno Paul Rosenberg, il più grande mercante d’arte del novecento. Due i temi storici, la nascita dell’arte moderna e lo spostamento come punto di riferimento dell’arte mondiale da Parigi a New York. 
Quali le opere esposte? Tutte quelle degli amici di Paul Rosenberg di cui fu egli stesso agente: Picasso, Braque, Matisse, Legér, ma non mancano Cezanne, Chagall, Gauguin, Kokoschka, il belga Ensor ed altri.


Una mostra che sta ad indicarci come nulla al mondo è indipendente, nel senso latino di assoluto - ab solutus (sciolto da) – e quindi, come tutto si lega nel divenire della storia, è immerso nella storia.  C’è un film  “il treno”, film del ‘64 con Burt Lancaster che descrive il tentato trasporto delle opere d’arte da Parigi in Germania, tentato vent’anni prima, nel 1944. Ebbene anche questo film può dirsi parte integrante dell’esposizione di questi quadri, visto che molti di essi erano considerati arte degenerata, salvati solo perché  potevano essere scambiati per oro, secondo una furba intuizione di un ufficiale tedesco. 


Liegi era stata sopranominata città “ardente” per la presenza di numerosi altiforni che alimentavano gli impianti siderurgici, era stata anche la capitale di uno dei tre bacini minerari carboniferi della Vallonia. Come tale era considerata una città di passaggio, poco attraente dal punto di vista turistico. È oggi un esempio di come giusti investimenti hanno trasformato una città anonima in un centro turistico e culturale. Torniamo alla storia della città e dei dintorni. A poche decine di chilometri Blegny-Mine è stata riconosciuta dall’Unesco patrimonio dell’umanità. È una miniera di carbone, visitabile e per questo drammatica. Miniera di carbone che ci fa ricordare il sacrificio di tantissimi italiani venduti alle società di estrazione del carbone. Era stato siglato un accordo il 20 giugno del 46 dove si stabiliva che l’Italia avrebbe inviato 50.000 unità lavorative sotto i 35 anni, ed il Belgio in cambio, avrebbe dato carbone all’Italia. Accordo che fu messo in discussione solo dopo la tragedia di Marcinelle, dove morirono nel 1956,  262 persone in gran parte minatori italiani. Da ricordare come in  un altro bacino minerario, quello dell’Hainaut, già nel 1880 un certo  predicatore, preso dal suo fervore religioso, un certo Van Gogh aveva vissuto con e tra i minatori belgi. È in quella casa, visitabile a Cuesmes, che diventa il predicatore Van Gogh il pittore Vincent. Ancora un richiamo geografico, grazie alla pittura, di una località belga.


Volevo parlare di una mostra di pittura che si tiene a La Boverie in quel di Liegi, e mi sono accorto di avere divagato parlando di una intera città, anzi di tante località  del Belgio e di tanti eventi ad esso collegati.  Sarò uscito fuori tema? Non credo proprio! Un evento culturale è tale se riesce proprio a creare collegamenti, rimandi, a fare capire come nessuna creazione  dello spirito umano è avulsa dal resto, da un contesto che l’ha generata e che di contro condiziona. Ho comunque parlato semplicemente di una mostra; una mostra che è stata ispirata da una storia vera, una storia di ricordi familiari quali quelli descritti da Anne Sinclair nel suo libro “21 rue La Boétie”.
Una mostra che ha per titolo: “Picasso, Matisse, Braque, Léger…” e  scusate se è poco.


Poco sarebbe stato comunque se non avessimo parlato di Liegi, la città che ospita la mostra, della sua storia, della sua architettura, dell’economia della Vallonia, di cinema, di libri e di ricordi….non solo quelli di Anne Sinclair, ma anche dei miei che in quelle terre sono nato e dei ricordi di tanti italiani,  che in quelle terre hanno lavorato duramente ed ancora oggi vi abitano. 

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