menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
La copertina del libro

La copertina del libro

Malinconia consapevole e amata: "Il gioco dei gabbiani", il nuovo libro di Gianantonio Ranza

Dalla luce piena e avvolgente a una malinconia dolce e consapevole. Questa l'evoluzione di Gianantonio Ranza nel suo ultimo libro "Il gioco del gabbiani" (Lir, 2015). Se nella penultima pubblicazione, "Di luce e d'aria" (2014) il filo rosso era la forza vivificatrice della luce, qui invece a dominare è una sorta di penombra malinconica di consapevolezza di una vita arrivata al culmine e quindi destinata inevitabilmente a terminare: "Lascian la vita deboli àncore i ricordi. E' sempre l'inettitudine degli anni. Mosche mai pronte a cader nella oscura rete dei rimpianti" (pag.107). 

Ed è proprio quando si diventa più grandi che si fanno i conti con tutto quello che ci siamo lasciati alle spalle e che ci ha reso come siamo, da foglie verdi e forti di un albero si passa a essere radici ferme e sicure pronte a tirare le somme di tutta una vita e Ranza lo fa in cinquantatrè poesie forti e delicate. L'autore propone e non descrive: flash di situazioni che riaffiorano nella mente e si palesano nello sguardo e di conseguenza negli oggetti che ci circondano. 

Elementi naturali e animali vengono penetrati dal velo di malinconia che è ormai nei pensieri dell'autore che però lascia il lettore libero di catturare le emozioni che vengono suscitate, lancia ponti e sensazioni che si concretizzano in metafore soffici e universali. E così si passa dai ricordi dell'infanzia, dai giochi di bambino che strappano un sorriso e uno sguardo incantato: "Biciclette rosse e azzurre su tre ruote e palle per infinite sfide che sgusciavano via fallibili e curiose. Allora quando i gatti calzavano gli stivali e i topi diventavano cavalli e fate volavano nell'aria. Rammenti? Era l'infanzia nostra e delle cose" (pag.59), al ricordo della propria madre: "E rivedrò come in lontani giorni il tuo sorriso e la chioma bionda e ancora ti avrò accanto oltre le attese tenera e chiara in un abbraccio vuoto" (pag.45). 

E poi c'è lei, Laura, l'amatissima compagna di una vita piena, protagonista di tante liriche come in questa che ricorda "Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale (1967) di Eugenio Montale: "Abbiamo percorso insieme mille strade brevi come un sospiro, lunghe come fiumi. Gemme di primavera erano i nostri passi. La tua mano chiusa nella mia un nido per un passero felice..." (pag.37).

Come il volo di un gabbiano, animale molto amato da Ranza, si passa dalla tristezza cupa e rassegnata ("Non cercare altri luoghi. Non chiedere a chi non ode. Sono le voci di dentro che in questa notte come faville salgono al cuore") alla preghiera a pagina 105: "Ha sete di vita l'anima mia Signore. Come un campo di neve che scalda il primo sole. E discioglie e sembra tutto lacrime di gioia", che dimostra che mai niente è perduto e finito, ma che testimonia la continua e perpetua speranza dell'autore nella vita e nel tempo. 

Il libro si può acquistare alla libreria Romagnosi di Piacenza e l'intero ricavato sarà devoluto in beneficenza. 

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
  • Cronaca

    Case di riposo, quaranta ospiti in tutto il Piacentino rifiutano il vaccino

  • Cronaca

    In futuro vaccinazioni anche a Bobbio e a Bettola

Torna su

Canali

IlPiacenza è in caricamento