«Contro le fake news in medicina serve una "vigilanza democratica"»

Il giornalista televisivo Michele Mirabella, conduttore dello storico programma di salute e benessere della trasmissione televisiva Elisir, all’incontro sul tema dell’affidabilità dei messaggi pubblicitari in Fondazione

Michele Mirabella

«Contro le fake news in medicina, ma anche per numerosi altri settori, occorre una vera e propria "vigilanza democratica". E’ un problema rilevante se il capo dello Stato è dovuto intervenire (vaccinazioni) per mettere in guardia da notizie false in tema di salute». Lo ha sottolineato il giornalista televisivo Michele Mirabella, conduttore dello storico programma di salute e benessere della trasmissione televisiva Elisir, intervenendo all’incontro organizzato dall’Ordine dei Medici di Piacenza, con l’Ordine Provinciale dei Medici Veterinari e la Società Bio-Giuridica Piacentina, sul tema dell’affidabilità dei messaggi pubblicitari, mediatici e autoreferenziali in tema di salute pubblica e privata che si è svolto all'Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano.

Il convegno è stato preceduto dal saluto del Presidente della Fondazione Mssimo Toscani («la rete è “democratica”, ma fino a che punto? Attenzione agli eccessi»), del sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri  («attenzione verso i giovani che si affidano alla rete») e del direttore generale dell’Asl Luca Baldino («bisogna comunicare la percentuale di rischio con una informazione corretta e comprensibile»). Quindi il presidente dell’Ordine dei Veterinari Medardo Cammi ha ribadito che ciò che dicono i professionisti «è dettato da scienza e coscienza ed è frutto di un lungo percorso di studi e di costante aggiornamento», un concetto condiviso dal presidente dei Medici Augusto Pagani.

Mirabella che aveva il compito di coordinare gli interventi sul tema dell'affidabilità delle informazioni ricavabili dai mezzi di informazione di Alberto Martini, Direttore scientifico dell'Istituto Gaslini di Genova, di Marco Delledonne, direttore programma sicurezza alimentare Ausl Piacenza, e del Mario D’Onofrio, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Alessandria, ha sostenuto che il ruolo dei divulgatori scientifici è utile per avvicinare i 'profani' alla scienza e alla medicina, supportando i medici, «ma i giornalisti  sono solo dei mediatori e far conoscere è un’attività seria ed importante dove però devono parlare i veri esperti».

A parere di Mirabella «siamo ormai in una società “pulviscolare”, dove la gestione individuale potenziale produce informazione, spesso fake news, ovvero “puttanate” che in sé non sono tali fin che non entrano nel sistema. Ma una vera notizia non deve sfuggire dalle competenze, soprattutto mediche». «Bisogna essere - ha sostenuto Mirabella ricordando Odisseo - naviganti accorti e ci sono responsabilità anche degli utenti. La cultura è un giacimento naturale dei saperi su cui bisogna attuare una vigilanza democratica. La scienza è un campo da esplorare con passione, anche con l'ignoranza, che non è una colpa, ma una condizione umana. Un punto di partenza, in cui ammettere come Socrate di "non sapere", per poi giungere, attraverso un processo maiuetico, come la levatrice, alla conoscenza».  «Il consumatore - ha chiarito Delledonne - non vuole rischi ma anche mangiare in modo improprio può far male, pur con alimenti sani. Bisogna dunque capire ciò che è giusto, ciò che possa potenzialmente succedere. C’è dunque scarsità di informazione per i cittadini, in un sistema alimentare, quello italiano, tra i più sicuri al mondo, ma sovente c’è difformità nei comportamenti delle diverse Asl e quindi dovrebbe essere compito del Ministero quello di dare informazione univoca sui rischi».

E ancora: «Non bisogna dunque negare, ma dare il giusto peso alle notizie, evitando inutili allarmi, senza ingigantire i problemi come si è fatto ultimamente per una partita di uova contaminate con insetticida, rivelatasi un problema facilmente risolvibile ma che è il segnale dell’attenzione e della vigilanza dei controlli, ma anche di come troppo spesso si sopravvalutino le notizie».

Per Martini ci sono precise metodiche di studio che possono garantire se una cosa è vera o falsa, ovvero il metodo scientifico che ha tutti gli strumenti per dimostrare o meno le ipotesi e per evitare disinformazioni. «Ci sono responsabilità penali - ha chiarito D’Onofrio - per l’uso improprio di internet. Le truffe on line sono sempre più frequenti e gli accertamenti sono difficoltosi, perché internet non è né un luogo né uno spazio, e molti siti sono all’estero. Gli intermediari difficilmente possono imporre regole, anche perché ci sono in gioco valori costituzionali collegati alla libertà degli individui. Per i controlli si utilizza la Polizia postale che ha una competenza specifica per i reati informatici».

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