Nel libro di Adriano Vignola “Leggende della terra piacentina” l’ultimo saggio della prof. Artocchini

La scomparsa di Carmen Artocchini. Nel libro di Vignola il suo ultimo contributo al folclore della nostra provincia. Lo riprendiamo in gran parte per gentile concessione dell’editore Romano Gobbi

Scrittrice, ricercatrice storica, giornalista pubblicista. Studiosa, profonda e affidabile conoscitrice delle tradizioni e del folclore piacentino al punto che gli operatori della Biblioteca comunale Passerini Landi, prima di dare indicazioni agli utenti su castelli, sulle tradizioni, sui cibi piacentini e sul folclore locale in genere, privilegiano,alle indicazioni dei motori di ricerca digitale, il nome carismatico “l’Artocchini”, con la specifica del colore della collana editoriale; ad esempio “l’Artocchini verde” per i libri sul folclore. Proprio oggi Carmen doveva essere accanto all’autore in Biblioteca per presentare “leggende della terra piacentina” di Adriano Vignola, Lir edizioni.

“La professoressa Carmen Artocchini, ha annunciato alla folta platea la dott. Daniela Morscia,è mancata stamattina, la notizia ci ha lasciati sgomenti, perché l’Artocchini oltre che amica della Biblioteca era un’autorevolissima scrittrice, tante sono le sue opere periodicamente consultate; di recentela Banca di Piacenza a Palazzo Galli aveva reso omaggio all’insegnante e alla studiosa; il suo valore di ricercatrice è stato notevole; quella di oggi è una grande perdita per la città di Piacenza. Era donna molto forte e andiamo avanti cercando di seguire il suo esempio”.

E proprio il libro di Vignola presenta il saggio introduttivo che segna l’ultimo contributo di Carmen Artocchini al folclore della nostra provincia. Lo riprendiamo in gran parte per gentile concessione dell’editore Romano Gobbi:

"Leggenda - spiega il nuovo dizionario Zingarelli - èracconto tradizionale dove tiene luogo di verità storica la particolare opinione o credenza" e anche "evento storico deformato dalla fantasia popolare". La leggenda é dunque diversa dagli altri generi - saga,favola, racconto, episodio, etc. - che costituiscono il patrimonio narrativo popolare. Infatti - ad esempio - mentre nella fiaba tutti gli elementi - maghi, streghe, fate, animali, a volte l'ambiente stesso - sono irreali, nella leggenda esiste un fondo di verità "creduta o effettiva" relativa ad un personaggio, un luogo, un avvenimento, a qualcosa di meraviglioso o di terribile che ha colpito l'immaginazione della gente, la quale, vedendola sotto una particolare e personale angolazione, l'ha trasfigurata con la fantasia. Passando poi di generazione in generazione - per qualcosa che si è perduto o aggiunto - il racconto, a distanza di secoli rimane talmente trasformato da risultareun ingrandimento ideale della realtà.

Tra i vari tipi di leggende, alcune arrivano a noi dal lontano passato attraverso le cronache coeve o la tradizione orale; altre, che appartengono a tempi più recenti, sono spesso frutto della inventiva di un anonimo fabulatore, il quale, pur rispettando le caratteristiche del patrimonio popolare, ha dato una versione del tutto soggettiva su persone, avvenimenti ed altro. Infatti argomento delle leggende non sono soltanto celebrità, luoghi, animali, ma anche foreste, fiumi, laghi, castelli e (questi dettati dalla pietà popolare) anche Santi tant'é che, per la loro conoscenza critica, è nata una disciplina particolare: l'agiografia. Così è stato anche per Piacenza, le cui prime leggende sono imperniate sulla vita di vescovi vissuti nei primi secoli della cristianizzazione del territorio: S.Antonino, S. Savino, seguiti poi da altri nati nelle epoche successive: S. Colombano, Santa Franca da Vitalta, San Corrado Confalonieri.

Nella scelta delle leggende che ha voluto dedicare all'infanzia, la fantasia e l'arte di Adriano Vignola si sono appuntate soprattutto su S. Colombano, non solo perché protagonista della maggior parte delle tradizioni diffuse nel piacentino, ma anche per l'empatia e l'ammirazione verso questo monaco venuto dall'Irlanda, che ha avuto un ruolo importantissimo nella storia di Bobbio e nella vita religiosa dell'Alto Medioevo e dei secoli successivi.

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Spesso la domanda che molti si pongono è se qualcosa di vero sia alla base della fantasia degli anonimi autori e si deve riconoscere che qualche indizio, sia pur vago, si trova, specie nelle leggende legate ai castelli. Accantonato, per Rocca d'Olgisio, l'episodio del diavolo principe di Montenero, è dato per certo che le giovani Liberata e Faustina vissero davvero in secoli lontani. Ne fanno fede l'agiografia e l'arte; circa la prima disciplina sappiamo che le due sorelle, per potere seguire la vocazione di farsi monache (inizialmente avversate dal padre) di nascosto fuggirono dalla Rocca e attraversato il Po, si rifugiarono in un monastero a Como, città in cui (unitamente a Pianello Val Tidone, Cerreto Guidi e altre località) sono particolarmente venerate.

(...)

In quanto alla rocca di Cagnano (oggi Gropparello), effettivamente nel XIII secolo fu assediata e distrutta dai soldati di un capitano al servizio di Oberto Pallavicino, signore di Piacenza; ma anche se dai documenti coevi compaiono i nomi del Fulgosio e dei Bracciforte, non si trovano accenni alla terribile vendetta di Pietro da Cagnano. Eppure, oggi come oggi, nel castello (restaurato nel corso dei secoli successivi e tornato a nuova e serena vita per merito degli attuali proprietari) di tempo in tempo accadono fatti misteriosi: come l'improvvisa comparsa di fasci di fiori, l'accensione di luci e soprattutto l'apparizione di una eterea figura di giovane donna e di un uomo d'arme, vestiti come nel Medio Evo, che silenziosamente passano nelle stanze dileguandosi attraverso i muri.

Tutto questo lascia perplessi e disorientati, ma non cancella il fascino delle leggende che peraltro vanno accettate così come sono state tramandate e, sotto un certo aspetto, servono ad illuminare e ad accrescere la curiosità su lontane epoche o ad aumentare ed enfatizzare il fascino dei luoghi e di personaggi della nostra terra.

Carmen Artocchini

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