Non tramonta la fascinazione dei giapponesi verso l’Italia

Conversazione dell’ambasciatore Giorgi che ha ripercorso la storia dei 150 anni delle relazioni Italia-Giappone

FOTO DI ALESSANDRO BERSANI

“L’orgoglio e la passione sono i due momenti fondamentali di chi ha scelto il mio mestiere”. Così il piacentino Domenico Giorgi, sino allo scorso anno a capo della sede dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo, ha concluso a Palazzo Galli della Banca di Piacenza, una conversazione ricca di preziosità e ricordi.  L’ospite è stato accolto dall’avv. Corrado Sforza Fogliani che ha letto anche una lettera di saluto del Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri. Nella gremita platea anche il sindaco di Piacenza avv. Patrizia Barbieri e autorità militari.  

Con linguaggio scorrevole e terminologie semplici, il dottor Giorgi ha ripercorso la storia dell’ambasciata di Tokio che lo scorso anno ha festeggiato il 150esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone. I rapporti ufficiali sono iniziati il 27 Maggio 1866 con l’arrivo della pirocorvetta militare italiana “Magenta” nel porto di Yokohama; la nave lunga 70 metri e con 400 persone a bordo, aveva anche scopi scientifici. Nel 1872 la sede diplomatica fu definitivamente fissata a Tokio e nei successivi trent’anni gli edifici furono ampliati, pur se ripetutamente danneggiate da incendi e tifoni.

Nel 1922 il Governo Italiano ottenne la proprietà dell’ex Ambasciata dell’Austria-Ungheria, situata a Kioichō, nelle vicinanze del Palazzo Imperiale. Anche questa sede, tuttavia, subì gravi danni a seguito del grande terremoto del 1 settembre 1923, tant’è che l’Italia, cinque anni dopo, acquistò l’ex proprietà del Principe Matsukata, situata nella zona di Mita. Nel corso del secondo conflitto mondiale la Residenza dell’Ambasciatore venne distrutta nel 1945 e gravi danni subirono gli uffici della Cancelleria. Per la ricostruzione si dovettero attendere vent’anni. Un primo piano fu abbozzato nel 1959 dall’architetto Pier Francesco Borghese, in collaborazione con l’architetto giapponese Masachika Murata. Il progetto fu approvato nel 1963 e i lavori furono terminati nell’aprile del 1965 con un risultato eccellente, in linea con le tendenze estetiche del Giappone, fusione di minimalismo giapponese e razionalismo italiano: grandi spazi, compenetrazione tra natura e interni; gli arredi mettono in mostra il meglio dell’arte contemporanea degli anni Sessanta.

I Giapponesi hanno una grande stima per l’Italia. Politicamente siamo stati dalla stessa parte nella prima guerra mondiale, poi entrambi abbiamo conosciuto una crisi politica dalla quale sono usciti regimi autoritari. Alla guerra, andata assai male per tutti e due, è seguita la ricostruzione, il boom economico e la successiva crisi per problemi di denalità e di deflazione da cui i due paesi faticano ad uscire. In sostanza un percorso simile con denominatore un patrimonio storico parallelo pur tra grandi differenze; una è clamorosa: tanto gli italiani sono individualisti, tanto più i giapponesi hanno il senso della comunità; l’individuo infatti non ha alcun valore.  La ragione più forte della vecchia amicizia tra i due popoli risiede nella nostra cultura di cui i giapponesi hanno un enorme apprezzamento.  Leonardo e Michelangelo sono studiati nelle loro scuole elementari.  Per Il Belpaese c’è una vera e propria fascinazione; è percepito come la culla della Civiltà Occidentale. Con il Giappone c’è anche un buon rapporto economico.

Il dottor Giorgi ha quindi descritto, la sua stupenda residenza giapponese soffermandosi in particolare sul giardino dell’Ambasciata, uno dei più antichi di Tokio. Il giardino certamente esisteva fin dal XVII secolo e della sua antichità sono testimoni gli alberi secolari. Si tramanda sia stato disegnato dall’abate buddhista Takuan Oshō (1573 – 1645) ed ha conservato la sua tipica struttura giapponese.

LA CARRIERA

Domenico Giorgi, piacentino doc, si è laureato al Cesare Alfieri di Firenze e ha frequentato il Bologna Center della Johns Hopkins University. Entrato in carriera diplomatica nel 1980, ha prestato servizio nell’Ambasciata di Pechino e nelle rappresentanze permanenti presso l’Unione Europea a Bruxelles e presso l’ONU a Ginevra. Nel 1991 è capo-segreteria della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, è poi stato in servizio presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, e per i successivi quattro anni alla Rappresentanza permanente d'Italia presso le Organizzazioni Internazionali in Ginevra, dove è stato confermato come Primo consigliere. Nel triennio 2002/2004 è stato Ambasciatore in Afghanistan e dal 2012 al 2016 ambasciatore a Tokio.

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