Palazzo Galli, la mostra su Ghittoni prosegue

La mostra "Francesco Ghittoni tra Fattori e Morandi", allestita a Palazzo Galli-Banca di Piacenza, a cura di Vittorio Sgarbi con Valeria Poli, non chiuderà, come previsto, domenica 15 gennaio, ma viene prorogata di almeno una settimana

Foto Carlo Mistraletti

La mostra “Francesco Ghittoni tra Fattori e Morandi”, allestita a Palazzo Galli-Banca di Piacenza, a cura di Vittorio Sgarbi con Valeria Poli, non chiuderà, come previsto, domenica 15 gennaio, ma viene prorogata di almeno una settimana. Ne ha data comunicazione il presidente del Comitato esecutivo della Banca, avvocato Corrado Sforza Fogliani, oggi pomeriggio all’evento “Affresco a palazzo Galli, Basilica S. Eufemia, Seminario Vescovile”, in relazione al grande successo di pubblico (in media oltre 200 visite giorno) e critica, che sta accompagnando l’esposizione. Nel corso dell’anno – ha rivelato l’avv. Sforza Fogliani - saranno inoltre allestite due nuove mostre, la prima con disegni preparatori e schizzi di prova di Francesco Ghittoni dei quali la Banca di Piacenza ha acquisito da un collezionista, la seconda con opere di Ghittoni non presenti nell’attualeesposizione. La mostra dal titolo “I nuovi Ghittoni”, presenterà opere di collezionisti piacentini e forestieri, che hanno segnalato il loro interesse a poter esporre i lori quadri.

L’itinerario di oggi, domenica 8 gennaio, ha preso l’avvio da palazzo Galli dove Ghittoni - ha evidenziato la prof. Valeria Poli - affronta il tema della grande decorazione di impegno politico nel solco della tradizione barocca. Dopo aver realizzato il ciclo decorativo a Villa Vegezzi a Turro (1900), la successiva commissione di grande impegno di Ghittoni è la partecipazione al programma iconografico, commissionato dalla Banca Popolare Piacentina, nello scalone e nella galleria al piano nobile del palazzo Galli (1904-1905). Il progetto iconografico, affidato a Francesco Ghittoni, Alfredo Tansini e Ottorino Romagnosi, prende l’avvio dal salone dei depositanti, cuore dell’istituto di credito, con le lunette allegoriche di Romagnosi (Piacenza 1881-Torino 1940), allievo di Ghittoni, dedicate all’Industria, all’Agricoltura, al Commercio e alla Scienza. Ha proseguito nello scalone d’onore occupando una parete con l’Allegoria dell’Agricoltura di Alfredo Tansini (Piacenza, 1872-1918) e con la medaglia della volta, dipinta a tempera grassa da Ghittoni, che celebra l’Allegoria del Commercio e dell’Agricoltura dell’Italia (1905). Nella galleria i classicheggianti ritratti di profilo, entro scudi (clipei) di uomini illustri italiani che hanno portato un significativo contributo nei settori di interesse dell’istituto di credito. 

La medaglia di Ghittoni – ha proseguito la Poli - inserendosi nella tradizione avviata dall’iconologia di Cesare Ripa, presenta il Commercio nelle vesti di Ermes o Mercurio con l’elmo alato e il caduceo, la verga con i serpenti intrecciati, simboli di prosperità e di pace. Il Commercio si allea con la figura femminile simbolo dell’Agricoltura individuabile dal fascio di spighe in grembo. Su tutto trionfa l’Italia ammantata di rosso appoggiata ad un grande scudo crociato. Il percorso è proseguito affrontando invece il tema religioso attraverso due opere emblematiche. Si tratta del martirio di S. Eufemia, nella chiesa omonima, opera realizzata nel 1893 ampiamente criticata per l’adesione ai modi dei Nazareni caratterizzati da purismo e primitivismo.  

Il percorso guidato dalla prof. Poli, si è concluso  nella cappella di S. Opilio del seminario vescovile, per la quale Ghittoni realizza la pala d’altare dedicata a S. Opilio che riceverà le lodi del maestro Bernardino Pollinari. La parola è poi passata al prof. Alessandro Malinverni che ha guidato i presenti alla visita di alcune parti del Seminario.

ALLA MOSTRA ANCHE I DIPINTI DEL FIGLIO OPILIO

La mostra su Francesco Ghittoni (giornalmente visitata da 200 persone circa, per il suo grande interesse), espone – evidenziati da una particolare segnatura – anche alcuni quadri del figlio Opilio. Fra questi il ritratto del fondatore di Libertà Ernesto Prati che richiama fortemente un altro ritratto, già appartenuto a Marcello Prati, fratello dell’Ernesto Prati nipote del Fondatore. Opilio Ghittoni (1890, Pontedell’olio – 1933, Piacenza) studiò all’Istituto Gazzola e fu allievo prima di Stefano Bruzzi, poi del padre. Ottenuta la licenza nel 1911, si dedicò in particolare al ritratto, lavorando, prima della guerra, a Milano, dove eseguì anche copie per il Museo del Castello Sforzesco. Fra i ritratti più riusciti (in gran parte eseguiti da fotografia) – oltre a quello del Fondatore di Libertà – quello grande di suo padre (1928) e quelli dell’ingegner Regalli e di Stefano Bruzzi (1931), conservati presso l’Istituto Gazzola; dell’avv. Emilio Mirra e del dr. Medoro Lupi (Piacenza, Asilo Mirra), dell’ing. Emilio Morandi, del dr. Tellfner, tutti caratterizzati da una pungente resa del vero.

(Foto Carlo Mistraletti) 

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