Parkinson, i percorsi di training sono un aiuto fondamentale

L'Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano ha ospitato il convegno di studio promosso dalla Società Medico Chirurgica con l’intervento di medici che seguono in particolare i disturbi del movimento conseguenti la malattia di Parkinson

Nella giornata nazionale dedicata alla sensibilizzazione della conoscenza sul morbo di Parkinson, l’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano ha  ospitato il convegno di studio promosso dalla Società Medico–chirurgica con l’intervento di medici che seguono in particolare i disturbi del movimento conseguenti la malattia di Parkinson. Alla panoramica generale del dottor Carlo Mistraletti e alle relazioni del professor Manfredi Saginario e della dottoressa Rosanna Cesena e del dottor Antonio Saginario, psichiatra e psicoterapeuta, dirigente Dipartimento Salute Mentale, Ausl Piacenza, facciamo seguire la sintesi dell’intervento della dottoressa Maria Grazia Saginario, psicologa-neuropsicologa presso Sportello Parkinson.

Saginario ha presentato la relazione “Abilità sociali ed assertività nel paziente parkinsoniano”, illustrando il percorso psicologico di social skills training (addestramento sulle abilità sociali) e training assertivo, da lei organizzato con un gruppo di malati parkinsoniani, finalizzato a ridurre la fobia sociale, il grave senso di disagio, di sofferenza, di vergogna, i sentimenti di inferiorità ed inutilità per le limitazioni fisiche provocate dalla malattia e ad aumentare l'autostima, gli interessi motivazionali e le aspettative. 

Ha illustrato i principali stili di comportamento, passivo, aggressivo e assertivo, precisandone le loro specifiche caratteristiche.  Il soggetto passivo adotta comportamenti inibiti, compiacenti, accondiscendenti, conformistici, associati ad una tendenza all’isolamento, ad evitare lo scontro e ad una frequente esitazione ad esprimere i propri desideri ed opinioni. Le affermazioni di sè sono percepite con il timore della ritorsione degli altri. Per questo il soggetto passivo rinuncia ad essere se stesso e prova forti sentimenti di rabbia, uniti a senso di inferiorità e bisogno di dipendenza. E’ frequentemente colpito da depressione e disturbi psicosomatici. 

Il soggetto aggressivo invece adotta comportamenti di svalutazione e prevaricazione sugli altri. La sua ostilità imprevedibile ed impulsiva provoca reazioni di sottomissione, con intensificazione della passività negli altri, oppure conflitti aperti sempre più violenti. Teme costantemente la sconfitta come qualcosa che pregiudichi il suo valore e la sua stessa identità. Negli altri genera posizioni di collera, difesa, vendetta, inibizione.  Afferma e difende i propri diritti o i propri interessi senza rispettare quelli degli altri, prevaricandoli e manipolandoli, alla ricerca di ogni mezzo per il raggiungimento dei propri scopi. Non ascolta e monopolizza la conversazione e utilizza formule assolutizzanti. 

Il soggetto assertivo infine utilizza comportamenti di autoaffermazione dei propri bisogni e diritti, pur riconoscendo quelli altrui. Non si limita solamente a comunicare con efficacia, ma intende promuovere una comunicazione libera: capace di dire “no”, di esprimere le proprie opinioni e gli apprezzamenti, di esporsi in prima persona (con espressioni quali “ritengo, penso, desidero, credo, intendo, mi aspetto…”), di apprezzare le proprie caratteristiche positive. Non vuole avere successo sugli altri, ma insieme agli altri, quindi non svaluta, non soccorre, non domina ma non subisce. Legge i problemi relazionali non come derivati da modi di essere dell’altro, ma da fraintendimenti ed equivoci, per cui adotta un atteggiamento collaborativo e di ascolto, pone domande di chiarimento e chiede spiegazioni. Difende comunque la propria indipendenza di giudizio e la propria dignità. Comunica e si esprime in maniera efficace, diretta, autentica.  Si assume la responsabilità delle sue azioni e delle sue parole. Accetta le critiche costruttive (basate sul comportamento e sulla situazione) mentre rifiuta quelle manipolatorie e svalutanti. Si mette in contatto con le proprie emozioni, utilizza un repertorio ampio di comportamenti. Ha aspettative realistiche e non soccombe in caso di sconfitta. Emotivamente sincero, si rifiuta di fare ciò che non desidera fare. 

Il percorso di training assertivo e di social skill training ha aiutato i soggetti malati, coesi dalla condivisione delle loro difficoltà legate alla malattia di Parkinson, ad adottare un comportamento sociale funzionale ed efficace, a migliorare la conoscenza di se stessi, le abilità interpersonali, la competenza sociale e comunicativa, le capacità di coping, problem-solving e di gestione dei conflitti,  a riconoscere, comunicare e prendere coscienza delle proprie emozioni, a sviluppare capacità empatiche, a soddisfare i bisogni di autorealizzazione, ad acquisire la consapevolezza dei propri diritti personali ed il rispetto verso gli altri, a costruire un’adeguata immagine di sé,  ad aumentare l’auto-stima, gli interessi motivazionali, l’auto-efficacia ed a stabilire le proprie priorità e obiettivi di vita, superando le paure e le inibizioni sociali. 

(fotografie di Alessandro Bersani)

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • San Nicolò, schianto all'incrocio tra un'ambulanza e un'auto: quattro feriti

  • Carla non ce l'ha fatta, il suo alpino Stefano la piange dopo la serenata davanti all'ospedale

  • «Noi facciamo sesso, licenziateci tutte». Il Centro Tice prende posizione sul caso della maestra di Torino

  • Con la caldaia rotta accendono il gas per scaldarsi, famiglia intossicata

  • In auto centra tre vetture in sosta e si ribalta. Illeso

  • Farini, addio al ristoratore Adriano Figoni

Torna su
IlPiacenza è in caricamento