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La mostra fotografica / Stradone Farnese / Stradone Farnese

Piacenza cambia ed è la stessa: quanto è facile ritrovarsi negli occhi di Prospero

Le piene del Po, le manifestazioni, la cronaca, il Piace, le sagre: nelle immagini del fotoreporter piacentino i volti e la storia locale di ieri che somigliano a quelli di oggi. Esposizione prorogata al 30 ottobre

Le sfilate sull’argine per la piena del Po, le mani in pasta delle rasdure reclutate nella sagra, il mercato del sabato mattina in centro, le partite del Piace, la fiera di Sant’Antonino. L’obiettivo è di Prospero Cravedi, il soggetto - principalmente - Piacenza e i piacentini, tutti in bianco e nero, perché gli avvenimenti, la storia, sono quelli degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta.

Non che Prospero Cravedi, classe 1935, pietra miliare del fotogiornalismo locale scomparsa nel 2015, abbia poi smesso; per tanti cittadini e per chiunque abbia iniziato a lavorare in zona come giornalista, anche solo dieci anni fa, è figura extra nota. Dubito che qualcuno di noi sia passato indenne al suo sguardo: almeno una foto scattata da Prospero ce l’abbiamo tutti, ad una conferenza stampa, ad un corteo, magari a un fatto di cronaca. Lui lì presente, con una spalla lievemente inclinata dal peso della macchina fotografica, in una posa che scopro essere sempre stata quella, come racconta una delle immagini esposte nell’ex convento di Santa Chiara, sede della mostra “Prospero Cravedi fotografo. Tempi e volti di una comunità”, prorogata al prossimo 30 ottobre (ingresso gratuito).

                            La mostra Prospero Cravedi fotografo. Tempi e volti di una comunità-2

La selezione delle stampe - l’archivio conta un milione di negativi - è raccolta in sezioni tematiche, dalla politica agli artisti locali, dai delitti alle lotte sindacali. Di fronte al passato di una dimensione conosciuta, anche quando non troppo lontano, spesso vince la percezione di distanza: il paesaggio, le case, gli abiti, l’immancabile folla che assiste e partecipa a quel che accade – quanto ci appare oggi più rada – appartengono al proprio tempo. «Ah guarda com’era».

E se i cambiamenti ci sono ed emergono - non ci vestiamo più così, non c’è più tanta gente in certe occasioni, lì la strada era diversa – le somiglianze paiono di più. E, bene o male che siano, ci inchiodano. I rituali collettivi, gli appuntamenti che immancabilmente ritornano, gli eventi dettati dalla geografia del luogo, le facce – chissà quanti possono riconoscere se stessi, parenti, amici o conoscenti, scomparsi e non, tra esse – mettono a fuoco un’identità, un linguaggio, che non potremmo sentire se a reggerne il filo non fosse il presente. E se qualcuno non li avesse per noi guardati e raccolti.

                              La mostra Prospero Cravedi fotografo. Tempi e volti di una comunità2-2

Si svela così un calendario piacentino perpetuo di cui, forse, solo Prospero Cravedi, dalla sua quotidiana postazione, poteva essere grande e pazientissimo testimone. I suoi clik sono ben più numerosi dei 4mila di Auggie, il protagonista del film “Smoke” che ogni mattina, ore otto, fotografa lo stesso angolo di New York. Prospero invece, nei confini del territorio, nell’avvicendarsi delle cose, si spostava sempre, ma l’immagine che ci rimanda, tra evoluzione del medium e varianti, in fondo è sempre la stessa. E quanto è facile, importante, ritrovare Piacenza e ritrovarsi nei suoi occhi.

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