«Piacenza, una città che non sa essere capitale, con una storia che rimane a volte sotto traccia»

E’ uscito il 17esimo numero de l'Urtiga, Quaderni di cultura piacentina edito dalla Libreria Internazionale Romagnosi e curati da Ippolito Negri in tandem con il comitato di redazione composto da Andrea Bergonzi, Maurizio Cordani, Filippo Lombardi e Luigi Montanari

E’ uscito il 17esimo numero de l’Urtiga, Quaderni di cultura piacentina edito dalla Libreria Internazionale Romagnosi e curati da Ippolito Negri in tandem con il comitato di redazione composto da Andrea Bergonzi, Maurizio Cordani, Filippo Lombardi e Luigi Montanari. Come di consueto le oltre 200 pagine della rivista spaziano a 360 gradi su argomenti legati alla piacentinità: dall’attualità alla storia, dall’arte alle fake news, dalla storia militare alle curiosità, dall’editoria piacentina alle réclame di anni lontani. Si tratta insomma di un fascicolo che se collezionato con regolarità può costituire una vera e propria enciclopedia tematica della nostra provincia. 

Questa dell’Urtiga - ha detto Gian Paolo Bulla nell’ambito della presentazione della rivista nella sede di Biffi Arte – è una bella esperienza, nata da un piccolo gruppo e poi divenuta corale. Insomma, un vero gioco di squadra, con un allenatore non dispotico, un gioco che mira ad un buon risultato. Tra i contributi pubblicati in questo numero, Bulla si è soffermato sulla Cripta celata di Santa Maria di Campagna, aspetto della Piacenza sotterranea della quale si parla da tempo senza però raggiungere ad oggi risultati spendibili. Bisognerebbe quindi investire con studi, sondaggi e soldi. 

Era il 2012 di questi tempi – si legge nell’editoriale - quando alla Libreria Postumia venne presentata, da Luigi Paraboschi, l'idea di creare questa rivista. Ci siamo impegnati a raccontare storia e storie della nostra Piacenza, dei suoi monumenti, delle sue tradizioni. Abbiamo festeggiato il quinto anno di uscita e ce lo siamo lasciato alle spalle. Più o meno abbiamo messo insieme, con tutti gli amici che hanno voluto collaborare, 3600 pagine. Se dovessimo fare una sintesi di tutto quel che abbiamo scritto in tre righe potremmo ricavare questo ritratto: Piacenza è una città di buone tradizioni, ricca di monumenti spesso sottovalutati, con una storia che rimane a volte sotto traccia e che potrebbe avere grandi possibilità se i piacentini fossero meno riservati e fossero più disponibili a mettersi in gioco. Tre righe che in un’ulteriore sintesi ci dicono: una città che non sa essere capitale. Le manca la caratteristica fondamentale: mettersi in mostra, persino pavoneggiarsi, sventolare un drappo colorato perché altri ti seguano. Per questo non può meravigliare se nel confronto che è fatto, di sostanza, ma anche e soprattutto di apparenza e capacità di rappresentazione, non si risulti vincenti. Soprattutto se il vicino di casa sa mettere paillettes e lustrini a tutto quel che fa. 

C'è da chiedersi se in un mondo che sempre più spesso premia ciò che appare (una banale considerazione anche per noi che usiamo, tra i media, quello più vecchio, la carta stampata che è vincente quanto più offre di immagini) non sia arrivato anche per Piacenza il tempo di giocare carte nuove. Ci sono giovani generazioni che avanzano, che cercano spazi nella città e per proporre una diversa immagine della città, ricomponendo una differente catena del DNA piacentino. Forse è arrivato il momento di lasciarli fare...  Alla fine della partecipata presentazione il gradito brindisi con il “Bianco dei Ciliegi” della cantina Paolo Marchesi di Ziano.

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